Coronavirus: la FIM "si rifiuta di drammatizzare"

Jorge Viegas, Presidente della Federazione Internazionale Motociclismo, rimane ottimista: "La MotoGP? Si può correre fino a Gennaio 2021!"

L'emergenza Coronavirus, ormai estesa a diverse nazioni e continenti, ha ovviamente colpito duramente anche il mondo del motociclismo, con diverse aziende costrette a chiudere temporaneamente i battenti e con tutte le gare iniziali dei principali campionati internazionali (incluse MotoGP, Superbike e MXGP) già soggette a rinvio.

Sono ovviamente multi i dubbi legati all'evoluzione dell'emergenza sanitaria, che potrebbe andare ad interessare gli eventi per ora confermati nei vari calendari, ma il Presidente della Federazione Internazionale Motociclismo (FIM), il 63enne portoghese Jorge Viegas (subentrato nel ruolo all'italiano Vito Ippolito a fine 2018) ha ribadito che sarà fatto tutto il possibile per permettere a tutti i campionati di svolgersi regolarmente.

In un'intervista rilasciata a Jean-Claude Schertenleib de La Tribune de Genève and 24 Heures - poi rilanciata dai canali ufficiali della FIM - Viegas ha confermato il momento difficile attraversato dal motociclismo per via del Coronavirus, augurandosi comunque di poter tornare alla normalità il prima possibile:

"Lo spero, ma mi rifiuto di drammatizzare. Non sono un virologo, non spetta a me dire cosa potrebbe succedere o succederà in futuro. Presiedo una federazione sportiva che gestisce anche altre attività relative al motociclismo, come turismo e mobilità, e il nostro obiettivo è quello di riuscire a seguirle tutte."

Con i promoters delle varie discipline sportive, siete "attori", ma in questo caso siete principalmente "spettatori" delle decisioni politiche?

"Sì. Seguiremo sempre le indicazioni dei governi e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e riconosciamo che la diffusione di questa malattia deve essere fermata. Purtroppo, al momento, c'è uno stato di panico generale, e il peggior pericolo è proprio questo: l'isteria collettiva."

Nell'ultima settimana ci sono state novità, ogni giorno. Tuttavia, ci sono solo 52 fine settimana in un anno: è possibile ipotizzare che alcuni campionati finiranno a Natale (come già teorizzato anche dal boss di Dorna Carmelo Ezpeleta)?

"Sì, se necessario. Va considerato che diversi eventi non sono ancora stati annullati e che potremmo dover riprendere a correre molto più tardi... Beh, noi faremo il possibile per mantenere tutti i nostri campionati degni di questo nome. Se sarà necessario, andremo avanti fino a Gennaio 2021. Per noi, questo non è un tabù."

Economicamente, ci saranno dei danni collaterali. Tutti questi annullamenti e rinvii, la stagione che potrebbe allungarsi... tutto ciò ha dei costi?

"Certamente, e se usciamo dal nostro piccolo mondo motociclistico per un momento, dobbiamo anche preoccuparci delle conseguenze a livello globale. Le fabbriche sono chiuse, le scuole sono chiuse, e tutta l'economia rallenta. Ci saranno conseguenze, ma per adesso sono ancora difficili da quantificare."

La MotoGP è la vetrina per le attività sportive FIM, ma ci sono anche altre discipline, come Superbike, Motocross, Trial, Enduro, etc. In questo senso, voi seguite delle priorità del tipo: "Innanzitutto facciamo il massimo per le gare della MotoGP, poi vedremo per il resto"?

"Affatto. Non ci sono elementi in conflitto tra i nostri vari campionati, che rappresentano la grande diversità del nostro sport."

In termini di copertura mediatica, di interesse di pubblico ed economici, questa molteplicità non diventa un handicap?

"In tutte le attività umane, le gerarchie sono create dal pubblico e questo è anche il nostro caso. Il grande successo della Formula 1? Semplice: al mondo rappresenta il massimo livello degli sport motoristici, anche se ci sono anche altre competizioni come il rally, il touring, l'endurance. Per noi è un po' la stessa cosa con la MotoGP, anche se la popolarità del Mondiale Motocross è in forte aumento, il che è un'ottima cosa."

Oltre ad affrontare il discorso relativo all'emergenza Coronavirus, Viegas ha anche parlato del caso-doping che ha coinvolto l'italiano Andrea Iannone, pilota ufficiale di Aprilia in MotoGP. Anche se una sentenza definitiva a riguardo non è ancora stata promulgata, la posizione della Federazione resta comunque super partes:

"Il presidente della FIM non ha nulla a che fare con il processo. Il caso è stato esaminato dagli avvocati delle due parti che hanno inviato la documentazione da loro ritenuta necessaria, ora ci sarà un comitato di tre giudici, tutti molto esperti, che presto prenderà la sua decisione a riguardo."

"Successivamente, ci sarà la possibilità di presentare un ricorso al CAS, sia da parte di Iannone che del suo datore di lavoro, cioè Aprilia, se la sanzione sarà considerata troppo severa, ma anche da parte dell'Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) se questa, al contrario, ritenesse che la sanzione non sia sufficiente."

Per quanto riguarda la questione doping in generale, Viegas ha ribadito che il motociclismo sportivo continua ad attenersi all'elenco delle sostanze proibite emesso dalla WADA, pur ammettendo che quest'ultimo mal si adatterebbe alla specificità delle discipline su due ruote:

"Per noi, abilità, testa e coraggio sono più importanti della mera forza fisica, senza poi parlare del problema relativo agli antidolorifici. Ho intenzione di incontrare presto il nuovo presidente della WADA, Witold Banka, per vedere se sarebbe possibile avere un elenco specifico più adatto al nostro sport."

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