Sylvain Guintoli a Blogo: “Non penso mai al ritiro!”

L’asso francese, neo-iridato Endurance, ci ha parlato dei suoi piani futuri e anche di MotoGP: “Quartararo ha meritato il titolo, ma Suzuki non è lontana.”

Durante la recente presentazione del nuovo casco Spartan RS della Shark a Milano abbiamo avuto l’occasione di fare una piccola intervista al sempre affabile Sylvain Guintoli, fresco Campione del Mondo EWC 2021, ex-iridato Superbike con Aprilia, attuale test-rider ufficiale di Suzuki in MotoGP e da anni fedele testimonial del marchio transalpino, che lo ha accompagnato durante quasi tutta la sua carriera.

Anche in questa occasione, il 39enne asso francese si è dimostrato un vero gentleman, sorridente e disponibile per tutta la durata della nostra breve chiacchierata in cui siamo andati a toccare diversi argomenti, dalla sua esperienza nell’Endurance agli esiti del Mondiale MotoGP 2021, dai suoi piani per il futuro a medio-lungo termine fino alle sue passioni extra-motociclistiche. Buona lettura.

Innanzitutto non possiamo che farti i complimenti per il recente trionfo nel Mondiale Endurance, da condividere naturalmente con il resto del team SERT. A distanza di qualche giorno, che valore attribuisci a questo tuo secondo titolo iridato in carriera?

“Grazie, ovviamente è molto importante per me. Ho iniziato quest’avventura perché era una cosa nuova e diversa per me, con un diverso tipo di gare, e anche perché volevo correre la 24 Ore di Le Mans, che per un francese è una gara molto importante. Ci pensavo già da qualche anno, ma volevo comunque farlo prima di diventare troppo vecchio [ride], e lo stesso vale per il Bol d’Or.”

“I risultati di quest’anno non sono stati esattamente una sorpresa, ma arrivare a vincere queste due gare insieme al titolo mondiale ha reso la stagione davvero fantastica. E’ stata una grandissima soddisfazione. Lavorando insieme, Suzuki e Yoshimura hanno creato una moto davvero strepitosa con cui mi sono trovato molto bene sin da subito, anche se il modo di correre è comunque differente da quello a cui ero abituato.”

A livello di moto, quali diresti sono le differenze principali tra la Superbike e l’Endurance? C’è un qualche aspetto con cui hai faticato maggiormente ad adattarti?

“Non molte, perché il regolamento tecnico è molto simile. Cambia la capacità del serbatoio e poco altro. Ovviamente ci sono differenze a livello di freni, con pastiglie che devono arrivare a durare 8 ore e quindi danno una frenata meno potente, che magari ti costringe a tirare la leva un po’ più forte [ride]. E naturalmente le gomme, anche perché in EWC usiamo le Bridgestone mentre in SBK ci sono le Pirelli.”

La grossa novità del Mondiale Endurance del prossimo anno sarà l’introduzione di Spa Francorchamps nel calendario con una sua 24 Ore, anche se in molti ritengono questo tracciato un po’ troppo “automobilistico” per correrci su 2 ruote. Tu come la vedi?

“Ci ho già corso a dir la verità, anche se si tratta di tanto tempo fa: penso circa 20-25 anni fa con una piccola moto, probabilmente una 125 cc. Al momento comunque si stanno facendo dei lavori sul tracciato per renderlo più sicuro per le moto e ottenere la necessaria omologazione.”

“L’anno prossimo ci correrà sicuramente l’Endurance, ma penso che l’obiettivo sia inserire Spa anche nel Motomondiale. Se ne parlava già anche qualche anno fa e secondo me sarebbe molto bello perché si tratta di un circuito davvero unico ed incredibile. Ne verrebbero fuori delle gare meravigliose! Guidarci una moto è bellissimo, ma è anche vero che ci sono dei tratti abbastanza pericolosi per le moto. Comunque, come dicevo, i lavori in corso vertono proprio su questo.”

Hai già pensato ai prossimi anni della tua carriera? Ti sei posto qualche genere di termine per appendere il casco al fatidico chiodo?

“No, non ci penso mai, è credo che in fondo sia anche meglio così [ride]. Finché mi piace guidare, finché mi piace fare questo lavoro, continuerò. Per me non è neanche un lavoro, per me è una passione ed uno stile di vita… vedremo cosa succederà.”

Ma tra 10 anni, quando immagino avrai concluso la carriera in pista, dove ti vedi? Sempre nel mondo delle moto oppure potresti dedicarti a tutt’altro?

“Mah, al momento sono impegnato come pilota nel Mondiale Endurance e come collaudatore in MotoGP per Suzuki, ma da quest’anno seguo anche il Mondiale MotoGP per la TV inglese, per BT Sport, in qualità di commentatore e inviato nel paddock. E l’ho fatto anche per la francese Canal+ l’anno scorso… Per Sky ancora no, perché il mio italiano probabilmente non è all’altezza [ride].”

“Questa è una cosa che mi piace molto fare, magari anche in futuro. Il mondo della moto in fondo è il mio mondo, mi piace, e sento che la passione c’è sempre. Non mi pongo limiti in merito alla mia carriera di pilota, ma quando smetterò penso rimarrò comunque nell’ambiente.”

Passiamo proprio all’argomento MotoGP: quest’anno Quartararo ha regalato una grandissima soddisfazione agli appassionati francesi conquistando il titolo iridato, ma Suzuki non è stata protagonista nella lotta come lo era stata l’anno scorso, quando conquistò il titolo con Joan Mir. Quali sono state per te le problematiche principali di quest’anno?

“Innanzitutto devo fare i miei complimenti a Fabio per il suo trionfo nel Mondiale, era tanto tempo che aspettavamo un risultato del genere in Francia e lui se lo è meritato! E’ stato il più forte soprattutto mentalmente e il suo successo ha avuto grande risonanza su tutti i media nazionali, come non si vedeva da tempo per il motociclismo. E poi è così giovane, potrà fare grandi cose…”

“Purtroppo con Suzuki abbiamo sofferto in modo particolare la faccenda del Covid, non abbiamo potuto fare test e questo ha rallentato pesantemente lo sviluppo. Basti pensare a quanto ci è voluto per avere anche noi l’hole-shot device che i nostri piloti chiedevano da tempo. Io personalmente non vado in Giappone addirittura da prima del Covid, quindi quasi 2 anni, e l’accavallarsi di queste situazioni non è stato affatto buono per noi …”

Fino all’anno scorso la GSX-RR era conosciuta qui come un “violino”, in grado di performare su tutte le piste, ma quest’anno si è vista davvero poco in zona podio…

“La nostra moto è molto ben bilanciata e si comporta molto bene con le gomme, specialmente in gara. Il problema, secondo me, è stato proprio una mancanza di lavoro sullo sviluppo della moto, che per noi è molto importante. E non credo affatto che il divario con le altre moto sia poi così grande.”

Qual è la tua personale opinione sul road racing e le corse su strada?

“Per noi piloti di circuito è una cosa davvero particolare. Normalmente guardiamo queste gare con gli occhi spalancati perché… perché fanno paura! Io sono molto amico di Peter Hickman [pilota inglese pluri-vincitore al Tourist Trophy], siamo stati compagni di squadra nella British Superbike, e lui è davvero velocissimo sia sui tracciati stradali che in pista. Ma per lui è ‘normale’.”

“Credo che per correre nelle corse stradali sia importante crescere in quel tipo di cultura, che è molto “British”, sin da piccolo, con questa idea che si tratti di una cosa ‘normale’ quando in realtà non è proprio così. Correre così veloce, con quel livello di rischio… Ma a Peter piace così: secondo lui, maggiore è il rischio, maggiore è l’adrenalina e quindi più si sente ‘vivo’. Ma credo che si tratti comunque di un qualcosa che vada rispettato.”

“Quando ne ho la possibilità, vado sempre sull’Isola di Man: la settimana di gare del TT è sempre fantastica, con un’atmosfera unica che mi piace moltissimo. Ci ho fatto anche un giro-esibizione una volta, con la Honda nel 2015, insieme a Rea e Sykes sulle Kawasaki e a Davies con la Ducati, ed è stato molto divertente. Inizialmente dovevamo fare solo un po’ di show, con qualche impennata e cose simili, ma poi Jonathan, che conosce bene il tracciato, ha alzato un po’ il ritmo e dopo 3 km abbiamo perso Chaz [ride].”

Hai altre passioni oltre alla moto? Altri sport che segui, pratichi o cose del genere… ?

“Al momento faccio tanta Mountain Bike, anche in downhill, che è sempre un buon allenamento. Poi seguo le corse automobilistiche, che mi piacciono molto, e quando ne ho la possibilità vi partecipo anche.”

“Nel calcio seguo il Leicester, che è la squadra di dove abito io [Sylvain abita in Inghilterra con la numerosa famiglia da diversi anni ormai; NdR]: quest’anno ha iniziato il campionato abbastanza male, ma è in netta ripresa. Conosco personalmente Jamie [Vardy, attaccante del Leicester], ma mi piace il Leicester anche perché, come squadra, è un outsider. Solo loro comunque, non tifo per nessun club francese.”

Sono quasi 20 anni che corri con caschi Shark, che oggi ci ospita. Come mai il vostro rapporto è stato così duraturo?

“Per prima cosa, devo dire che sono caduto diverse volte con la testa e, nonostante ciò, non sono diventato matto… o almeno non troppo [ride]. A parte gli scherzi, devo dire che questi sono caschi che funzionano bene. La cosa che mi è sempre piaciuta di Shark e che il loro sviluppo in ambito ‘racing’ è quello che poi guida tutto il resto della loro produzione. Mi presentano continuamente nuovi caschi, nuove evoluzioni e nuove soluzioni mirate alla sicurezza, ma anche alla leggerezza, ed io apprezzo molto questo loro approccio.”

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