MotoGP Argentina, domina Marquez. Rossi ringrazia Iannone-kamikaze per il “disastro” Ducati. Anche Lorenzo ko

Alla fine, dopo le rocambolesche decisioni della gara con pit stop obbligatorio e cambio di moto, i conti tornano solo per Marc Marquez, gran dominatore di un Gran Premio grigio come il cielo di Rio Hondo.

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Alla fine, dopo le rocambolesche decisioni della gara con pit stop obbligatorio e cambio di moto, i conti tornano solo per Marc Marquez, gran dominatore di un Gran Premio grigio come il cielo di Rio Hondo.

Si è fatto un gran parlare in questi giorni del tracciato abrasivo favorevole alle Honda. Qui la differenza non l’hanno fatta le moto dell’Ala dorata ma, come tante altre volte in passato, è stato Marquez a dettar legge, con una tattica di gara non a strappi ma da passista lanciato nel record dell’ora, tale da rendere meno appariscente una superiorità invece netta e profonda.

Marc, anche dopo le due cadute in prova, sapeva di non dovere sbagliare e non ha sbagliato, anche con un magistrale salto dalla moto uno alla moto due. Sapeva che doveva portare a casa il bottino pieno e ha riempito la propria bisaccia che più non si può, prendendo – con il gradino più alto del podio – anche la testa del mondiale. Un segnale perentorio di buona salute, di grande determinazione e di una maturità acquisita che lascia – per adesso - ben poco spazio alle illusioni degli avversari, nessuno escluso.

Compreso Valentino Rossi, cui va l’onore delle armi per una corsa decisa e intelligente (la moto due non è parsa all’altezza della prima), ma anche l’invito per una puntatina a Lourdes, o quanto meno a Loreto, per ringraziare di aver recuperato per i capelli un insperato secondo posto (primo podio stagionale) grazie al “favore” dei due Andrea della Ducati, entrambi a terra proprio nell’ultima curva per l’eccessiva esuberanza di Iannone-kamikaze capace di “centrare” il proprio compagno di squadra: un disastro!

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Sono le corse, si dirà. Già. Ma qui parliamo di piloti-star, con moto spaziali e team da sbarco in Normandia, campioni super attrezzati in tutto e super coccolati e profumatamente pagati, cui non può essere perdonato l’aver gettato alle ortiche un risultato prestigioso che penalizza una azienda e vanifica il lavoro di tante persone.

Dovizioso e Iannone sono però in “buona compagnia”, dato che anche Jorge Lorenzo, in precedenza, al quinto giro, si era steso, dopo una prestazione alquanto sbiadita.

A pensare male si fa peccato ma a volte ci si azzecca e quindi una domanda è doverosa: in queste condotte di gare sfociate in cadute, quanto pesa un circuito fuori dal giro come questo con un asfalto fatto apposta per cadere, quanto pesano queste Michelin che non danno tranquillità ai piloti, quanto pesa il nervosismo derivato dalle note polemiche che comunque gravano su tutto il paddock e quanto pesa la campagna del mercato piloti oramai sul filo di lana? Già.

Alla fine della fiera, al secondo round stagionale, le conferme sono due: Marquez e Rossi, il “giovane” e il “vecchio”. Grazie Marc, grazie Vale. Il terzo oggi è Pedrosa, che pare un gran ritorno sul podio, ma con il fardello pesante di quasi mezzo minuto di gap. Gli altri?

Sprazzi più o meno degni di nota, specie per Suzuki, molto veloce fino al ko di Vinales e per Aprilia, settima e decima con Bradl e Bautista, che non è poco.

Via di corsa dall’Argentina, che è meglio. Sperando negli Usa. E, forse, non vedendo l’ora di sbarcare in Europa, cercando di riaccendere le luci di una MotoGP non priva di colpi ad effetto ma non esaltante.

RIO HONDO, ARGENTINA - APRIL 01: Jorge Lorenzo of Spain and Movistar Yamaha MotoGP rounds the bend  during the MotoGp of Argentina - Free Practice at Termas De Rio Hondo Circuit on April 01, 2016 in Rio Hondo, Argentina.  (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

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