MotoGP: Rossi-Yamaha, chi decide? La bega del forcellone in carbonio

La due giorni di test a Misano è attesa per valutare i passi avanti della Yamaha in vista del GP San Marino-Riviera di Rimini del 15 settembre e dei successivi sei round finali e soprattutto in ottica 2020


La due giorni di test a Misano è particolarmente attesa per valutare i passi avanti della Yamaha in vista del prossimo GP San Marino-Riviera di Rimini del 15 settembre e dei successivi sei round finali e soprattutto in ottica 2020. Ora, al di là di come si cerchi di indorare la pillola e al di là di sprazzi positivi negli ultimi round sia in qualifica sia in gara soprattutto grazie a Quartararo e a Vinales ma anche a Rossi non sul podio ma … a ridosso del podio, la realtà è quella data dalla classifica generale. Dopo 12 Gran Premi Marquez è in fuga (250 punti) con in tasca l’ipoteca del suo titolo numero otto. Seguono Dovizioso (172), Rins (149), Petrucci (145), quindi le due Yamaha con 5° Vinales (118) e con 6° Rossi (116) e le M1 “satelliti” di Quartararo ottavo con 92 punti) e Morbidelli 10° a quota 69. Fin qui, dei piloti della Casa dei tre diapason solo Vinales ha vinto una corsa (Assen), con un secondo e due terzi posti. Rossi ha fatto due secondi posti. Quartararo un secondo e due terzi. Senza ripetute “sfighe”, la classifica avrebbe potuto essere più sostanziosa, specie per Quartararo e Vinales.

E’ un fatto che Yamaha, al di là degli acuti in qualche qualifica e in circuiti particolarmente “amici”, fatica a reggere l’assalto dell’evoluzione della concorrenza, non composta più solo da Honda e da Ducati, ma anche da Suzuki, come dimostra l’ultimo trionfo di Rins in volata su Marquez a Silvesrtone, ancor più probante di quello di Austin, con il “cannibale” della Honda out. C’è una questione tecnica (cioè di competitività della moto) e c’è anche una questione riguardante i piloti. Più volte abbiamo spiegato che il gap Yamaha non è dovuto all’architettura del motore, il 4 in linea, con i suoi limiti ma anche con i suoi pregi per la maneggevolezza, la guidabilità ecc. In questa sede non ci ripetiamo su quanto già scritto in riferimento ai limiti di potenza, di velocità di punta, di accelerazione, di grip dietro e di setting più in generale ecc., dovuti in particolare all’elettronica con tutte le conseguenze relative. Tutti problemi, è il caso di dirlo, che affliggono più o meno pesantemente anche gli altri piloti in sella alle altre moto concorrenti. D’altronde, quando parliamo di “questione piloti” non intendiamo dire che i piloti delle M1 non siano all’altezza di quelli della concorrenza, anche se di fronte a Sua Maestà Marquez che guida come nessun altro la Honda, di fronte alla continuità di un Dovizioso (con una Rossa assai competitiva ma non più in vantaggio di “motore” come nelle ultime due stagioni), di fronte a uno tsunami qual è oggi Rins, la Casa di Iwata presenta il suo binomio ufficiale a corrente alternata: Rossi più continuo ma privo dell’irruenza del tempo che fu e del colpo da ko e Vinales discontinuo, in chiaroscuro, gran potenziale, ma spesso frenato da qualifiche e partenze in corsa scialbe e non solo da queste. Quartararo è ben di più di un “outsider”, davvero un mastino, il futuro che è già oggi per Yamaha, purtroppo spesso sotto il tiro della jella. Morbidelli cresce ma non è pronto per l’inserimento ai vertici.

Qui siamo. Allora? Allora, proprio alla vigilia dei test di Misano ariecco Rossi con i suoi “lamenti” (peraltro legittimi e non privi di verità) sui limiti della M1 (specie quelli di mancanza di grip al posteriore) e più in generale sui limiti strategici della Yamaha che però – stando sempre a quanto afferma il Doc – va adesso apprezzata perché “ Brno, il Red Bull Ring, Silverstone dimostrano il nuovo positivo modus operandi di Iwata”. Quindi Yamaha promossa? No! L’asso di Tavullia si lamenta perché vuole sulla M1 il forcellone di carbonio, richiesto da tempo ma fin qui senza esito. Quel forcellone di carbonio, va ricordato, già usato felicemente da Marquez sulla Honda (Aprilia e altri ci lavorano…) ma che in Yamaha non ritengono essere risolutivo per la maggior aderenza dietro con più velocità in uscita di curva e maggior durata del pneumatico, pur se comunque va realizzato e, dopo i test, forse usato. Quel “forse” pesa perchè vuol dire tanto anche sul diverso approccio e sulle soluzioni ai problemi fra piloti e Team, in primis fra Rossi, il suo box e soprattutto chi decide ai piani alti di Iwata. Un braccio di ferro fra pilota e Casa? Chissà. Di certo non sono più i tempi di quando tutti (in Yamaha, ma anche prima nei Team di altre Case) pendevano dalle labbra di Valentino. Le ricette del Dottore sono scadute? Si vedrà. Certamente non vengono (più) prese a scatola chiusa. Il GP di Misano pesa anche rispetto a queste questioni “interne” che incidono sui risultati di gara e campionato. Quel che conta, come sempre, è il cronometro, il risultato di gara, la classifica del campionato.

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