Motociclismo, rispetto addio? Dovizioso “spara” su Iannone. Quando Rossi e Biaggi sulla scaletta di Montmelò…

Polemiche pre natalizie. Solo sfoghi personali o battage orchestrato?

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L’ultimo, in ordine di tempo, a soffiare sul fuoco delle polemiche è Andrea Dovizioso che in una intervista alla Gazzetta lancia una fiocinata al suo ex compagno in Ducati e al suo clan: “Iannone e i suoi non hanno rispetto”.

L’Andrea forlivese si riferisce agli “atteggiamenti” dell’Andrea abruzzese senza precisare. Ma una domanda s’impone: cui prodest? Serve a qualcuno o a qualcosa rimestare sul recente passato, specie adesso che i due hanno preso strade diverse, il primo restando in Ducati – dove arriva Jorge Lorenzo – il secondo passando in Suzuki?

Non pensiamo che questi sfoghi siano studiati a tavolino per creare tensione agli avversari in una logica da sfida fra Orazi e Curiazi. Così come, pur con i limiti della Dorna nella gestione della guerra di fine 2015 fra Rossi e gli spagnoli Marquez-Lorenzo riaggiornati in peggio pochi giorni addietro spronando i piloti della Sbk a essere più “cattivi” fra loro anche nel paddock, non riteniamo credibile che ci sia una regia del promoter del Motomondiale per buttare continuamente benzina sul fuoco con l’obiettivo di tener sempre e comunque accesi i riflettori sul Circus e dintorni.

Certo è che l’ambiente delle corse – in primis quello della MotoGP – è giunto a un tale livello di interessi (anche materiali, alias di soldi) esasperando il concetto di sport-spettacolo e di sport-business che ognuno (dal pilota a chiunque altro del giro) vuole difendere la propria posizione pensando che la strada ottimale sia quella di “attaccare”, comunque e a prescindere.

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Il motociclismo, si sa, è sport duro e rischioso in pista e non è sempre facile mantenere la competizione dentro il livello consentito dai regolamenti senza farlo sfociare in una corsa delle bighe al Circo Massimo.

La MotoGP è giunta spesso al limite, qualche volte oltrepassandolo e ancor di più il limite è stato valicato in Moto3 dove la bagarre in corsa è oramai “normale” con veri e propri assalti alla baionetta. Ci sta, diciamo così. Sono le corse, bellezza! Ma il motociclismo non è il pugilato dove i “secondi” caricano il proprio pugile prima di salire sul ring, aizzandolo contro l’avversario come in un combattimento di galli.

Chi scrive queste note ricorda bene quel che per decenni lo speaker ripeteva nel silenzio assoluto – venivano spenti i motori per la partenza a spinta - prima di ogni gara rivolto ai piloti: “Signori conduttori, in corsa date il massimo ma rispettate gli altri piloti che non sono i vostri nemici ma solamente i vostri avversari in gara per poi abbracciarvi dopo la corsa!”.

Quanti duelli accesissimi in pista - specie sui circuiti dove oggi Marquez&C non girerebbero neppure in bicicletta! - fra campioni e fra comprimari, duelli che spesso iniziavano con una stretta di mano sulla linea di partenza e terminavano sul podio e nel paddock con un abbraccio!

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Così accadeva fra Ubbiali e Provini, fra Duke e Surtees, fra Hailwood e Agostini, fra Ago e Paso e fra tanti altri campioni e non. E il grande pubblico, in ogni circuito in Italia e fuori, applaudiva la battaglia in corsa e applaudiva l’abbraccio dei propri beniamini dopo la corsa.

C’era il “volemose bene” forzato o un ambiente da convento delle Suore Orsoline? Tutt’altro! Fiorivano battibecchi e volavano frecciate. Ma su tutto e su tutti prevaleva la consapevolezza di seguire tutti la stessa passione, di puntare tutti agli stessi obiettivi, di correre tutti gli stessi rischi. Tante volte in passato ho sentite con le mie orecchie il vincitore di una gara mondiale informarsi sulle condizioni di salute di un avversario caduto in corsa prima di salire sul podio e festeggiare.

Negli anni 60-70-80 non ho mai visto una spiacevole scenetta sfiorando una rissa da stadio come quella al GP di Catalogna del 17 giugno 2001 fra Rossi e Biaggi sulla scaletta che portava sul podio epilogo di precedenti contatti, gomitate, diti medi alzati e così via.

Cambiano i tempi, è vero. Ma ogni pilota (e non solo) dovrebbe portar con sé, in gara e fuori, oltre alla insopprimibile voglia di primeggiare, anche il rispetto per i propri avversari, rivali sportivi e mai nemici. Solo così si può pretendere il rispetto per se stessi e il motociclismo, sport rovente e di grandi sfide, non si trasforma in corrida

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