Motomondiale e coronavirus, la lunga ora dell’emergenza

Emergenza coronavirus, il motociclismo non è un mondo a sé stante ed è condizionato da quel che gli accade intorno

Il coronavirus è ufficialmente classificato come pandemia e non è questa la sede per spiegare cosa significa ben sapendo che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Serve il buonsenso. Di tutti e ovunque. La pillola è amara ma va presa, con le buone o con le cattive. Qui su Motoblog, già tre settimane fa avevamo lanciato l’allarme rispetto all’estensione e alla gravità del virus in Italia e in altri paesi europei ed extra europei dicendo che il motociclismo non è un mondo a sé stante ed è condizionato da quel che gli accade intorno. In Italia la FMI, tempestivamente e responsabilmente, si è subito adeguata alle direttive emesse via via dal governo sospendendo o eliminando eventi e ogni attività sportiva. A livello internazionale, DORNA e FIM si sono mosse con scarso tempismo e poi di fronte all’estensione e all’impennata dei contagi in Italia e nel mondo si sono via via adeguate ai decreti governativi iniziando il balletto dei rinvii delle gare del Motomondiale e del WSBK in calendario nel 2020. Così si susseguono oramai ogni giorno modifiche di un calendario internazionale che definire provvisorio è un eufemismo. Adesso, niente è scontato. Non è facile agire in questo contesto ma è evidente lo smarrimento di chi tira le file dei motomondiali, senza un “piano B” davvero realizzabile. Dire come ha detto Ezpeleta: “Correremo anche a Natale” è solo una infelice battuta che dimostra quanto Dorna non aveva sin pochi giorni addietro inquadrato il problema. La controprova viene dalle dichiarazioni di una settimana fa dello stesso Ezpeleta sul futuro di questa stagione: “Puntiamo ad andare avanti con l’intero programma, facendo svolgere tutti i GP del 2020”: dichiarazioni che si sono dimostrate velleitarie, sfarinandosi di fronte all’evolversi negativa della situazione.

I mondiali di motociclismo, così come gli altri grandi sport, sono importanti ovunque anche per il business che alimentano (solo in Italia lo sport è l’1,7% del Pil, cioè 30 miliardi di euro, con l’indotto 60 miliardi!) ma ha ragione Lewis Hamilton quando dice: “Sono sorpreso che la Formula 1 vada avanti mentre il mondo si ferma”. Anche il Motomondiale, così come altri grandi sport ed eventi internazionali, vive di business ed è portatore di business: ciò va preservato cercando ogni via perché non ci siano stop ma senza rimanerne travolti fino ad esserne sepolti. L’emergenza coronavirus ha già stravolto la stagione 2020 e, purtroppo, il tentativo di spostare in avanti le gare rischia di essere velleitario perché il problema non riguarda l’Italia o solo l’Italia e solo gli italiani ma tutta l’Europa e il mondo intero. Le situazioni di emergenza rischiano di estendersi sia territorialmente che nel tempo con conseguenze oggi ancora inimmaginabili. Cercare di far disputare una gara mondiale per salvare il campionato 2020 può essere interpretato come un segnale di ottimismo, di resistenza e di speranza ma rischia di trasformarsi in irresponsabilità, fuori dalla realtà, con danni incalcolabili. Continuare “a prescindere” diventa assurdo quanto impossibile perché poi i provvedimenti dei vari governi dovranno essere comunque rispettati. Non solo. E’ statisticamente impossibile che nel Circus del Motomondiale (gli addetti sono oltre 2500) nessuno risulti prima o poi positivo al coronavirus. Ecco perché anche l’ipotesi di corse a “porte chiuse” – come si sta orientando la Formula 1- potrebbe rivelarsi ad alto rischio, quindi, a meno di una svolta immediata dell’epidemia, non fattibile. Spetta alle autorità sportive vigilare, agire e mettere in sicurezza l’”ambiente racing” di ogni tipo e livello, ovviamente spettatori compresi. Autorità sportive, comunque obbligate ad eseguire le disposizioni e i decreti governativi già emanati e altri che forse seguiranno. In questi casi augurarsi “Buonafortuna!” è d’obbligo. Ben sapendo che non basta. La ripartenza, prima o poi, ci sarà. Anche per il motociclismo. Ma questa è l’ora dell’emergenza. Un’ora lunga.

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