MotoGP Aragon: Dovi-Ducati in “confusione”?

Dovizioso, alla vigilia di Aragon dichiarazioni poco rassicuranti: cartina del tornasole dell’aria che tira a Borgo Panigale e dintorni?

Vale sempre l’antico adagio: “Chi s’accontenta gode” anche se le dichiarazioni dell’Ad Ducati Claudio Domenicali che dopo Misano vede il bicchiere mezzo pieno: “Marquez è un fenomeno che fa un altro sport, ma dietro al Dovi ci sono 20 piloti” sembrano fatte apposta per scaricare le responsabilità sul pilota (sui piloti) per l’obiettivo del titolo iridato MotoGP mancato anche quest’anno. Non torniamo qui ad analizzare una stagione della Rossa tutt’altro che esaltante – sarebbe come rigirare il chiodo su ferite aperte – ma, al di là della mezza debacle di Misano – proprio alla vigilia di Aragon arrivano le dichiarazioni di Dovizioso, poco rassicuranti per non dire peggio, una cartina del tornasole dell’aria che tira a Borgo Panigale e dintorni. Per la prima volta, invece di usare il “classico” e consueto “pluralis maiestatis” con il “noi” al posto dell’”io”, il Dovi addirittura scantona con un “loro” che pare segnare un solco fra pilota e Casa rispetto al futuro. Alla domanda sulla situazione a Borgo Panigale l’asso forlivese, come fosse in tribunale, glissa: “Niente da dire” e sul futuro Ducati addirittura pare ostentare un inusuale distacco: “Stanno pensando alla prossima stagione” come se la questione non lo riguardasse. Non bastasse, dopo un cenno sul compagno di squadra Petrucci “sottotono”, rispetto ad Aragon il Dovi si aspetta una corsa con “un gruppo grande” e, come rassegnato aggiunge: “sarà difficile stare nei primi dieci”.

Pretattica o morale sotto i piedi, pilota e Casa in stato confusionale? Bruciate oramai (quasi) tutte le canches per agganciare Marquez (275 punti) in classifica, con questi chiari di luna non sarà facile mantenere il secondo (Dovi 182) e terzo posto (Petrux 151) in campionato con gli avversari che incalzano: Rins (149), Vinales (134), Rossi (129), Quartararo (112). Una stagione iniziata con propositi bellicosi e con “sparate” inopportune quanto insensate: “Adesso batteteci in pista!”, con soluzioni tecniche e aerodinamiche sbandierate come rivoluzionarie e esemplificatrici di una Ducati che “traccia il solco”, una spanna avanti a tutti (do you remember il magico “cucchiaio”?), rischia di avviarsi a una mesta conclusione, se non addirittura chiudendosi con una Caporetto. Lavorare in ottica 2020 non significa disinteressarsi agli ultimi sei round 2019. Tutt’altro. Anche perché non solo si rischia di perdere due piazzamenti comunque importanti (il secondo e terzo posto davanti a fior di campioni in sella a fior di moto delle più grandi Case motociclistiche mondiali) ma si rischia soprattutto di perdere la faccia. Vale per Ducati ma vale anche per i suoi piloti. Serve ritrovare la spinta unitaria e le sane motivazioni. In altre parole bisogna "ritrovarsi". Ad Aragon il segnale della riscossa?

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