MotoGP, Dovi-capolavoro. Il Mondiale resta aperto

Il Dovi conquista l'Austria e tiene aperto il Mondiale

Fuoco e fiamme per tutta la gara fra Dovizioso e Marquez con un finale da trilling dove l’italiano della Ducati brucia in volata lo spagnolo della Honda. Una vittoria emozionante e sofferta, in bilico fino all’ultimo metro, fra due campioni che, menando fendenti senza risparmio, esprimono al meglio la validità tecnica e lo show agonistico del grande motociclismo. Così il Dovi, uscito sconfitto e disarmato nell’ultimo round di Brno e non solo in quello, ci ha messo il cuore: vince di forza, di testa, di tigna, ritrova la motivazione e l’orgoglio dei giorni migliori, riesce a non far cadere l’ultimo “fortino” della Ducati e a tenere aperto questo Mondiale, fin qui dominato da Marquez.

E’ la più bella corsa fatta dal Dovi in carriera. Una vittoria che vale e pesa, in un momento del Campionato dato per perso e in una situazione interna alla Ducati in movimento sul fronte piloti e non solo, dove i musi lunghi non mancano, neppure riferito al Dovi, considerato un bravo ragazzo, un bravo pilota, ma non vincente. E il guizzo vincente di Andrea serve perché qui oggi a fare la differenza è stato il manico del pilota e non i cavalli della Rossa. Comunque, oggi, un match fra giganti, da paragonare a un incontro di boxe d’alto rango, come l’indimenticabile Benvenuti-Griffith del tempo che fu. I bla-bla sulle gomme, sull’elettronica, sulla percorrenza, su ogni diavoleria tecnica e tecnologica, tutto il rumoroso inutile contorno della fuffa, qui va a farsi benedire di fronte alla maestà di una corsa che definire avvincente è poco firmata da due giganti del motociclismo. Giù il cappello di fronte a un pilota e a una Casa che hanno dimostrato di volere e saper tener duro, di non mollare, di non farsi travolgere dal binomio Marquez-Honda, considerato fin qui – risultati alla mano - uno tsunami. E’ vero, il GP d’Austria al Red Bull Ring dello Spilberg è sempre stato territorio della Rossa, che qui ha sempre vinto centrando oggi con Andrea addirittura il poker, quattro vittorie una in fila all’altra. E’ altrettanto vero che lo Spielberg è l’unico circuito iridato dove Marquez non ha mai vinto, battuto lo scorso anno (in volata) dalla Rossa di Lorenzo e battuto questa volta (in volata) dalla Rossi del Dovi. Non solo: pesa anche, evidentemente, la situazione del Campionato, con lo spagnolo primo del round odierno in testa sull’italiano per 63 punti, ridotti ora a 58.

Cosa vogliamo dire? Che Marquez, oltre alle sue qualità eccelse di certo non sminuite quando come oggi in Austria manca la vittoria (quando va male fa secondo!...) conferma la sua crescita, senza inutili e rischiose esagerazioni, senza autolesionistici azzardi. Che non vuol dire correre di conserva o accontentarsi ma dare tutto evitando il patatrac portando a casa il massimo risultato possibile. E’ così che si vincono i mondiali. Ecco. Comunque, il “toro” del Red Bull Ring vede rosso e ancora il Rosso Ducati, quella del Dovi (solo 9° uno “spento” Petrucci a oltre 17 secondi e Miller out per caduta), fa la differenza e torna alla vittoria in questo non facile GP d’Austria. Vittoria che fa bene sul piano numerico della classifica e fa bene al morale del pilota, del Team, di tutta la Casa, degli Sponsor. Una gara e un risultato che fa bene alla MotoGP tutta, a dimostrazione che nelle corse mai niente è scontato. Dalla prossima gara forse Marquez riprenderà la sua marcia trionfale. Ma, appunto, le ruote girano. Si vedrà. E gli altri? Un’altra corsa. Con tre Yamaha dietro ai due mattatori in fuga, Rossi 4° (+7.719) nella forbice fra Quartararo terzo (+6.117) e Vinales quinto (+8.674), con Rins in scia (+8.695). Bagnaia buon settimo (+16.021), Petrucci deludente nono (+17.350), Morbidelli lontano decimo (+20.510), sedicesimo e doppiato Iannone. Il resto in cronaca.

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