Lorenzo-Rossi: 7 a 1! Valentino, da preziosa risorsa a ingombrante zavorra?

A Motegi, nella sua gara capolavoro, Jorge Lorenzo mangia altri quattro punti d’oro a Marc Marquez regalando alla Yamaha il 200° successo nella classe regina proprio in casa Honda mentre Valentino Rossi, due dritti, chiude sesto.

Il mondiale resta così aperto e sarà l’ultimo round di Valencia il 10 novembre ad assegnare il titolo della MotoGP. Stando a quanto si è visto fin qui, Marquez e Lorenzo meritano entrambi il titolo: il primo per come è entrato alla grande nella sua prima stagione in MotoGP, il pilota oggi più talentuoso, in grado di aprire una nuova era del motomondiale; il secondo per maturità e capacità di guida e di gestione in corsa, il pilota oggi più lucido e completo.

Indubbiamente due fuoriclasse che onorano la Spagna e il motociclismo tutto. Entrambi, Marc e Jorge, hanno dimostrato di sapersi guadagnare sul campo i galloni di capitano, mettendo in riga rispettivamente due calibri quali Dani Pedrosa e Valentino Rossi.

Soprattutto in Casa Yamaha, non c’è stata e non c’è storia per capire – a parità di condizioni, con Team e moto sullo stesso piano - a chi spetta l’onore e l’onere della prima guida. I numeri addirittura riflettono solo in parte il pesante divario in pista fra Lorenzo e Rossi, anche se pesano comunque come macigni.

A cominciare dalla classifica generale: Lorenzo, secondo con 305 punti (-18 da Marquez) e Rossi quarto, con 224 punti. Il maiorchino ha colto ben sette grandi vittorie (Qatar, Mugello, Catalogna, Silverstone, Misano, Phillip Island, Motegi) mentre il pesarese si ferma al successo di Assen, dove lo stesso Lorenzo e anche i due hondisti ufficiali gareggiarono con problemi fisici dovuti a cadute.

Lorenzo è andato – vittorie a parte - a podio sei volte (un secondo posto e cinque volte terzo); Rossi – vittoria a parte – è salito sul podio cinque volte (un secondo posto e quattro volte terzo). Entrambi hanno uno zero.

Solo due volte, con entrambi i piloti in pista, Rossi è giunto davanti a Lorenzo: ad Assen e a Laguna Seca. Sempre Valentino ha subito distacchi pesanti o molto pesanti da Jorge: quasi 6 secondi in Qatar, 13 in Usa, 4 a Jerez, oltre 45 a Le Mans, quasi 6 in Catalogna, 11 a Indy, 8 a Brno, 13 a Silverstone, 15 a Misano, 13 ad Aragon, 4 a Sepang, 12 a Phillip Island, 24 a Motegi. E non tocchiamo le qualifiche.

Il verdetto stagionale è durissimo quanto limpido: il 34enne Rossi esce impietosamente sconfitto dal confronto interno con il suo più giovane (26enne) compagno di squadra. Nel 2013 Valentino (a parte Assen) non ha mai fatto da lepre, non ha mai retto il ritmo dei tre big spagnoli, si è anche impasticciato qualche volta con i piloti privati di lusso (Crutchlow, Bradl, Bautista), non è mai stato in grado di “aiutare” Jorge nella sua corsa al titolo e a meno di un miracolo, a Valencia la musica non cambierà.

Nel 2014, di questo passo, per la Yamaha Rossi rischia di passare da preziosa risorsa a ingombrante zavorra.

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