Fase 2: perchè non ripartire dalle moto?

Il casco come la mascherina, i guanti protettivi come quelli in gomma. La moto è il mezzo che meglio garantisce il distanziamento sociale. E allora, perchè non ripartire dalle moto?

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Secondo quanto scritto nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 aprile, da domani si parte con la Fase 2: si potrà tornare a fare sport, anche lontano da casa, si potranno andare a trovare i congiunti (questione in continua evoluzione, più o meno chiara... Forse), riapriranno le concessionarie e tante altre aziende che, nel frattempo, hanno provveduto a sanificare gli ambienti e si sono attrezzate per garantire la sicurezza dei lavoratori e dei clienti. Ma come ripartirà quest'Italia? A quanto pare, in bici... In bici?

Ora, capiamo pure che c'è da smaltire tutta la roba ingurgitata durante la quarantena, ma siamo sicuri che il motociclista che rischia di non entrare più nella tuta, avrà già preso atto della questione, e avrà già ridimensionato i suoi pasti. Ma, mettendo da parte l'ironia che ci ha accompagnati durante tutto il lockdown, è il momento di fare sul serio, di ripartire e di considerare anche un aspetto a noi molto caro: il giro domenicale in moto!

Quell'affare a due ruote che tanto amiamo, il cui sound è in grado di accendere la passione viscerale che ci ha portato a scegliere quel modello fra un'infinità di modelli, che la domenica ci consente di accantonare lo stress subito durante la settimana lavorativa, è il mezzo che meglio garantisce il distanziamento sociale. Il casco come la mascherina, i guanti protettivi come quelli in gomma, due posti al massimo (ma spesso ci si muove in solitaria), quella voglia di macinare chilometri e inserire marce che ci consente di sostare solo per pochi minuti, prima di ripartire verso altre mete, mai troppo affollate.

Nella stesura di questo articolo, siamo stati ispirati dall'intervento di Luca Beatrice che, per Linkiesta.it, ha elaborato un interessante punto di vista:

"A un adulto verso la sessantina non puoi togliere una stagione di viaggi e viaggetti, perché il tempo non è infinito."

C'è gente che sulla moto ci è cresciuta, che attende la primavera per riprendersi quella libertà che il caotico mondo di oggi non consente di avere troppo spesso. Già, in inverno fa freddino e la moto, i più coraggiosi, la utilizzano solamente per andare a lavoro, e in estate fa troppo caldo, diventa un tortura. Insomma, ci stiamo perdendo la "stagione dei motori". Chi ce lo restituisce il tempo perduto?

Lo scrivente, che di anni non ne ha di certo sessanta, allontanato forzatamente dalla sua passione, pensava, o per meglio dire, sperava, in una ripartenza più motocentrica (consentitegli il termine, è abbastanza disperato) del suo Paese. Invece, il Governo pensa a degli incentivi, ma solo per ebike, biciclette tradizionali e monopattini. Si sta muovendo per ottenere qualcosa, il Presidente di Ancma, Paolo Magri:

"Alla luce di questo stanziamento e delle positive intenzioni dell’esecutivo, confermate anche dal ministro De Micheli, crediamo sia necessario armonizzare le misure e prevedere un piano strutturale di incentivazione all’acquisto sul breve periodo in grado di valorizzare le caratteristiche di tutta la mobilità su due ruote: distanziamento sociale, maggiore sostenibilità ambientale, maggiore velocità di percorrenza e facilità di parcheggio, predisposizione all’intermodalità e minore impatto sul traffico urbano."

Ecco, c'è anche la questione traffico e inquinamento: in moto non si contribuisce al caos cittadino, in moto ci si "infila" ovunque, fra le auto, fra gli edifici, si trova parcheggio dove non esiste parcheggio (evitando di fare infinite volte il giro dell'isolato), si consuma meno, ci si impiega meno tempo per compiere un tragitto e, di conseguenza, si inquina anche meno. E allora, vogliamo dedicare un po' di attenzione anche alle moto?

Facendo due conti, per rimetterci in sella, toccherà andare a spulciare nell'albero genealogico, alla ricerca di qualche parente, residente immancabilmente in regione, che magari ha scelto di andare a vivere su un passo di montagna a 2.000 metri di altezza, o in riva al mare, o ancora sul lago. Un parente che non vediamo e non sentiamo da anni, ma che adesso, inspiegabilmente, è diventato "un congiunto", un "affetto stabile" a cui non vogliamo rinunciare. Non costringeteci a farlo...

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