MotoGP Aragon: i tempi sul giro “spiegano” la superiorità di Marquez

Marquez ha applicato in corsa ancora una volta la regola del: “veni-vidi-vici”. Senza esagerare...

Ad Aragon Marquez ha applicato in corsa ancora una volta la regola del: “veni-vidi-vici”. Marc si è involato dopo lo start facendo per tutti i 23 giri gara a sé, con un passo per lui “normale” e tutt’altro che esagerato ma impossibile per gli inseguitori. Una gara tenuta sotto controllo, una cavalcata trionfale, ma senza strafare e… non lineare, suddivisa sostanzialmente in tre fasi: lo strappo iniziale (martellamento per otto giri) con un vantaggio sul primo inseguitore fino a quasi 5 secondi; poi la stabilizzazione centrale dal nono al 21esimo con un vantaggio oscillante dai 5 secondi circa ai quasi 6 secondi; infine l’ultimo giro (23°) con quasi 5 secondi di vantaggio su Dovizioso pur girando in surplace 1’51.930, cioè il suo peggior passaggio, addirittura più lento della prima tornata con partenza da fermo: 1’51.290.

La conferma di tutto ciò viene dall’analisi giro dopo giro. Il Cannibale della Honda terminava il primo passaggio (1’51.290) con un vantaggio di 1.119 (su Miller 1’52.409); il secondo passaggio (1’48.330) con 1.616 (su Miller 1’48.827); il terzo (1’48.549) con 1.911 (Miller 1’48.884); il quarto (1’48.614) con 2.358 (su Miller 1’49.061); il quinto (1’48.829) 2.960 (su Miller 1’49.431); il sesto (1’49.069) 3.767 (su Miller 1’49.876); il settimo (1’49.101) 4.550 (su Miller 1’49.884); l’ottavo (1’49.292) 4.764 (su Vinales 1’49.457); il nono (1’49.418) 4.584 (su Vinales 1’49.238); il decimo (1’49.325) 4.532 (Vinales 1’49.273); l’undicesimo (1’48.893) 4.998 (su Vinales 1’49.359); il dodicesimo (1’40.077) 5.527 (su Vinales 1’49.606); il tredicesimo (1’49.312) 5.473 (su Vinales 1’49.258); il quattordicesimo (1’49.337) 5.833 (su Vinales 1’49.697; il quindicesimo (1’49.299) 6.082 (su Vinales 1’49.548); il sedicesimo (1’49.443) 6.115 (su Vinales 1’49476); il diciassettesimo (1’49.709) 6.426 (su Vinales 1’50.020); il diciottesimo (1’49.463) 6.539 (su Vinales 1’49.576); il diciannovesimo (1’49.817) 6.319 (su Vinales 1’49.597): il ventesimo (1’49.658) 6.373 (su Vinales 1’49.712); il ventunesimo (1’49611) 6.700 ( su Dovizioso 1’49.529); il ventiduesimo1’49.855) 6.812 (su Dovizioso 1’49.967); il ventitreesimo (1’51.930) 4.836 (su Dovizioso 1’49.954).

Che dire? Che Marquez ad Aragon (con una squadra adeguata a lui) abbia gestito un week end di “ordinaria perfezione” è dimostrato sin dal primo turno di prove del venerdì mattina con un distacco agli avversari in FP1 alla … Agostini dei suoi tempi: 1.617 secondi al 2° (Vinales), 2.001 secondi al 3° (Quartararo). Una mazzata di alto significato tecnico-agonistico, un inequivocabile monito per far capire l’aria che tirava e che tira. Poi, domenica in gara, Marquez si è “accontentato” di gestire la propria superiorità, senza esagerare, senza sbavature, dimostrando, oltre al talento e alla determinazione, una capacità di regia, una saggezza e una maturità da fuoriclasse, superiore alle sue precedenti stagioni. Insomma, un pilota completo, oggi il più forte. Come dar torto, quindi, al team manager HRC Puig che alla domanda se è un problema per la Honda che solo Marc guida al top e vince con la RC213V risponde: “Il problema non è della Honda ma di chi con la stessa moto non riesce ad ottenere gli stessi risultati”. E’ vero, nel motociclismo nessuno è imbattibile ma, per adesso, Marquez con la sua Honda si dimostra superiore e imprendibile. L’asso catalano può essere sconfitto in una singola battaglia ma alla fine la guerra la vince lui. E’ Marc il Re della foresta.

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