Sepang: Rossi e Lorenzo, addio rancori? Quel doppio tocco di spalla che chiude la “guerra” in MotoGP

Rossi e Lorenzo, gesto di "amicizia" sul podio delle qualifiche. Miracolo del SIC?


Finiscono gli amori ma finiscono anche i rancori. Capita nella vita come capita nello sport, motociclismo compreso. Di che parliamo? Di Sepang.

Ma non delle qualifiche e della gara MotoGP di domani bensì di un fatto, anzi di un atto, semplice quanto a volte impossibile, che definire “evento” è poca cosa, non esprime il senso profondo e la lezione di quanto è successo.

Premiazione delle qualifiche con la splendida pole del binomio italiano Dovizioso-Ducati. Sul podio anche il duo Yamaha factory Rossi e Lorenzo, secondo e terzo miglior tempo, entrambi quindi in prima fila domani allo start.

Rossi s’avvio al proprio posto, sul podio. Subito arriva Lorenzo e gli passa davanti. Rossi gli sorride con gli occhi e con la mano destra batte sulla spalla del “nemico”. Lorenzo fa due passi e contraccambia battendo due volte con la sua mano sinistra la spalla di Rossi.

Un riconoscimento, un saluto, un atto simbolico che recupera un rapporto professionale e umano saltato un anno fa con l’arcinoto presunto “biscotto” dei due spagnoli (soprattutto Marquez) a danno del 9 volte campione del Mondo pesarese. Si volta pagina. Almeno quella dove regnava solo l’incomunicabilità, la negazione di entrambi come campioni e come uomini.

Scriveva nel suo diario intimo Baudelaire: “Si dice che ho trent’anni;/ma se io ho vissuto tre/ minuti in uno non ne ho/forse novanta?/. Già.

Quel gesto di Valentino ricambiato da Jorge durato pochi secondi va oltre la dimensione del tempo e dello spazio per diventare messaggio universale. Così, non solo si ritrova la dignità delle persone, ma si torna al motociclismo scuola di vita, a questi che oggi sono piloti blasonati, osannati e coperti d’oro e che ieri chiamavamo semplicemente “centauri”, per lo più svitati e squattrinati senza arte né parte, zingari di un Continental Circus oggi acceso da luminarie spesso fatue in un motociclismo globale che gira nella logica spesso distorta dello sport assurto a show-business.

Ma, ieri come oggi, sono sempre gli stessi ragazzi che in nome di un ideale e di una passione comune sfidano le mortali insidie dell’asfalto. Li ammiriamo, questi ragazzi, perché ci illudono nella nostra corsa, meno veloce ma forse più intricata, della vita comune di ogni giorno.

Grazie a Marco Simoncelli che già dall’alto era riuscito nel “miracolo” di portare in pista, poche ore prima, insieme, nel ricordo immemore del Sic, Rossi e Marquez. Poi, sul podio delle qualifiche, il resto, con il salutino sulle spalle che scava in profondità di Rossi e la risposta di Lorenzo.

Non c’è altro da aggiungere. Applausi.

  • shares
  • Mail