MotoGP, Ducati GP20 per vincere. Ma resta aperta la questione piloti

Con le nuove Ducati GP20 dalla aggressiva livrea svelate ieri a Palazzo Re Enzo in Piazza Maggiore a Bologna si sono aperte le danze delle presentazioni dei Team MotoGP che anticipano una stagione di grande interesse tecnico e agonistico. Sono le regole dettate dal marketing cui il motociclismo show-business si è adeguato da anni, oramai capace di giocare senza alcun timore reverenziale la sua parte da protagonista nello scenario del grande sport internazionale, sullo stesso livello della F1 automobilistica. In particolare, e ieri c’è stata la conferma: la Casa di Borgo Panigale non è certo seconda a nessun’altra nel comunicare il suo forte impegno nelle corse che, come ha detto il Ceo di Ducati Motorsport Claudio Domenicali: “rappresentano il cuore della ricerca e dello sviluppo, un investimento che è un fattore chiave per mantenere la competitività del

Già, la questione pilota, anzi, la questione piloti, è aperta. Lo ha ribadito ieri alla presentazione del Team, papale papale, l’Ing. Gigi Dall’Igna che sa bene che non bastano due piloti affidabili, seri e affiatati quali sono Dovizioso e Petrucci per portare a casa il titolo. Se è vero che è stato Marquez a fare la differenza, serve un Marquez. Un Marquez dal nome Marc. Punto. “Una squadra come Ducati – dice Dall’Igna – è sempre alla ricerca dei migliori piloti possibili. Lo sanno anche i nostri piloti. Dipende anche da loro… mi sembra giusto dare la possibilità di valutarli bene prima di prendere le decisioni per il 2021. Non abbiamo pianificato dei tempi e dei modi con i quali approcciare questo ragionamento. Partiamo e poi vediamo”. Chiaro? Insomma, non siamo lontani dal Ponzio Pilato o, a dirla meglio, siamo in mare aperto, forse di notte. Non aiuta, certo, il meccanismo che oramai vede il mercato piloti aperto agli inizi di stagione e di fatto chiuso assai prima che la stagione termini. E tutti sanno quanto il mercato sia già in fibrillazione in vista 2021, con contratti in scadenza e movimenti eccellenti dati per certo. Comunque è nel “convento” che bisogna scegliere e, a meno di miracoli non annunciati, i nomi papabili sono noti, a cominciare da quelli di Quartararo e di Vinales. Competitività dei mezzi e cifre di ingaggi faranno pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Certo, nodi non facili da sciogliere. Dall’Igna pare più realista del Re ma resta il dubbio su quel che può produrre quanto dice: “Cerchiamo i migliori, Dovizioso e Petrucci lo sanno”. Detta così, nuda e creda, non è come dire che i “migliori” non siano né il Dovi né il Petrux, cioè che sia per prima la Ducati a non credere nei suoi piloti? Fatto sta che si raccoglie quel che si semina. E qui vengono al pettine nodi irrisolti da anni di una gestione piloti non priva di limiti ed errori. Serve una svolta culturale, prima che strategica. Tradotto, vuol dire che serve una politica di gestione piloti che parta dalla base, non dal vertice, con un proprio vivaio di “pulcini”, “galletti”, “giovani leoni” da cui poi pescare il… fenomeno. 2020, stagione di passaggio e di svolta?

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