Marquez, l’arte di “pitturare” la curva

Così come nel 1980 Edoardo Bennato cantava “Sono solo canzonette”, si può dire lo stesso per l’exploit odierno di Marquez a Brno: “Sono solo qualifiche”. Già ma qualifiche così sono come la "O” di Giotto

Così come nel 1980 Edoardo Bennato cantava “Sono solo canzonette”, si può dire lo stesso per l’exploit odierno di Marquez a Brno: “Sono solo qualifiche”. Già ma qualifiche così sono come l’”O” di Giotto, un capolavoro che segna un’epopea, la sintesi del genio che “rimutò l’arte del dipingere di greco in latino e ridusse al moderno”. Senza calcare la mano e senza cadere nella esagerazione di voler definire una linea di collegamento fra un artista che di mestiere (pro tempore) fa il corridore in motocicletta con un artista (a vita) che faceva il pittore, di geni e di genialità trattasi, senza temere con tale azzardo di far rizzare le pelosità dei “crociati” della purezza della cultura.

E’, oseremmo dire, “facile” comprendere un capolavoro – nel suo messaggio e nella maestosità e perfezione della scena – qual è il Giudizio universale di Michelangelo, mentre è da “interpretare” quel cerchio di Giotto così perfetto possibile a farsi solo con un compasso. Un inviato di Papa Benedetto XI era stato allora nella bottega del giovane e già noto pittore fiorentino per chiedergli il suo miglior quadro da portare a Roma perché il Papa voleva scegliere gli artisti per le pitture nelle basiliche di San Pietro e S. Giovanni. Giotto, invece di dargli il dipinto già scelto dal messaggero papale, stende sul tavolo un foglio bianco, intinge il pennello nel barattolo del rosso e vi traccia a mano libera in un attimo un cerchio perfetto. Così il Papa capì e chiamò Giotto a Roma.

Per dire che sarebbe facile, per chi ha visto Marquez – e prima di lui altri grandi campioni – battagliare in pista con i suoi avversari, comprenderne nel fuoco della lotta di un Gran Premio mondiale, il valore, la classe, la determinazione del campione-fenomeno, la bellezza della corsa trasformata in opera d’arte. Valutare, invece, quella straordinaria pole fatta oggi a Brno con il tempo di 2’02.753 sulla pista infida per la pioggia e con gomme slick, richiede la capacità di vivere “il” millesimo di secondo, quel senso di distacco e quella sensibilità super partes che, appagando al contempo sentimenti e passioni, può far capire come anche il grande motociclismo può andare oltre i confini di una disciplina sportiva diventando esso stesso arte e cultura. In questo senso, la perfezione stilistica frutto del genio e della capacità di rendere sublime quel che apparentemente sembra semplice, accomuna la curva di Marquez dipinta sull’asfalto bagnato alla “O” di Giotto dipinta a mano libera su un foglio di carta. Gli appassionati di motociclismo si accontentano di goderne anche solo per un attimo dell’arte di correre in motocicletta dimostrata oggi da Marquez, ben sapendo che la “O” di Giotto è immortale. Siamo di fronte a opere d’arte sublimi, ognuna nel suo campo. Ci vorrebbe un Omero per raccontarle.

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