MotoGP, il flop di Losail non ferma la sfida di Lorenzo e della Ducati

Il pilota maiorchino in crisi con la Ducati nel GP del Qatar saprà risalire la china e tornare nelle posizioni di vertice già dal prossimo GP?

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MotoGP Qatar 2017 - A Borgo Panigale guardano la trasferta di Losail con la logica del bicchiere mezzo pieno per l’argentato secondo posto dal valore dell’oro di Andrea Dovizioso anche se il flop del debutto sulla Rossa di Lorenzo resta nel gozzo. La Ducati ha sempre ben figurato a Losail, un circuito “particolare” che si adatta bene alle caratteristiche tecniche della Rossa. Il sistema desmodromico dei motori di Borgo Panigale, rispetto alla soluzione con le valvole pneumatiche, ha minori “friction”, ha un vantaggio di potenza non lontano dai 10 CV che si traduce in una velocità massima delle 4 cilindri bolognesi superiore a tutte le altre moto: 348,7 Km/h per Lorenzo (nel week-end sul dritto, secondo assoluto dietro all’altra Ducati di Bautista 349,6!), 348,0 Km/h per Dovizioso contro i 342,7 della Yamaha del trionfatore Vinales (342,6 Rossi), cioè 7 km di scarto.

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Una differenza, però, che non è bastata al Dovi per superare Vinales sotto la bandiera a scacchi (461 millesimi!) e questo legittima il dubbio che il nuovo “castigamatti” della Yamaha avesse ancora del margine nella manetta. Ma torniamo a Lorenzo che a Losail, in passato, ha sempre mietuto allori con prestazioni eclatanti, mentre l’altro ieri, per la prima volta in gara con la nuova cavalcatura, è andato ko. Nel rimescolamento delle carte dei tre big (Vinales alla Yamaha, Iannone alla Suzuki, Lorenzo alla Ducati) il primo ha colto subito la vittoria, il secondo ha comunque fatto faville pur se poi tradito dalla solita eccessiva irruenza, il terzo non è mai stato in.. corsa, limitandosi a portare a casa il modesto bottino di cinque punticini. Jorge è il vero grande sconfitto di Losail.

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Il maiorchino esce dal primo GP stagionale con una prestazione e con un risultato ben al di sotto delle più pessimistiche previsioni. Il dritto iniziale, per un campione di questo livello, aggrava e non lenisce la pessima prestazione: è di per se’ la spia di una situazione di scarsa lucidità, di difficoltà e di insicurezza sfociata in una tensione oltre misura. Poi restano i 20 giri senza mai un vero acuto, a dimostrazione del mancato feeling del pilota con la sua nuova moto e – perché negarlo – di una situazione di smarrimento e un senso di frustrazione che deve aver colto il maiorchino via via che i giri passavano e il gap aumentava. Jorge, deluso e arrabbiato (ma con chi?) è un campione “consumato”, capace di ballare sui carboni ardenti e di uscirne fuori senza bruciature, non è tipo da scoraggiarsi anche se ha dimostrato ancora una volta di aver bisogno che tutto quadri alla perfezione per dare il 100% e tradurre in pista le sue straordinarie doti di fuoriclasse.

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In condizioni travagliate Jorge soffre e non sarà comunque facile trovare subito, sic et simpliciter, il bandolo della matassa per uscire dal tunnel. Dovizioso, si dirà, ha fatto il risultato perché conosce la Rossa alla perfezione. Vero, ma ciò dimostra il lato positivo della faccenda, cioè la competitività della moto bolognese (quanto meno a Losail), competitività che si raggiunge adattando la guida del corridore alla moto, tutt’ora una moto- destriero “a modo suo”, che vuole essere condotta come vuole lei e non come vuole il suo cavaliere. Ciò detto, va messo adesso nel conto qualche ironia a danno di Lorenzo. Ma non si può inchiodare Jorge sulla croce. Un flop può capitare anche a un fuoriclasse pluri iridato super pagato qual è il maiorchino. Il problema vero è capire i reali motivi di tale debacle. E’ una questione di assetto? Di gomme? Di impreparazione?

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Jorge ha detto di aver finito la gara senza più gomma posteriore. Non è certo questione di motore. Jorge non sente la moto e guida legnoso, lento nella percorrenza di curva, non come sa fare nella sua naturale impetuosa fluidità, e quindi oggi i tempi non vengono fuori. Il salto da una moto “fluida” come la Yamaha ad una moto “ruvida” come la Desmosedici deve aver mandato in bambola Lorenzo, forse illuso dall’evoluzione positiva dei test invernali. Il contraccolpo negativo è stato forte proprio perché forti erano le attese. Evidentemente c’è stato un approccio sbagliato nel lanciare il nuovo binomio, con le dichiarazioni “da spacconi” dei boss di Borgo Panigale e dello stesso pilota, roboanti oltre misura, creando quelle eccessive aspettative che poi sono saltate nella notte di Losail.

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C’è stata una sottovalutazione anche nel rapporto del poco tempo a disposizione dai test alla prima gara, forse illudendosi che il nuovo matrimonio si sarebbe felicemente “consumato” alla prima... accoppiata. Il risultato dimostra che, invece, c’è stato il rigetto. E adesso? Due i punti di forza per la ripartenza. Il primo è dato dal risultato di Dovizioso, dai suoi tempi sul giro, dalla spinta che quel risultato può e deve dare a tutta la squadra, cui va vietata ogni divisione “pro” questo (Andrea) e “contro” quello (Jorge), fra chi festeggia e chi tiene il “muso lungo”. Il secondo è dato dalla convinzione che Jorge non può essersi rammollito in un amen e non è pilota inferiore a Dovizioso (e a nessun altro): deve fare la sua corsa e il suo campionato ritrovando serenità e consapevolezza nei propri mezzi, recuperando queste difficoltà nei tempi necessari senza altri flop ma senza fare disastri.

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C’è anche la questione del rapporto - “psicologico” prima che agonistico - fra i due piloti ufficiali, che dopo Losail può essere vista in modo diverso da prima. E’ vero che Dovizioso non era (tanto meno lo è oggi) il “gregario” (di lusso) di Lorenzo, ma è altrettanto vero che la dirigenza Ducati ha sbandierato per mesi ai quattro venti di voler una “prima guida”, portandosi in casa (giustamente) uno come Jorge, riverito e super pagato. Sono fatti. Ed è pur vero che il compagno di squadra è il primo avversario in pista, ma in Ducati devono adesso tagliare sul nascere egoismi e personalismi (e non solo fra i due driver ufficiali ma anche nel Team) puntando tutto sul valore aggiunto della capacità di fare squadra, sulla volontà di entrambi i piloti di fare fronte comune, indispensabile in questa fase di avvio del campionato, mettendo a disposizione le esperienze reciproche e i rispettivi dati della telemetria.

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Ognuno faccia la sua corsa. Ma guai a logiche di gelosia o di supponenza perché condurrebbero davvero tutta la squadra in fondo al pozzo. Ripartire dal risultato di Losail, senza sminuirlo ma senza ingigantirlo, ben sapendo che Losail – come detto - è da sempre pista tecnicamente favorevole alle Rosse e che serve stare coi piedi per terra confermando da subito quel risultato, anzi rafforzandolo con il ritorno di Lorenzo nei piani alti. Jorge Lorenzo ha lanciato con la Ducati una nuova sfida e non sarà la tappa “no” di Losail a fermarlo.

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