Elena Myers: molestie sessuali dietro al ritiro

Non sarebbero solo i problemi di budget ad aver indotto Elena Myers a lasciare le corse, come dichiarato un anno fa dall'interessata. Purtroppo dietro al ritiro sembra esserci anche un bruttissimo episodio di violenza sessuale, subito nel settembre 2014

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"Con grande rammarico sono costretta a comunicarvi l’impossibilità di reperire sufficiente budget per correre nuovamente quest’anno nella MotoAmerica. Questo non rappresenta affatto la fine della mia carriera nel motociclismo, ma devo essere realista. Chissà, se in futuro dovesse presentarsi la giusta proposta, potrei tornare in sella".

E' con queste parole che, ormai un anno fa, Elena Myers aveva annunciato il ritiro (temporaneo?) dalle corse: "problemi di budget", uno scoglio con cui devono scontrarsi sempre più piloti anche nelle massime categorie. Purtroppo però, nel caso della Myers, la realtà dei fatti sembra essere ben più amara.

La giovanissima Elena (classe 1993) ha infatti rivelato di essere stata vittima di molestie sessuali da parte di un massaggiatore: a distanza di più di due anni dalla drammatica vicenda ha raccontato tutto ai microfoni di Philadelphia Magazine, rompendo il silenzio anche sulle pesantissime ripercussioni psicologiche che l'accaduto ha avuto sulla sua vita e sulla carriera.

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Era il settembre 2014, e la Myers si trovava in un rinomato hotel di Philadelphia assieme alla madre, dopo aver preso parte a una gara al New Jersey Motorsports Park. Una brutta caduta l'aveva indotta a richiedere l'aiuto di un massaggiatore che potesse rimettere in sesto il suo ginocchio e la sua schiena doloranti.

Nulla di eccezionale: normale routine per i piloti di moto, abituati (persino troppo!) a mettersi nelle mani di specialisti per recuperare in fretta da scenografici ruzzoloni nella ghiaia. Il fatto che il massaggiatore fosse di sesso maschile non costituiva affatto un problema per Elena, sicura di trovarsi come tutte le altre volte di fronte a un professionista.

L'aggressore era però già stato accusato in passato di violenze sessuali, e aveva ricevuto la licenza di massaggiatore appena 5 mesi prima. Secondo il racconto di Elena, dopo averla accolta nella zona termale dell'hotel, l'accusato l'avrebbe molestata, ma lei paralizzata dal panico non sarebbe riuscita ad opporsi al suo aguzzino. Il condizionale è d'obbligo, vista l'estrema delicatezza della questione e considerato che non c'è ancora una sentenza del giudice al riguardo.

Dopo il riprovevole episodio, la Myers e la madre si erano rivolte al personale dell'hotel, che però si era limitato a non far pagare loro la camera e offrire il pranzo: oltre al danno la beffa per la povera Elena, che scoraggiata e in mancanza di testimoni decise di non sporgere denuncia alla polizia. "Ero sotto shock, era molto più grande e forte di me ed è stato terrificante, un'esperienza terribile. Ho voluto risparmiarmi una dichiarazione alla polizia e dimenticare questo incidente. Il personale del centro benessere, dell'hotel, nessuno mi ha creduto... non volevo sopportare altre domande".

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Da quel giorno sono iniziati gli attacchi di panico, le crisi, la paura: l'episodio ha segnato nel profondo la psiche di Elena, influendo in maniera consistente anche sulla decisione di lasciare le corse. "Ho zero voglia di risalire su una moto da gara. Forse un giorno cambierò idea" ha raccontato la Myers, che dopo aver sentito che un'altra vittima di violenza sessuale ha sporto denuncia all'hotel, ha però trovato la forza di raccontare la sua drammatica storia.

"Non è una questione di soldi" ha spiegato a Philadelphia Magazine "voglio incoraggiare le altre donne che sono state molestate a resistere, a chiedere giustizia".

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Speriamo che Elena trovi la forza di reagire, di risalire in sella e trasformare la rabbia in energia positiva che le permetta di continuare una carriera che era iniziata nel più strepitoso dei modi: nel 2010 all Infineon Raceway, a soli 16 anni era diventata la prima motociclista di sesso femminile a vincere una gara del campionato AMA Pro Road Racing, per poi ripetersi due anni più tardi a Daytona.

Sempre nel 2010 Elena aveva avuto anche la possibilità di provare, sul circuito di Indianapolis, la Suzuki GSV-R da MotoGP, diventando anche la prima donna a guidare un prototipo della Classe Regina del Motomondiale.

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