Laverda potrebbe rinascere così: una 660 da 80 CV in stile anni ’70
Oberdan Bezzi immagina la Laverda LA-1 660, una enduro dal gusto anni ’70 con motore Aprilia Tuareg da 80 CV. Per ora, però, resta un concept indipendente.
Una Laverda off-road moderna, con linee ispirate agli anni Settanta e il bicilindrico Aprilia da 660 cc della Tuareg. L’idea porta la firma di Oberdan Bezzi e si chiama Laverda LA-1 660. Prima di lasciarsi prendere dall’entusiasmo, però, è bene chiarire subito un punto: non si tratta di un modello ufficiale annunciato da Piaggio o Laverda, ma di un concept grafico indipendente immaginato dal designer italiano.
Ed è proprio su questo terreno che il progetto diventa interessante. Bezzi parte da una pagina precisa della storia di Laverda, quella delle moto da fuoristrada sviluppate negli anni Settanta anche grazie alla collaborazione con Husqvarna, e prova a reinterpretarla utilizzando una base tecnica già disponibile all’interno del Gruppo Piaggio.
Il risultato è una moto che, almeno sulla carta, avrebbe ingredienti credibili: un motore da 80 CV, ruote adatte al fuoristrada, impostazione essenziale e un’estetica volutamente rétro.
Laverda LA-1 660, il richiamo alle enduro degli anni ’70
La Laverda LA-1 660 nasce con un’impostazione chiaramente ispirata alle vecchie moto da regolarità. Serbatoio compatto, sella quasi piatta, parafango alto, ruote a raggi e sovrastrutture ridotte al minimo riportano immediatamente a un’epoca in cui le enduro erano molto più semplici e leggere rispetto alle moderne adventure.
Il riferimento storico non è casuale. Nella seconda metà degli anni Settanta Laverda collaborò con Husqvarna per alcuni modelli fuoristrada di 125 e 250 cc. L’accordo prevedeva l’utilizzo di motori svedesi, poi abbinati a ciclistiche sviluppate per i modelli Laverda. La LH 125 entrò in produzione nel 1976 e fu successivamente affiancata dalla 250.
In altre parole, anche allora Laverda scelse di utilizzare una meccanica esterna per costruire una propria proposta destinata all’off-road.
Bezzi riprende proprio questa filosofia, ma con una differenza importante: oggi il motore potrebbe arrivare da un marchio appartenente allo stesso gruppo industriale. La sua LA-1 immagina infatti il bicilindrico dell’Aprilia Tuareg 660.
Da qui deriva anche il nome: una sorta di moderna reinterpretazione di quella formula, più che una replica estetica delle vecchie LH.
Il motore sarebbe quello della Aprilia Tuareg 660
Il cuore ipotizzato per la Laverda è uno dei motori più interessanti della produzione Aprilia recente.
La Tuareg 660 utilizza un bicilindrico parallelo frontemarcia da 659 cc, raffreddato a liquido e dotato di distribuzione a quattro valvole per cilindro. La scheda tecnica ufficiale Aprilia indica una potenza massima di 80 CV e una coppia di 70 Nm a 6.500 giri/min.
Numeri più che sufficienti per una moto con l’impostazione immaginata da Bezzi.
La Tuareg nasce già per un utilizzo misto e utilizza una ciclistica coerente con questa vocazione: telaio in tubi d’acciaio con piastre in alluminio, forcella Kayaba rovesciata da 43 mm e monoammortizzatore posteriore, entrambi con 240 mm di escursione.
La piattaforma dispone inoltre di un’elettronica evoluta con modalità di guida, controllo di trazione, gestione del freno motore e ABS configurabile per l’uso in fuoristrada.
Questo non significa che una eventuale Laverda dovrebbe semplicemente cambiare serbatoio e plastiche alla Tuareg. Nel concept di Bezzi l’impostazione appare infatti più semplice e specializzata.
La LA-1 viene immaginata con una ciclistica modificata, pneumatici tassellati e un singolo disco anteriore con pinza Brembo, invece del doppio disco adottato sulla Tuareg standard. Sono però scelte stilistiche e progettuali del concept, non caratteristiche di un prototipo reale già sviluppato.
Più enduro classica, meno maxi-adventure
È proprio questo uno degli aspetti più riusciti del progetto.
La LA-1 non prova a diventare l’ennesima adventure ricca di sovrastrutture, parabrezza e appendici. Il concept cerca piuttosto di recuperare l’immagine delle vecchie enduro essenziali, inserendo una meccanica moderna sotto una carrozzeria molto semplice.
Il colore arancione accentua ulteriormente il richiamo alla tradizione Laverda e alle sue fuoristrada storiche.
Anche la scelta di un solo disco anteriore contribuisce visivamente a rendere la moto più leggera e meno stradale. Lo stesso vale per il parafango alto e per l’impostazione generale della zona posteriore.
Bezzi descrive la LA-1 come una moto pensata non tanto per inseguire velocità elevate, quanto per offrire una guida divertente, accessibile e utilizzabile anche lontano dall’asfalto.
Una sorta di alternativa più classica alle moderne dual-sport e scrambler, ma con prestazioni ben superiori rispetto alle monocilindriche rétro di piccola cilindrata.
Ma Laverda può davvero tornare?
Qui bisogna separare il desiderio degli appassionati dalla realtà industriale. Il nome Laverda fa parte da anni del perimetro del Gruppo Piaggio, ma al momento non risulta annunciata una produzione di serie della LA-1 660 né un programma ufficiale per il lancio di questo modello.
Il progetto di Bezzi resta quindi un esercizio di design. Dal punto di vista tecnico, però, l’idea non è campata in aria. Piaggio avrebbe già a disposizione un motore adatto, una piattaforma off-road moderna e componenti sviluppati per la gamma Aprilia 660.
È proprio questo a rendere il concept più credibile di molte altre reinterpretazioni virtuali.
La storia, tra l’altro, offre un precedente interessante. Laverda produsse davvero modelli fuoristrada realizzati utilizzando motori forniti da altri costruttori. La collaborazione con Husqvarna portò alle LH 125 e LH 250, mentre la Casa di Breganze aveva già sperimentato altre soluzioni dedicate all’off-road con modelli come Chott e 2TR.
Un concept che sfrutta bene quello che Piaggio ha già
La parte più convincente della Laverda LA-1 660 è quindi la semplicità dell’idea. Non servirebbe inventare un motore da zero. Il bicilindrico Aprilia da 659 cc esiste già, sviluppa 80 CV e nasce su una piattaforma che ha dimostrato una chiara vocazione fuoristradistica.
Naturalmente, trasformare un rendering in una moto di serie richiederebbe molto più di un semplice trapianto di meccanica. Telaio, omologazione, elettronica, ergonomia, costi industriali e posizionamento commerciale dovrebbero essere completamente valutati. Ed è proprio qui che, per ora, il sogno si ferma.
La Laverda LA-1 660 di Oberdan Bezzi non anticipa ufficialmente una nuova moto, ma mostra quanto potrebbe essere efficace recuperare un marchio storico senza limitarsi a riproporre una classica stradale in chiave nostalgica.
Una Laverda arancione, essenziale, con ruota anteriore da enduro e 80 CV Aprilia avrebbe certamente argomenti per attirare l’attenzione. Per sapere se resterà soltanto un bel rendering o se qualcuno a Pontedera deciderà prima o poi di rispolverare davvero il marchio, servirà invece qualcosa di molto più concreto di un concept.