MotoGP, Honda pazza di Marc Marquez: "E' lui il vero leader del team"

Il boss di HRC Shuhei Nakamoto loda il neo Campione del Mondo per il recupero dopo Phillip Island: "Ha sviluppato doti da leader impressionanti."

La trionfale stagione 2013 di Marc Marquez è destinata ad essere ricordata a lungo nel mondo del motociclismo: l'impavido enfant prodige di Honda Repsol ha infatti conquistato il titolo della MotoGP nel suo anno da rookie (impresa precedentemente riuscita solo al marziano Kenny Roberts nel 1978) conquistando ben 16 podi su 18 gare - tra cui 6 vittorie - e abbattendo in serie praticamente tutti i record di precocità della Premier Class.

Oltre che per il suo stile di guida 'estremo' ed efficacissimo ed il rapido adattamento alla nuova categoria. Marquez ha colpito il pubblico anche per l'imperturbabile forza mentale con cui ha affrontato i momenti difficili della stagione, mostrando qualità che di solito non sono proprie di un giovane di 20 anni quale lui è.

Aver battuto un rivale della classe di Jorge Lorenzo dopo un finale di stagione combattutissimo - anche se per soli quattro punti - è sicuramente un risultato di grande prestigio per 'el Cabroncito', ma la prova più evidente di questa sua 'forza mentale' si è avuta al GP di Australia, il momento più 'nero' della sua stagione, 'nero' come la bandiera che lo escluse dalla corsa.

Alla vigilia di Phillip Island, Marquez aveva un vantaggio in classifica su Lorenzo già piuttosto imponente, 43 punti, e a 3 gare dal termine aveva quindi buone possibilità di laurearsi campione già in Australia. Tuttavia, la recente riasfaltatura della pista e i conseguenti problemi 'di tenuta' delle gomme Bridgestone avevano spinto la Direzione Gara ad imporre per la prima volta nella storia il formato flag-to-flag alla corsa, con il cambio obbligatorio della moto (e quindi delle coperture) a metà gara.

Il muretto di Marquez si rendeva però protagonista di uno svarione imbarazzante quanto imperdonabile, interpretando male le disposizioni in merito al cambio e facendo rientrare il pilota un giro dopo il consentito. Da lì la bandiera nera ed il rientro definitivo al box HRC, mentre Lorenzo veleggiava tranquillo verso la vittoria mettendo a segno un inopinato 25-0 nei confronti del rivale.

Nel ricordare quel'episodio - poi reso 'ininfluente' dal trionfo iridato del giovane spagnolo - il vice presidente di HRC Shuhei Nakamoto ha colto l'occasione per ribadire a MCN il suo apprezzamento per il modo 'maturo' con cui Marquez affrontò quella difficile situazione:

"Quando abbiamo fatto quel grosso errore in Australia, gente 'normale' sarebbe si sarebbe arrabbiata molto, gridando e criticando la squadra, ma Marc ha fatto esattamente l'opposto. Già nella sera di Domenica avevamo cenato tutti insieme, e lui rideva e cercava di mantenere tutti rilassati. Stava già guardando più avanti, alle gare di Motegi e Valencia, e questa è una parte molto speciale del suo carattere. Sembrava fosse lui il leader della squadra."

"Ero rimasto sorpreso perché lui è un ragazzo di soli 20 anni. Ne fui davvero molto sorpreso. Se avesse avuto 25 o 28 anni sarebbe stato ok, ma lui ha ancora solo 20 anni. Ha già sviluppato delle doti di leadership, e questo è davvero impressionante."

Tra i 'colpevoli' dell'errore di Phillip Island c'e anche Emilio Alzamora, manager di Marquez e una delle figure di riferimento nell'incredibile carriera del neo Campione del Mondo, sin da quando questi aveva solo 12 anni. Alzamora (ex pilota ed iridato in 125 nel 1999) ha sottolineato che la capacità di Marquez di scrollarsi rapidamente di dosso le avversità è sempre stata una delle sue migliori qualità:

"Il punto è che quando qualcosa va storto, Marc parla con i ragazzi [del team]. Capisce bene quando non è più possibile riparare una determinata situazione, e sa che la cosa più intelligente da fare in tali frangenti è andare avanti con un atteggiamento positivo, credendo sempre che sia ancora possibile vincere."

"Marc non è solo il pilota, lui è il leader del gruppo. Puoi avere grandi budget e grandi ingegneri, ma è importantissimo avere anche un pilota che abbia il carattere giusto per essere un leader. Marc sa che ci sono momenti in cui deve arrabbiarsi, ma ha anche l'intelligenza di comprendere che una volta che l'errore è stato fatto e non può essere riparato, bisogna solo andare avanti."

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