Kawasaki W650 Scrambler: la special total black che cambia volto alla classica
Una Kawasaki W650 del 2001 diventa una scrambler total black: componenti artigianali, motore ricostruito e una lunga lista di modifiche.
Nasce come una Kawasaki W650 del 2001 e finisce per diventare una scrambler completamente personalizzata, dove del carattere classico della moto originale rimane molto, ma reinterpretato con un’impostazione decisamente più aggressiva. Il progetto è stato realizzato da WKND Customs e, curiosamente, all’inizio avrebbe dovuto essere molto meno radicale.
L’idea iniziale prevedeva infatti soltanto alcuni interventi. Poi una modifica ne ha chiamata un’altra e la W650 è stata progressivamente smontata, restaurata e ricostruita. Il risultato è una special che mescola nero opaco, componenti realizzati su misura e dettagli moderni, senza però stravolgere il telaio o cancellare l’identità del modello Kawasaki.
Una scelta interessante soprattutto considerando la moto di partenza. La W650 è stata prodotta tra il 1999 e il 2007 e nasceva come reinterpretazione delle classiche bicilindriche britanniche. Uno dei suoi elementi più caratteristici resta il motore con distribuzione comandata tramite coppia conica, dettaglio tecnico che ancora oggi contribuisce parecchio al fascino estetico della moto.
Kawasaki W650, da pochi interventi a una trasformazione completa
La storia di questa Kawasaki W650 Scrambler comincia con una richiesta relativamente semplice. Il proprietario aveva visto una precedente Kawasaki KZ400 realizzata dal preparatore Sérgio Almeida e lo aveva contattato dopo aver acquistato una W650.
Il primo intervento è stato una sella corta personalizzata, pensata per rendere la linea più pulita senza impedire al proprietario di utilizzare la moto durante l’estate.
Con l’arrivo dell’inverno, però, il progetto ha cambiato dimensione.
È stato preparato un render per definire l’aspetto definitivo: una scrambler moderna, scura e minimalista, costruita combinando accessori aftermarket con numerosi componenti progettati e realizzati appositamente.
All’anteriore è arrivato un manubrio flat-track LSL, abbinato a un faro Purpose Built Moto e a indicatori di direzione Shin Yo più compatti. Diverse staffe e supporti originali, giudicati troppo ingombranti per il nuovo stile, sono stati eliminati.
Anche la strumentazione è stata completamente rivista. Un tachimetro digitale Daytona è stato integrato nella piastra superiore modificata, mentre la spia del folle è stata nascosta e il blocchetto di accensione è stato trasferito sotto il serbatoio.
L’impianto elettrico comprende inoltre diversi componenti Daytona, tra cui comandi al manubrio, manopole, presa USB ed EZ Relay Module.
Tanti componenti della W650 sono costruiti su misura
È osservando i dettagli che si capisce quanto il progetto sia andato oltre un semplice aggiornamento estetico.
I parafanghi in alluminio sono stati modificati e adattati alla moto, mentre al posteriore è stato installato un fanale compatto. I pannelli laterali hanno ricevuto nuove aperture e inserti a rete.
Diversi elementi sono stati invece disegnati internamente e tagliati al laser. Tra questi troviamo la protezione inferiore del motore, il rinforzo della forcella, il portapacchi e le nuove protezioni laterali del serbatoio.
Anche le barre di protezione del motore hanno richiesto un intervento specifico. In questo caso sono stati utilizzati componenti universali, successivamente modificati per inserirsi nello spazio tra propulsore e scarico senza appesantire visivamente la moto.
Con l’avanzare dei lavori è emersa inoltre la necessità di intervenire sulla ruggine. A quel punto la decisione è stata inevitabile: smontare completamente la Kawasaki e procedere con una vera ricostruzione.
Telaio, ruote e diversi elementi sono stati verniciati a polvere con una finitura nera testurizzata. Altri componenti hanno ricevuto invece un nero satinato. Una scelta voluta per evitare che il desiderio del proprietario di avere una moto prevalentemente nera producesse un risultato troppo uniforme.
A creare contrasto ci pensa soprattutto il motore, ricostruito e rifinito in argento metallizzato proprio per trasformarlo in uno dei punti focali della special.
Sospensioni, freni e motore completamente revisionati
Il lavoro non si è fermato all’estetica. Durante la ricostruzione sono stati revisionati motore, sospensioni, impianto frenante e carburatori.
Gli ammortizzatori posteriori originali sono stati sostituiti da unità YSS nere, mentre le ruote sono state nuovamente assemblate utilizzando raggi neri e nippli color argento.
Per gli pneumatici sono stati scelti gli Heidenau K60, una soluzione coerente con l’impostazione scrambler della moto. Tra gli altri interventi figurano pedane Biltwell e un nuovo comando dell’acceleratore.
Lo scarico è stato completato con una coppia di silenziatori Leo Vince neri, che si inseriscono nella trasformazione senza togliere troppo spazio visivo al bicilindrico Kawasaki.
Particolare attenzione è stata dedicata infine alla verniciatura. Nero satinato e nero testurizzato vengono separati da un sottile filetto argento, mentre sul serbatoio compaiono loghi Kawasaki personalizzati in alluminio tagliato al laser.
Il risultato conserva quindi alcuni degli elementi più riconoscibili della Kawasaki W650, ma li inserisce in un progetto molto più essenziale e muscoloso.
Non ci sono trasformazioni estreme del telaio né il tentativo di nascondere l’origine della moto. Al contrario, il bicilindrico rimane volutamente protagonista e le modifiche cercano di costruirgli attorno un aspetto più moderno.
Quella che doveva essere una W650 con qualche ritocco è così diventata una special ricostruita praticamente da cima a fondo. E forse è proprio questo il dettaglio più riuscito del progetto: sembra una moto profondamente diversa, ma continua a essere immediatamente riconoscibile come una Kawasaki W650.