MotoGP al giro di boa, la “musica” non cambia?

Chi ferma il binomio Marquez-Honda, cioè il pilota e la moto addirittura “cresciuti” rispetto alle ultime stagioni, ancora più competitivi, più veloci, più affidabili?

Chiusa la pausa estiva, ecco Brno, ecco la MotoGP al giro di boa con Marquez dominatore dei primi nove round dopo cinque vittorie e tre secondi posti, in vetta al campionato con 58 punti di vantaggio su Dovizioso.

Un bottino, quello dell’asso pluri iridato spagnolo della Honda che, senza lo svarione di Austin quando cadde mentre era abbondantemente davanti a tutti, sarebbe stato ancora più pesante, un vero e proprio “cappotto”. I tre prossimi Gran Premi di agosto – Brno, Spielberg, Silverstone – sono decisivi, forse anche sul piano aritmetico, per il titolo della classe regina e l’appuntamento di Misano del 15 settembre potrebbe davvero consacrare di fatto, in anticipo, il campione del Mondo 2019.

La domanda è una sola. Chi ferma il binomio Marquez-Honda, cioè il pilota e la moto addirittura “cresciuti” rispetto alle ultime stagioni, ancora più competitivi, più veloci, più affidabili? Stando alla classifica, gli avversari più accreditati sono i due piloti ufficiali Ducati, Dovizioso (secondo a – 58 punti) e Petrucci (terzo a -64 punti), entrambi con una vittoria a testa e podi e piazzamenti, entrambi ottimi piloti e quindi potenzialmente in grado di contrastare Marquez ma oggettivamente privi del “quid” che fa la differenza sul campo, indispensabile per trasformare i desideri in realtà, un gradino del podio con la corona iridata.

Nel motociclismo vale sempre la regola che “nessuno è imbattibile”. Ma, realisticamente, per battere un fenomeno qual è Marquez serve un pilota dalle caratteristiche diverse ma altrettanto “fenomeno”. Dunque, visti i valori in campo, una battaglia persa? No. Se si applica la regola che “chi non ha buona testa usi buone gambe”, in questo caso se Ducati, pur forte di due ottimi piloti non dispone del “pilota superissimo” con il “valore aggiunto” nel manico, non può che puntare tutte le sue residue chance sul gioco di squadra con una strategia e una tattica che non ammettono indecisioni, incomprensioni, defezioni di nessun tipo.

Già nel 2017 e nel 2018, nel duello diretto Marquez-Dovizioso, chi ha avuto la peggio è stato il pilota forlivese che in questa stagione non ha più il “vantaggio” di una Rossa più potente e più veloce capace di allungare sulle moto avversarie e di un Marquez capace di essere veloce come prima commettendo però meno errori di prima.

Non solo: nel 2018 a Brno il distacco fra i due era minimo (sei punti il vantaggio dello spagnolo sull’italiano con due gare vinte da entrambi) e quindi oggi può pesare negativamente sul Dovi (ma anche su Petrux) un gap psicologico che si assomma a quello aritmetico. In altre parole, se a Brno non c’è una pronta e decisa inversione di tendenza, in Dovizioso e sulla Ducati tutta potrebbe allignarsi la logica peggiore: quella della “ineluttabilità della sconfitta”.

Infine, se non bastasse lo tsunami Marquez-Honda e arrivassero davanti anche i “terzi incomodi”quali ad esempio Rins-Suzuki e Vinales e Quartararo (e Rossi?) sulle Yamaha allora per la Rossa si aprirebbe davvero una fase ad alto rischio, verso una crisi dalle conseguenze inimmaginabili.

Pessimismo? No, realismo. La speranza è l’ultima a morire. Non resta che sperare che a Borgo Panigale le vacanze abbiano portato aria nuova con la definizione di un “piano B” incentrato sulla Rossa come “squadra” alla guisa di una falange e non sul nome del singolo pilota. Altrimenti non resta che l’ultima carta: che sia Marquez, magari tornando alla sua antica indole di… “cascadeur”, l’unico avversario di se stesso.

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