SBK: Melandri, addio alle corse. Grazie, Macho!

Melandri, addio alle corse: “Tutte le favole hanno un fine"

Così, dopo Gara 2 di sabato 26 ottobre a Losail, ultimo round del WSBK 2019, Marco Melandri dà l’addio alle corse. Il 37enne ravennate ha mantenuto fede all’annuncio dato in conferenza stampa ai primi di luglio di quest’anno quando, non senza una lacrimina, disse: “Tutte le favole hanno un fine. Ho sentito di non avere più energie e grinta, qualcosa si è spento dentro”. Giù il cappello di fronte a tale onestà intellettuale che onora il pilota e l’uomo. Senza clamori, quasi in punta di piedi, se ne va dalle scene iridate un corridore italiano “importante” che ha segnato, fra molti acuti e qualche nota stonata, oltre un ventennio di grandi corse, prima nel Motomondiale poi nel WSBK. Marco ha infatti corso da protagonista per ben 22 stagioni: 215 gare nel Mondiale GP e quasi 190 nel WSBK. Dal 1998 in 125, 250, MotoGP dove ha conquistato 22 vittorie, 62 podi, 9 pole e, soprattutto il titolo iridato della quarto di litro e dal 2011 nelle “derivate di serie” dove, proprio al debutto, è stato vice campione del mondo, mettendo poi nel suo carniere 22 successi, 75 podi e 4 pole. Vanta numerosi record, come quello di aver debuttato in 125 su Honda, ancora quindicenne, nella prima gara mondiale a Suzuka 1998 e di essere l’italiano più vincente in Superbike. Marco chiude la carriera dopo un’ultima stagione tutt’altro che esaltante (che ha fatto il paio con l’esperienza precedente in Ducati, esperienza infruttuosa quasi quanto quella con l’Aprilia MotoGP nel 2015) in sella alla Yamaha del Team GRT, moto con cui non c’è mai stato il feeling necessario per battersi per la vittoria in gara e tanto meno per il titolo, andato per la quinta volta consecutiva al binomio “cannibale” Rea-Kawasaki. Non sono mancati, comunque, tre podi, significativi ma al di sotto delle aspettative e del “lignaggio” dell’asso romagnolo.

Marco è stato un pilota di talento, quanto problematico, chiamato nel 2017 al gran rientro in Sbk sulla Ducati ufficiale (compagno di squadra Chaz Davies) per riportare l’iride a Borgo Panigale e per rivitalizzare con un gran nome proveniente dalla MotoGP l’immagine di una WSBK “ammosciata”, orfana di un fuoriclasse di grande spessore e traino mediatico quale era stato Max Biaggi. Obiettivi entrambi mancati e non certo solo per responsabilità o per i limiti di Melandri che, comunque, ce l’ha messa tutta, sempre. Al di là di qualche atteggiamento discutibile (ma non è vero che Melandri è stato nei box e in pista un “attaccabrighe”) Marco è stato un pilota intelligente ed equilibrato, appassionato e fiero di essere un corridore, caso mai un perfezionista fino all’esasperazione ma sempre e solo per cercare il miglior risultato per sé, per il suo Team, per la sua Casa e soprattutto per i suoi fan presenti ovunque in Italia e nel mondo. Non ricordiamo qui le tante giornate di gloria, tanto meno quelle negative. Solo un “amarcord”, mondiale Sbk Brno 2011 con due volte la bandiera tricolore sul pennone più alto.

Scrivevamo all’epoca su Motoblog: “Biaggi e Melandri, su un circuito da pelo sullo stomaco, in due corse da incorniciare, meritano il plauso incondizionato perché danno un senso vero al motociclismo della pista (e con quali rischi!) cacciando in un angolino il motociclismo del tifo da curva sud e del gossip. La bagarre, la classifica, il fotofinish, con Melandri primo e Biaggi secondo in gara uno e Biaggi primo e Melandri secondo in gara due, praticamente nel fazzoletto di due volate con Checa a fare sempre da interessatissimo terzo incomodo, non riescono a fotografare la bellezza di una corsa che ha il sapore del “tempo che fu”, nei migliori annali della Sbk o della classe regina del motomondiale. Gli errori (tre in particolare) del “corsaro” in gara uno e le sbavature (due in particolare) di Macho in gara due, invece di sminuire la portata tecnico-agonistica dei due piloti italiani, ne ingigantiscono il valore, accumulandoli in una pagina fra le più belle del motociclismo iridato”. Ci mancano quei duelli fra Marco e Max! Ci mancano anche quei battibecchi, anche roventi, ma che mai debordavano. Adesso anche per Melandri si volta pagina e si apre un nuovo capitolo della sua vita. Così come per il “corsaro” si è aperta una nuova stagione all’interno del Motomondiale, c’è da stare certi che anche Marco non farà il pensionato. Grazie, Macho!

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