Jarno Saarinen, 71 anni fa nasceva la “stella” spenta tragicamente a Monza il 20 maggio 1973

Pur se “solo” una luminosissima meteora spentasi nella tragedia di Monza nel suo massimo splendore, Jarno resta fra i più grandi piloti di tutti i tempi

Vidi personalmente per la prima volta in gara Jarno Saarinen il 9 maggio 1971 nella 250 del GP d’Austria sul velocissimo e ultra pericoloso circuito del Salzburgring, gara d’aperura del motomondiale di quell’anno, vinta da Silvio Grassetti sulla tedesco-orientale MZ, rimanendone impressionato per audacia e stile di guida. Un anno prima, nel 1970, dopo la gara a Salisburgo ancora non iridata, fu proprio Grassetti a “scoprire” Saarinen dopo una gran battaglia nella 250, dicendo che quel ragazzo finlandese, povero in canna, biondo e agile come un felino, era “svitato” e aveva la stoffa per primeggiare e diventare campione del mondo.

Nel 1971 Jarno, nato a Turku l’11 dicembre 1945, aveva 26 anni e nel paddock era già noto, oltre che per la biondissima splendida dolce compagna “tuttofare” Soily sposata proprio il 31 dicembre del 1970, per un particolare “curioso”: fin pochi mesi prima giungeva sui circuiti con Soily e con le sue due moto privatissime 125 e 250 a bordo del … carro funebre di famiglia essendo titolare di una impresa di pompe funebri.

Era il tempo del Continental Circus, con i piloti “zingari” della moto, un mondo variopinto che attizzava la passione e azzerava le classi sociali, dove capitava di vedere un campione del mondo arrivare in circuito con la sua moto sopra un carrozzino trainato da una traballante “2 Cavalli”, un altro (Phil Read) sulla maestosa Rolls Royce con attaccata una modesta roulotte, un altro ancora (Hailwood o Ivy) sulle potentissime Jaguar rigorosamente verdi, quindi Agostini e Grassetti su Porsche Carrera aragosta e blu procida (le loro moto sui van delle rispettive Case), Pasolini sulla sua Fiat 124 Sport e la maggior parte su furgoncini, i più con il mitico “VW T2 BAY” ecc.

Fino al 1970 Saarinen era a livello internazionale un “signor nessuno” ma fu da tutti benvoluto per le sue caratteristiche principali che mantenne sempre: ragazzo col sorriso, aperto, cordiale, disponibile con tutti, pronto a dare una mano a chi la chiedeva. Era, però, insieme al più chiuso e indecifrabile campione delle piccole cilindrate Ernst Degner (prima Mz poi Suzuki), l’unico pilota “ingegnere” essendosi laureato in ingegneria meccanica il 30 aprile 1970 fra una corsa in moto e una con il … carro funebre per dare una mano alla numerosa famiglia con quattro fratelli dopo la scomparsa prematura del genitore.

Nel 1971 giunge l’aiuto della “Arwidson & Co” (nome ben impresso sulle carene delle moto di Jarno), importatrice finlandese della Yamaha, con la dote di una 250 TD2B e di una 350 TR2B e conseguenti primi grandi risultati. Quell’anno dominò subito nella quarto di litro iridata di fronte a grandi campioni (Read, Sheene, Gould, Grassetti, Pasolini, Villa, Nieto, Braun, Smart ecc.) puntando subito nelle cilindrate superiori a caccia di Giacomo Agostini nelle 350 e nelle 500.

Quell’anno il finlandese della Yamaha factory battè il campionissimo della MV Agusta solo a Brno e a Monza, arrivando tre volte secondo e due volte terzo e vincendo anche la 250 a Jarama.
Nel 1972 la musica cambia, con Jarno campione del Mondo della 250 e cinque volte sul gradino più alto del podio (Nurburgring 350, Clermont Ferrant 350, Brno 350, e la mitica tripletta a Pesaro Villa Fastiggi 350 e 500 con la nuova Benelli 4 cilindri 4 T e con la 250 Yamaha), tre volte secondo (Assen 350, Anderstorp 350), tre volte terzo (Modena 350, Imola 350, Imatra 350), una volta quarto (Salzburgring 350), due ritiri (Abbazia e Sachsenring).

Poi subito l’epilogo assassino, nel 1973, con Jarno dominatore prima di Monza con cinque vittorie consecutive (Modena 350, Le Castellet 500, Salzburgring 500 e soprattutto al Nurburgring dove piegò Ago dopo una straordinaria rimonta ), oltre i due ritiri quando stava comandando la 500 a Imola e a Hockenheim. Prima della tragica carambola di Monza – dove perì insieme a Renzo Pasolini – stava dominando nelle classi 250 e 500 pregustando oramai la conquista dei due nuovi titoli iridati, con Agostini ko.

Chi scrive queste note, alle 15 di quella domenica di maggio di 43 anni fa, era proprio all’inizio del curvone di Monza – allora senza varianti – per assistere alla gara della 250 GP e quella scena orribile subito dopo la partenza resta indelebile, scolpita nel cuore. Di quel tragico epilogo scrivevamo tempo fa su Motoblog: “Renzo, l’antidivo dal sorriso mesto sotto gli occhialoni da tartaruga e Jarno, funambolo sul ghiaccio, ingegnere meccanico e titolare di una azienda di pompe funebri a Turku, il più forte pilota degli anni ’70, se ne andavano così. Per amore di quel motociclismo che divorava i suoi figli migliori. Per l’insipienza e l’arroganza di chi quello sport dirigeva”.

Pur se “solo” una luminosissima meteora spentasi nel suo massimo splendore, Jarno resta fra i più grandi piloti di tutti i tempi, il più forte dei primi anni ’70, inconfondibile per qualità stilistica (spalle sempre sotto la carena, petto schiacciato sul serbatoio, i doppi manubri inclinatissimi, moto lasciata scivolar via in curva con svirgolate da far rizzare i capelli), superba capacità tecnica, temerario in corsa – per lui bagnato o asciutto non faceva differenza – un fuoriclasse capace come già Mike Hailwood di portare al limite (e oltre!) moto di qualsiasi tipo e cilindrata su qualsiasi tipo di circuito, privilegiando i tracciati super veloci “da pelo” , quali Spa, Salzburgring, Hockenheim, Monza, Le Castellet, capace di sbalordire ovunque, come a Villa Fastiggi di Pesaro (curvone da… paura! E “esse” fra muri e cordoli!) in uno straordinario “veni-vidi-vici” sulle Benelli 350 e 500 a danno di Agostini- MV Agusta o a Imola in prova sempre con le quattro cilindri pesaresi, sotto il diluvio ecc.

Non ebbe il tempo di raccogliere quanto meritava perché la signora in nero lo rapì, lasciando nel motociclismo un vuoto incolmabile
Una pagina gloriosa, quella scritta da Jarno Saarinen, seppur incompiuta. Ma Jarno ha segnato un’epopea diventando una leggenda immortale del motociclismo.

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