Sbk, passata la “tempesta” dello sciopero restano i nodi di sempre. E Rea torna “cannibale”

Rea, riecco il "cannibale". La “rivoluzione” in un bicchier d’acqua non ha avuto strascichi rispetto ai ventilati provvedimenti disciplinari contro i 6 piloti che hanno dato forfait. Meglio così.


Dopo il mezzo sciopero dei piloti sabato in una Gara1 “storica” non per la vittoria di Bautista-Ducati ma per gli undici partenti, la Sbk si è presentata a ranghi completi domenica nella Superpole Race e in Gara 2 sulla pista argentina di San Juan ritenuta da tutti idonea grazie alla bassa temperatura (18 gradi contro il doppio e più del giorno precedente), al minor vento e al gran lavoro degli organizzatori e soprattutto alle gran gomme Pirelli. Quel che è accaduto sabato, la “rivoluzione” in un bicchier d’acqua, non ha avuto strascichi rispetto ai ventilati provvedimenti disciplinari contro i 6 piloti che hanno dato forfait. Meglio così. E’ prevalso il buon senso, anche se mettere il coperchio sopra la pentola in ebollizione non significa aver risolto il problema. Già, qual è il problema? Ci sarà modo e tempo per riprendere una questione delicata quanto complessa. Ma i nodi sono sempre gli stessi e vanno oltre la sicurezza e la idoneità dei circuiti. C’è il ruolo del promoter Dorna e quello della Fim che dovrebbe quanto meno essere quello di “vigilante” e non quello di soprammobile.

Chi e come omologa i circuiti? A chi risponde chi mette la firma sulla idoneità della pista? Sulla base di quali parametri tecnici, interessi di cassetta o di cos’altro i Gran Premi vengono riconosciuti idonei? Chi e come controlla lo stato preventivo dei circuiti e tutto l’ambaradan che in ogni Gran Premio ruota attorno al business delle corse? Chi decide alla fine, in casi particolari (ad esempio, di fronte a un improvviso diluvio e a condizioni di pista pessime, come quelle di San Juan sabato), se correre o cancellare la gara? Fin qui abbiamo visto tutto e il suo contrario facendo perdere credibilità a Dorna, a Fim e ai piloti e rischiando di far precipitare una Sbk già in forte difficoltà su ogni fronte. Già, i piloti. Ancora una volta indecisi, divisi e mai solidali fra loro anche in tema di sicurezza, pronti a rimangiarsi ogni scelta comune per (legittimi) interessi personali o per pressioni dei Team a loro volta nel cappio del promoter, delle Case, delle aziende sponsor ecc. Un multicolore e traballante luna-park nella logica dello show-business.

Comunque, domenica in Argentina, tutto è tornato come prima, almeno rispetto ai risultati in pista, con Jonathan Rea (Kawasaki) di nuovo dominatore, con una perentoria doppietta, ciliegina sulla torta iridata già sua in anticipo, ulteriore suggello ai cinque titoli mondiali consecutivi conquistati in Sbk dall’asso nordirlandese sulla “verdona”. Due gare, comunque, non certo da incorniciare sul piano agonistico dato che Rea ha messo tutti in riga, compreso Bautista – secondo nella gara sprint del mattino e solo quinto nella gara di chiusura del pomeriggio – anche se l’asso della Kawasaki ha impreziosito le sue due nuove marce trionfali (nella Superpole Race in testa dal primo all’ultimo giro) con il nuovo record della pista (1’37.462), una fiocinata un secondo e sette decimi sotto a quello precedente stabilito dallo stesso pluri iridato nel 2018 in Gara1. I due alfieri della Rossa ufficiale, domenica si sono scambiati i ruoli, con Bautista forse già appagato del successo di Gara1 contento di chiudere secondo davanti al sempre pimpante Rarzgatlioglu (12° podio stagionale) nel round domenicale mattutino e quinto in quello di chiusura e con Davies quarto davanti alle Yamaha di Lowes, Van Drr Mark e Cortese e infine, ritrovata la grinta, secondo dopo una bella rimonta in Gara2 precedendo il sempre presente Razgatlioglu a sua volta davanti a Van Der Mark saltato Bau-Bau, poi Lowes, l’idolo locale Tati Mercado bruciato nel finale da Laverty precedendo a sua volta Torres e Haslam non ok fisicamente dopo la gran botta nelle FP2.

E i nostri portacolori? Così così, per non dire peggio. Tutti in zona grigia, tutti oltre la top ten in Gara2 (Rinaldi 11esimo – sabato ritirato - davanti a Camier e Baz; Melandri pensionando 14esimo; Del Bianco ritirato) e peggio ancora nella Superpole Race (14° Rinaldi, 15° Melandri, 16° Del Bianco che aveva centrato la top ten sabato in Gara1), risultati che non si discostano da quanto avvenuto in precedenza quest’anno. La cartina del tornasole viene dalla classifica generale: 9° Melandri (173 punti contro i 601 di Rea), 13° Rinaldi (118), 18° Del Bianco (28), 20° Zanetti (21), 24° l’outsider Pirro (10). I bei tempi di Max Biaggi, ma anche quelli di Chili, di Falappa, di Pirovano ecc., sono solo nell’albo dei ricordi. Che dire? C’è l’esigenza di un ripensamento, resettando. La crisi dei “nostri” è parte di una crisi più generale di una Sbk che arranca, incapace di trovare una sua identità e una sua collocazione, oramai confinata dal promoter Dorna in un campionato di serie B, con il motociclismo incentrato esclusivamente sulla MotoGP, la gallina dalle uova d’oro. Qui siamo.

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