MotoGP, Rossi punta su Sepang. A Sanremo ci va la fidanzata Francesca Sofia Novello

Anche quando non c’è, Valentino Rossi fa notizia. La conferma viene dal tam-tam mediatico sul Festival di Sanremo dove il Dottore non ci sarà (impegnato nei test MotoGP in Malesia) ma dove debutterà come valletta la sua fidanzata Francesca Sofia Novello


Anche quando non c’è, Valentino Rossi fa notizia. Non è una novità. E l’ennesima conferma viene dal tam-tam mediatico sul prossimo Festival di Sanremo dove il Dottore non ci sarà (impegnato lontano nel primo test stagionale MotoGP in Malesia) ma dove debutterà come valletta (si dice così?...) la sua fidanzata Francesca Sofia Novello. Alla kermesse canora non ci sarà l’asso di Tavullia, ma per giornali e tv è come se ci fosse perché, evidentemente, almeno fin ora, c’è poco altro di cui parlare. Sul Festival e dintorni, noi la chiudiamo qui anche perché, a differenza di altri, non pensiamo che il debutto della Novello nelle sale spumeggianti tra lampadari di cristallo e soffitti affrescati del Teatro dell’Ariston sia fra le priorità negli interessi degli italiani. Altro discorso su Rossi pilota, di cui si può dire tutto ma non prendere atto che da oltre due decenni, che vinca o che perda, è lui che resta al centro (se non altro mediatico) della MotoGP. Il quasi 27enne Marquez è il “Cannibale”, il quasi 21enne Quartararo è l’astro nascente, il quasi 34enne Dovizioso è per tre anni consecutivi il “primo degli sconfitti”, nuovi giovani leoni si affacciano alla ribalta del Circus iridato, cambiano gli avversari nell’avvicendarsi delle stagioni agonistiche, ma Valentino – 41 anni a febbraio e nel 2020 al suo 25esimo anno di Motomondiale- resta l’emblema della MotoGP, anche se non vince una gara iridata da oltre due anni e un mondiale da dieci.

Dire che Rossi (9 mondiali vinti, 402 gare disputate, 115 gare vinte) punta a vincere corse e mondiale è una banalità perché questo è l’obiettivo di ogni pilota, da sempre. Altrimenti starebbero tutti a casa. Fatto sta, che se dovesse andare proprio male, ad esempio finire dietro gli altri piloti Yamaha e comunque non essere costantemente in lotta per il podio in gara e in campionato, calando anche le motivazioni, “andare a casa” diventa per Valentino lo sbocco obbligato a fine 2020. Insomma, non si corre a quei livelli solo perché ci si “diverte”. E non bastano una giornata di grazia per salvare un campionato grigio, né il calore e la spinta dei fan per continuare. Si corre se si è motivati, se ci si sente competitivi e, soprattutto, se quelle sensazioni di competitività sono poi tradotte in risultati, dal cronometro nel giro secco, e dalle classifiche finali. Nel motociclismo tutto può sempre accadere. Ecco perché l’obiettivo vero di Rossi, al di là delle dichiarazioni di comodo, resta uno solo: il titolo iridato numero dieci. E’ questa la motivazione di fondo per cui Rossi corre ancora in MotoGP chiedendo a se stesso, alla sua squadra, alla Yamaha tutto il possibile, anzi l’impossibile per raggiungere l’agognatissima meta. Il decimo titolo nulla toglie e nulla aggiunge a quanto Valentino ha fin qui fatto. Ovvio. Ma la molla che lo spinge a buttarsi ancora nella mischia è questa. Per Rossi, il 2020 oramai alle porte non può partire sottotono né tanto meno accampando scuse se i risultati non dovessero arrivare, addirittura sin dai primi test. In quel caso – al di là dei bla-bla e delle questioni contrattuali – il “dopo” si rabbuierebbe, fino a non trovare più la via d’uscita. Battersi al vertice e tornare a vincere, altro obiettivo non può esserci per Valentino. Per il Dottore è dunque l’ultima occasione come pilota ufficiale in MotoGP? Sì.

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