FIM: Jorge Viegas nuovo presidente. Si volta pagina?

Come si fa in questi casi, anche noi ci associamo al coro per le felicitazioni e gli auguri di “buon lavoro” al nuovo presidente salutando senza rimpianti chi lo ha preceduto.

FIM: Jorge Viegas nuovo presidente. Si volta pagina?

Si chiude così, con l’elezione alla presidenza della Federazione motociclistica internazionale del portoghese Jorge Viegas, l’era del venezuelano Vito Ippolito, al comando della FIM per 12 anni, cioè per tre mandati, il massimo consentito. Fa notizia anche l’ingresso del presidente della nostra FMI Giovanni Copioli tra i membri del consiglio di direzione della FIM. Bene, anzi molto bene.

Il fatto che Ippolito (figlio…. d’arte) sia stato al timone del massimo Ente del motociclismo mondiale per 12 anni non deve stupire. Prima del venezuelano ci sono stati altri presidenti … “longevi”, come ad esempio il conte Alberto Bonacossa (al comando per 22 anni, dal 1924 al 1946), l’altro nobile Nicolas Rodil del Valle (per 18 anni, dal 1965 al 1983), lo stesso avvocato Francesco Zerbi (per 16 anni, dal 1995 al 2006).

Inutile entrare nel ginepraio di cosa è realmente la FIM e di cosa sono realmente le Federazioni che reggono le varie discipline sportive a livello internazionale perché ci si infila un labirinto dal quale non se ne esce. Di fatto, al di là della cornice… “democratica”, i contenuti portano a considerare tali federazioni delle vere e proprie “monarchie” (non sempre illuminate) con il re, la sua corte e i suoi fedelissimi. C’è chi le considera “caste” inespugnabili, altri “enti inutili” o strumenti di potere. Si ripete, moltiplicando il tutto, quel che sostanzialmente avviene in ogni nazione, Italia compresa dove “sguazzano” più o meno allegramente 44 Federazioni sportive riconosciute e finanziate dal Coni, federazioni in cui succede di tutto in un gioco di potere tale e quale a quello dei partiti.

Ci sono state anche inchieste parlamentari e addirittura il governo in carica decide di sfilare al presidente del Coni Malagò la cassa dello sport italiano, affidando la gestione del 90% dei contributi (40 milioni di euro l’anno) al settore a “Sport e Salute spa”, una newco controllata dal ministero dell’Economia (i suoi vertici non saranno designati dal Coni ma dal ministero dell’Economia, addirittura con la incompatibilità tra gli incarichi del Coni e della nuova società)) che sostituirà Coni Servizi.

Insomma, non senza rischi (per l’autonomia dello sport che tale deve rimanere) e contraddizioni (perché dove mette le mani la politica spesso la toppa diventa peggiore del buco), lo sport italiano forse finisce di essere un “porto franco” e, soprattutto, con la riforma si punta a togliere potere e libertà di azione indiscriminata ai suoi “monarchi”, obbligandoli – se non altro - alla trasparenza. Una rivoluzione. Ma una rivoluzione che resta – se va bene – nell’ambito dei confini nazionali.

Questo perché, come già scritto sopra, a livello internazionale tutto è più labile e complicato, perdendosi nei meandri dei palazzi “alti”: non si capisce bene dove finisce lo sport e dove iniziano interessi che con lo sport hanno poco a che fare. A noi qui interessa il motociclismo, in particolare il Motomondiale, sbrigativamente chiamato da anni dal promoter Dorna, MotoGP.

Quella Dorna che da più di un quarto di secolo, da ben 26 anni (dal 1992), ha in mano il campionato del Mondo di velocità (a cui sono seguiti poi anche il CEV spagnolo e il mondiale SBK) – non solo tutti i diritti commerciali – con la FMI ridotta al ruolo “notarile” di timbra-carte, se non di soprammobile. Senza nulla togliere alla validità del concetto di “gestione privata” anche nel mondiale di motociclismo (fino al 1992 gestito direttamente dalla FIM con le sue strutture nazionali) e senza sottovalutare quanto fatto di bene in questi anni, soprattutto sul piano della immagine, della comunicazione, del marketing e anche della sicurezza – non si possono però non vedere le incongruenze e le distorsioni e soprattutto non si può lasciare il giocattolo totalmente in mano a Dorna, nella logica monopolista.

Insomma, gli interessi “privati” sono legittimi ma spetta a un ente non a scopo di lucro - qual è la FIM - esercitare il ruolo di direzione strategica, di indirizzo e di controllo del nostro sport. Serve cioè una FIM che torni a fare ciò che da anni non fa più perché ha abdicato al proprio ruolo centrale, di fatto “svendendolo” alla Dorna. Serve una nuova FIM, capace di indirizzare e di dire la sua, alzando anche la voce se serve, senza condizionamenti di nessun tipo. Il nuovo presidente Viegas, fra l’altro ex pilota anche di velocità, deve far capire da subito se l’aria è cambiata, se davvero per la FIM si volta pagina nell’interesse esclusivo del motociclismo.

FIM: Jorge Viegas nuovo presidente. Si volta pagina?

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