MotoGP: Ducati-Dovi, da Jerez all’attacco? Il nodo Petrucci-Miller

A Borgo Panigale si è giustamente fatto festa con la colomba pasquale propiziatoria perché il Motomondiale sbarca in Europa con il binomio italiano Dovizioso-Ducati leader in classifica generale.

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Dopo i primi tre round extra europei, da Jerez, su una pista “vera”, la MotoGP metterà in campo i valori reali degli sfidanti al titolo iridato. Qui parliamo di Ducati.

A Borgo Panigale si è giustamente fatto festa con la colomba pasquale propiziatoria perché il Motomondiale sbarca in Europa con il binomio italiano Dovizioso-Ducati leader in classifica generale. 1° Dovi 54 punti, 2° Rossi 51, 3° Rins 49, 4° Marquez 45, 5° Petrucci 30, 6° Miller 29 ecc. Tre Ducati nei primi sei posti parlano da soli, con il Dovi “in fuga” e gli altri due “gregari” di lusso, di supporto, a coprire l’allungo del forlivese. Sono davvero questi i “pesi” reali oggi in MotoGP o questa è una classifica pro tempore “drogata”? Nei primi tre round Dovizioso ha esordito a Losail trionfando in volata su Marquez finendo poi nelle due gare successive terzo e quarto (qui grazie anche alle due cadute di Marquez e di Crutchlow): come dire, un percorso col passo del gambero.

L’altro pilota ufficiale, Petrucci, è reduce da tre sesti posti consecutivi, mai in lotta per il podio (solo a Losail ha contenuto il gap dal vincitore +2,320), poi con distacchi assai pesanti (+13,750 e + 21,476). Miller, sulla Panigale-“privat”, paga lo “zero” del primo round finendo però in risalita con un 4° posto (+12,140) e un 3° posto (+8,454). Il portabandiera del Team Pramac è stato, fin qui, l’unico pilota delle Rosse a migliorare le proprie posizioni di gara in gara. Quindi una situazione solo apparentemente così favorevole a Ducati, come la classifica lascia supporre. Anche perché lo “0” di Marquez nell’ultimo round in Texas, per caduta quando stava dominando la corsa, ha di fatto stravolto la classifica generale.

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Se infatti agli attuali 45 punti del campione del Mondo in carica si aggiungono (virtualmente) i 25 punti di una vittoria mancata per eccesso di zelo – un peccato di… ingordigia! - toccando quota 70, oggi il discorso sarebbe molto diverso. Non certo una partita chiusa, essendo all’inizio del Campionato, ma una conferma dell’aria che tira, con il binomio Marquez-Honda – al netto di eventi extra qual è una caduta – con … mezza marcia in più rispetto agli avversari. Honda ha recuperato il gap del 2018 rispetto a potenza, velocità di punta, accelerazione ecc. e solo il voler “strafare” di Marquez in Texas (crediamo poco alla teoria del “male oscuro” Honda con l’elettronica malandrina causa delle cadute dei piloti della Casa dell’Ala dorata ecc.) ha consentito agli avversari (tutti!) di non essere travolti.


E il 5 maggio c’è Jerez, dove nel 2018 trionfò Marquez con dietro Zarco, Iannone, Petrucci (+8,617), Rossi, Miller, Vinales e il “pasticciaccio” del 18° giro alla curva 6 con il patatrac di una caduta “a domino” fra Dovizioso, Lorenzo, Pedrosa. Ora, è vero che i mondiali si vincono evitando gli “zeri” – anche se il fato non guarda in faccia nessuno e una caduta può capitare a tutti – ma è ancor più vero che con Marquez-Honda (leggermente) favoriti perché oggi più competitivi in pista e con la concorrenza più numerosa e agguerrita a Dovi-Ducati non è concesso vivere di rendita né correre sulla difensiva andando a punti. Chi non vince (spesso) gare non vince questo titolo.

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Anche perché, oltre Marquez, per vincere in gara, il Dovi deve vedersela anche con i “guastafeste” quali, a turno, Rossi, Rins, Crutchlow, Vinales e prima o poi, lo stesso Lorenzo. Infine c’è la questione Petrucci-Miller che, se non guidata con “mano d’acciaio in guanto di velluto” da Borgo Panigale, rischia di debordare in un replay del già visto ai tempi di Dovizioso-Iannone e Dovizioso-Lorenzo. Anzi, peggio. Miller non nasconde le proprie legittime ambizioni insidiando Petrucci con l’obiettivo di sostituirlo nel 2020 quale pilota ufficiale della Rossa. Il pilota ternano ha un contratto di un solo anno con il team Ducati e nelle convulsioni di questa MotoGP show-business, già dopo il bimestre bollente maggio-giugno (ci saranno 4 importanti GP: Jerez e Le Mans, Mugello e Catalunya) ogni occasione diventa buona per aprire e chiudere il mercato-piloti in vista del futuro.

Così, con Petrucci sul crinale, teso a mantenere anche per il 2020 il suo posto di “ufficiale” (perderlo può significare dare l’addio ai sogni di gloria e anche a un portafoglio non disprezzabile) e con Miller che invece punta a scalzarlo, non è detto che gli interessi personali dei due piloti coincidano con quelli della Ducati che gioca tutte le carte con il Dovi. In altre parole, Dovizioso potrebbe trovarsi nella condizione di avere in pista non un importante alleato ma un avversario (o due?) in più. E’ il classico nodo gordiano, da sciogliere. Anche con la spada, emulando Alessandro Magno.

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