Norton Manx R, la superbike britannica da 209 CV sfida Ducati e BMW

Norton torna tra le superbike con la Manx R: motore V4 da 209 CV, 130 Nm, telaio in alluminio, display da 8 pollici e quattro allestimenti.

Norton Manx R, la superbike britannica da 209 CV sfida Ducati e BMW
M S
Massimo Schimperla
Pubblicato il 25 ago 2026

Il nome Manx torna su una Norton, ma chi si aspettava una raffinata operazione nostalgia rimarrà sorpreso. La nuova Norton Manx R non ha un monocilindrico raffreddato ad aria, non mostra un faro tondo e non prova nemmeno a imitare le moto da corsa britanniche degli Anni ’50. È una superbike moderna, aggressiva e soprattutto molto potente: il suo V4 da 1.200 cc arriva a 209 CV, con una coppia massima di 130 Nm.

Cambia praticamente tutto, insomma, tranne il peso del nome che porta sul serbatoio. La Manx originale è stata una delle moto più importanti nella storia sportiva di Norton, legata alle competizioni su strada, al Tourist Trophy e al celebre telaio Featherbed. Per riportare quella denominazione nel 2026, Norton ha scelto però di guardare avanti invece che indietro.

La nuova Manx R è anche uno dei modelli simbolo della rinascita del marchio sotto il controllo di TVS Motor Company, che ha acquisito Norton nel 2020. Il progetto non è quindi un semplice aggiornamento della precedente V4SV: motore, telaio, elettronica e strategia di gamma sono stati profondamente rivisti.

Norton Manx R: il V4 da 1.200 cc eroga 209 CV

Il cuore della nuova Norton Manx R è un V4 di 72 gradi da 1.200 cc, raffreddato a liquido. La potenza dichiarata sul mercato europeo è di 209 CV a 11.500 giri/min, mentre la coppia massima raggiunge i 130 Nm a 9.000 giri/min. Norton dichiara inoltre una particolare attenzione alla disponibilità della coppia ai medi regimi, con l’obiettivo di costruire una superbike sfruttabile anche fuori dai cordoli.

La distribuzione utilizza alberi a camme mossi da catena e valvole di aspirazione in titanio. L’alimentazione è affidata a un sistema di iniezione sequenziale con otto iniettori, mentre l’acceleratore è ride-by-wire.

Il cambio è a sei marce e viene affiancato da un quickshifter bidirezionale, quindi permette di salire e scendere di rapporto senza utilizzare la frizione nelle condizioni previste dal sistema. La frizione è invece una multidisco in bagno d’olio con funzione assistita e antisaltellamento.

Numeri che inseriscono direttamente la Manx R nel territorio delle superbike moderne. La soglia dei 200 CV, ormai, non basta più da sola per stupire in questa categoria. Norton sembra quindi puntare soprattutto sulla combinazione tra carattere del V4, coppia e facilità di sfruttamento.

Telaio in alluminio, Brembo e Marzocchi

Non avrebbe molto senso mettere oltre 200 CV dentro una ciclistica nostalgica. E infatti anche qui Norton ha scelto una soluzione completamente contemporanea.

Il telaio è realizzato in alluminio pressofuso e viene abbinato a un forcellone monobraccio, anch’esso in alluminio. La versione base utilizza una forcella rovesciata Marzocchi da 45 mm completamente regolabile e un monoammortizzatore posteriore dello stesso marchio.

La dotazione diventa ancora più sofisticata sugli allestimenti superiori, dove arrivano le sospensioni semiattive a regolazione elettronica.

L’impianto frenante non lascia molto spazio ai compromessi. Davanti troviamo due dischi da 320 mm con pinze radiali Brembo Hypure a quattro pistoncini, mentre dietro lavora un disco da 245 mm.

Anche gli pneumatici confermano le intenzioni: Pirelli Diablo Supercorsa SP V4, con misura 120/70 ZR17 davanti e un generoso 200/55 ZR17 al posteriore.

Il peso cambia a seconda della configurazione. La Manx R di ingresso viene indicata a 210 kg senza carburante, mentre le versioni più ricche sfruttano componenti alleggeriti fino ad arrivare ai 201 kg dichiarati per la First Edition.

Elettronica: c’è anche un touchscreen da 8 pollici

Se la vecchia Manx viveva di meccanica pura, quella del 2026 sembra quasi provenire da un altro pianeta.

Il pacchetto elettronico sfrutta una piattaforma inerziale Bosch a sei assi e comprende controllo di trazione, anti-wheelie, gestione dello slittamento della ruota posteriore, controllo del sollevamento del retrotreno, launch control e ABS sensibile all’angolo di piega.

Le modalità di guida sono cinque: Rain, Road, Sport, Track 1 e Track 2. In pratica, il carattere della moto può essere adattato sia alla normale circolazione sia all’impiego in circuito.

Davanti al pilota trova spazio un enorme display TFT touchscreen da 8 pollici. Non serve soltanto a mostrare velocità e contagiri: integra connettività, navigazione, gestione di musica e chiamate e diverse funzioni collegate.

È probabilmente uno degli elementi che rendono più evidente la distanza dalla Manx storica. Stesso nome, filosofia completamente diversa.

Quattro Norton Manx R: dalla base alla First Edition

La strategia prevede quattro livelli di allestimento. Si parte dalla Manx R, seguita da Manx R Apex, Signature e First Edition.

Sul mercato italiano la Norton Manx R parte da 23.250 euro, mentre la più sofisticata Apex sale a 29.750 euro. La Signature, caratterizzata da componenti più ricercati, viene proposta da 43.750 euro. Per la First Edition il prezzo viene invece comunicato su richiesta.

La Apex aggiunge, tra le altre cose, sospensioni semiattive Marzocchi e cerchi forgiati OZ Racing. Salendo alla Signature arrivano carrozzeria e componenti in fibra di carbonio, oltre ai cerchi Rotobox in carbonio.

La First Edition è limitata a 150 esemplari e porta il concetto ancora più avanti con particolari in titanio, componenti in alluminio lavorato, finiture dedicate e una piastra superiore numerata.

Non è quindi una gamma costruita esclusivamente per i collezionisti. La versione di ingresso punta a inserirsi realmente nel segmento delle superbike premium, mentre Signature e First Edition giocano maggiormente sull’esclusività.

Il nome Manx torna, ma la nostalgia finisce lì

Probabilmente è proprio questa la parte più interessante della nuova Norton. Sarebbe stato molto semplice riportare sul mercato il nome Manx con una moto retrò, qualche componente lucidato e una grafica ispirata al passato. Norton ha invece scelto una strada più rischiosa: utilizzare una delle denominazioni più importanti della propria storia per una superbike che non cerca quasi nessun collegamento estetico diretto con l’originale.

Fari a LED sottili, carrozzeria compatta, codino corto e scarico collocato nella zona inferiore costruiscono un’immagine moderna. Niente finte alettature o dettagli vintage messi lì per ricordare gli Anni ’50.

È una scelta che inevitabilmente dividerà gli appassionati. Ma la Manx originale, ai suoi tempi, non era una moto nostalgica: era una macchina progettata per correre.

La nuova Norton Manx R prova a recuperare proprio quel significato del nome. Non copiare una vecchia gloria, ma tornare a utilizzare Manx per identificare il vertice sportivo della Casa britannica.

Con 209 CV, 130 Nm, elettronica Bosch, Brembo, Marzocchi e un prezzo italiano da 23.250 euro, sulla carta gli argomenti non mancano. La sfida vera sarà dimostrare che la nuova fase di Norton può offrire non soltanto prestazioni e design, ma anche affidabilità, assistenza e continuità nel tempo. È su questo terreno, più ancora che su quello dei cavalli, che si giocherà il successo del ritorno della Manx.

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