Un motociclista sfida le aste di petrolio e gas in Colorado

Un istruttore di motociclismo e veterano combatte contro le nuove concessioni per petrolio e gas che potrebbero interessare fino a 400.000 acri in Colorado.

Un motociclista sfida le aste di petrolio e gas in Colorado
M B
Marianna Bortevi
Pubblicato il 11 set 2026

Un istruttore di motociclismo e veterano della Guerra del Golfo sta cercando di fermare nuove concessioni per petrolio e gas che potrebbero interessare fino a 400.000 acri di terre pubbliche in Colorado. Si chiama Joel Mayne e la sua battaglia, iniziata contro la concessione dei diritti minerari nell’area di Bakers Peak, ha assunto dimensioni molto più ampie.

La vicenda riguarda da vicino anche motociclisti, appassionati di off-road ed escursionisti. Negli Stati Uniti, infatti, enormi porzioni di territorio federale vengono utilizzate per attività ricreative all’aperto, comprese quelle su due ruote. Le decisioni sulla gestione di queste aree possono quindi avere conseguenze che vanno ben oltre il settore energetico.

Al centro della questione c’è il Bureau of Land Management (BLM), l’agenzia federale che gestisce vaste aree di territorio pubblico e che, secondo le informazioni disponibili, dovrebbe mettere all’asta a dicembre concessioni che complessivamente potrebbero riguardare oltre 400.000 acri.

Mayne, però, ha deciso di non limitarsi a protestare.

Dalla moto alla battaglia per Bakers Peak

La storia è iniziata nel 2025, quando Joel Mayne si è opposto alla vendita dei diritti minerari sotto Bakers Peak, in Colorado.

Mayne non è soltanto un appassionato delle attività outdoor. È un istruttore di motociclismo, un veterano di Desert Storm e uno dei proprietari della zona interessata.

L’area comprende anche proprietà e cabine isolate utilizzate come rifugi e luoghi di villeggiatura. Quando il BLM ha avviato il processo per mettere a disposizione i diritti minerari sotto la montagna, Mayne ha organizzato altri proprietari locali nel tentativo di bloccare l’operazione.

Le proteste non hanno ottenuto il risultato sperato.

La vendita prevista per dicembre 2025 è andata avanti, ma Mayne non ha abbandonato la questione. Ha deciso invece di percorrere le successive strade amministrative, portando la contestazione fino all’Interior Board of Land Appeals di Washington.

La sua opposizione parte soprattutto dalle possibili conseguenze ambientali delle attività estrattive.

Nella protesta presentata al BLM, Mayne ha sottolineato la sensibilità ecologica e il valore biologico della regione, chiedendo un livello di cautela e tutela coerente con gli obblighi di conservazione previsti a livello federale e statale.

La concessione dei diritti minerari è stata comunque portata avanti.

Fino a 400.000 acri nelle nuove concessioni in Colorado

La battaglia non riguarda più soltanto Bakers Peak.

Secondo le informazioni disponibili, oltre 400.000 acri potrebbero essere coinvolti nelle concessioni che il BLM dovrebbe mettere all’asta nel mese di dicembre.

Per avere un’idea delle dimensioni, 400.000 acri corrispondono a circa 1.619 chilometri quadrati. Si tratta quindi di una superficie considerevole, anche se questo dato rappresenta l’estensione complessivamente potenzialmente interessata e non significa automaticamente che tutta l’area sarà trasformata in zona di estrazione.

È importante anche chiarire cosa viene effettivamente messo all’asta.

La concessione di diritti per petrolio, gas o altre risorse del sottosuolo non equivale necessariamente alla vendita definitiva del terreno pubblico. Riguarda la possibilità di sfruttare determinate risorse secondo le procedure e le autorizzazioni previste.

Questo non elimina però le preoccupazioni di proprietari, associazioni ambientaliste e gruppi che utilizzano quei territori per attività ricreative.

Mayne non sta infatti portando avanti la nuova opposizione da solo. Alla contestazione partecipano anche organizzazioni locali e nazionali che chiedono una maggiore tutela delle aree coinvolte.

Perché la questione interessa anche i motociclisti

A prima vista, una vicenda riguardante concessioni petrolifere e diritti minerari potrebbe sembrare distante dal mondo delle moto.

Negli Stati Uniti il collegamento è invece molto più diretto.

Le terre pubbliche federali rappresentano una parte fondamentale della cultura outdoor americana. Vengono utilizzate per trekking, campeggio, mountain bike, pesca e numerose altre attività, ma anche per la guida off-road su moto e altri veicoli dove consentito.

Per molti motociclisti adventure ed enduro, la disponibilità di questi territori significa poter accedere a centinaia di chilometri di percorsi lontani dalle normali strade asfaltate.

La gestione delle terre pubbliche diventa quindi un tema che può incidere concretamente sulle possibilità di utilizzo futuro.

Questo non significa che ogni concessione energetica comporti automaticamente la chiusura di un percorso o la perdita dell’accesso pubblico. Le conseguenze dipendono dai singoli progetti e dalle autorizzazioni che eventualmente seguiranno.

Il punto sollevato dagli oppositori riguarda piuttosto quali aree debbano essere rese disponibili alle attività estrattive e quali invece meritino maggiori tutele per ragioni ambientali o ricreative.

La battaglia adesso si sposta sulle aste di dicembre

Il caso di Joel Mayne dimostra anche quanto possa diventare lungo il percorso per contestare una decisione riguardante la gestione delle terre federali.

Dopo aver perso la prima battaglia relativa ai diritti minerari di Bakers Peak, l’istruttore non ha abbandonato il procedimento. Ha scelto di utilizzare gli strumenti amministrativi disponibili e contemporaneamente di mantenere alta l’attenzione sulla questione.

Ora l’obiettivo è molto più ampio.

Con le nuove aste previste per dicembre e centinaia di migliaia di acri potenzialmente coinvolti, la discussione non riguarda più soltanto una montagna o un piccolo gruppo di proprietari.

Si confrontano interessi differenti: da una parte lo sfruttamento delle risorse energetiche e minerarie, dall’altra la conservazione degli ecosistemi, la tutela del paesaggio e l’utilizzo ricreativo delle terre pubbliche.

Per il mondo delle moto c’è anche una considerazione pratica.

L’off-road dipende inevitabilmente dall’accesso al territorio. Difendere la possibilità di continuare a utilizzare determinate aree non significa necessariamente opporsi a qualsiasi altra attività, ma partecipare alle decisioni che stabiliscono come quei territori verranno gestiti negli anni successivi.

La battaglia di Mayne continuerà quindi nei prossimi mesi. Il passaggio decisivo sarà capire quali aree arriveranno effettivamente all’asta di dicembre e se le contestazioni presentate riusciranno a modificare i programmi previsti.

Per un istruttore di moto del Colorado, quella iniziata come una protesta locale a Bakers Peak è diventata così una battaglia che riguarda centinaia di migliaia di acri di territorio pubblico.

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