Yamaha V Max 1200 Custom: la softail ispirata ai Chopper

La V Max 1200 del 1999 trasformata in softail: telaio su misura Raw Steel Choppers, ruote Yamaha FJR1300, CAD e stampa 3D.

Yamaha V Max 1200 Custom: la softail ispirata ai Chopper
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Massimo Schimperla
Pubblicato il 9 feb 2026

Un viaggio di tre anni, una sinergia di specialisti e la creazione di componenti unici: è questo il cuore pulsante della trasformazione realizzata da Simon, preparatore inglese che ha deciso di dare nuova vita alla sua V Max 1200 del 1999. Il risultato? Una softail custom che fonde l’aggressività estetica tipica dei chopper con la comodità moderna di una sospensione posteriore attiva. Un progetto che, attraverso telai su misura, tecnologie avanzate come la stampa 3D, serbatoi artigianali e una prova su strada di ben 120 miglia, dimostra come la cultura custom possa ridefinire una cruiser muscolosa in una moto capace di coniugare potenza, comfort e originalità.

La trasformazione ha preso forma a partire da scelte strutturali precise. Il telaio, realizzato su misura dai professionisti di Raw Steel Choppers, mantiene il fascino visivo “rigido” degli hardtail classici, ma cela una sofisticata sospensione posteriore che eleva il comfort durante le lunghe percorrenze. Questa soluzione tecnica ha permesso di preservare l’identità estetica da chopper, senza rinunciare alla praticità quotidiana, offrendo così un’esperienza di guida più fruibile e meno penalizzante rispetto ai tradizionali telai rigidi.

L’approccio all’assemblaggio si è basato su una filosofia di riutilizzo intelligente e adattamento funzionale. Il propulsore originale della V Max 1200 è rimasto invariato, così come le forcelle anteriori, mentre per le ruote è stata scelta una soluzione collaudata: cerchi provenienti da una Yamaha FJR1300. Questa scelta, ormai un classico tra i customizer, garantisce compatibilità e facilità nell’installazione di pneumatici moderni, incluso un generoso posteriore da 180 su cerchio da 17 pollici. Dopo una prima fase di sperimentazione amatoriale, il progetto ha visto il coinvolgimento di Kustom Choppers Ltd, che ha messo a disposizione la propria esperienza per portare a termine la realizzazione con standard professionali.

Tra le soluzioni più innovative adottate spiccano i componenti progettati tramite software CAD e realizzati con stampa 3D: dal braccio di reazione posteriore ai supporti per pedane e comandi, fino agli attacchi per l’impianto Motogadget mo unit e al vano posteriore. Un tocco di ingegnosità emerge anche nella gestione del carburante, con due serbatoi: uno artigianale posizionato sotto la sella e uno modificato in zona sottocross, entrambi dotati di gavette esterne che permettono il controllo visivo del livello di benzina, una soluzione indispensabile per una moto dai consumi generosi come la V Max 1200.

Il controllo della temperatura è stato affidato a un radiatore maggiorato, verniciato in argento per armonizzarsi con l’estetica generale della moto. Lo scarico, firmato JAC Exhausts, è stato lasciato volutamente in acciaio inox grezzo, scelta che si sposa con il carattere artigianale dell’intero progetto. La sella, realizzata su misura da The Trim Shed, rappresenta l’ultimo tassello di una filosofia costruttiva orientata all’artigianalità e alla personalizzazione.

Anche l’impianto frenante rivela un mix di tradizione e innovazione: le pinze originali della V Max 1200 sono state mantenute all’anteriore, mentre al posteriore è stata adattata una pinza derivata da una Triumph Tiger, grazie a un supporto realizzato ad hoc. Sul fronte elettronico, il cuore del sistema è la Motogadget mo unit, abbinata a uno strumento Acewell 2956 e a un impianto cablato su misura, a conferma della cura per ogni dettaglio tecnico.

La prova su strada ha confermato le scelte progettuali: Simon ha percorso 120 miglia da Norfolk a Nottingham, apprezzando la maneggevolezza e il comfort generale della moto. Un imprevisto elettrico, causato da una bobina difettosa che ha ridotto temporaneamente il motore a tre cilindri, è stato risolto rapidamente dal team di supporto, sottolineando quanto sia importante l’assistenza post-consegna nei progetti custom.

Dal punto di vista progettuale, questa softail dimostra come una V Max 1200 possa essere reinterpretata senza perdere la sua anima da cruiser ad alte prestazioni. I principali compromessi riguardano i consumi elevati e la necessità di una manutenzione più attenta rispetto a una moto di serie. Sul piano estetico, la combinazione di vernice argento opaca, sottili righe nere e dettagli in acciaio grezzo crea un linguaggio visivo coeso che valorizza la silhouette bassa e allungata della moto.

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