MotoGP Phillip Island, test con le “molle”. Frustata di Marquez e Vinales. Rossi c’è…con Cadalora. Pretattica Ducati?

I tre giorni di test a Phillip Island dimostrano che la MotoGP non è in cerca di exploit ma è impegnata ad adattarsi “senza strappi” alle nuove centraline elettroniche uniche e alle nuove gomme Michelin imposte dai regolamenti 2016.

Oltretutto, il meteo ballerino e la particolarità dello spettacolare ma infido circuito (da pelo) australiano hanno indotto i piloti a … non strafare, puntando quindi a sviluppare il materiale a disposizione senza l’assillo del crono. Questo per dire che bisogna valutare la tabella dei tempi con le pinze, non considerandoli di più di quello che in effetti sono: una base di partenza reale – pro tempore - sullo stato della fiera, ma non una griglia virtuale dello start di un Gran Premio.

Non ripetiamo qui quanto già scritto in dettaglio da Motoblog. La novità … vera è stata la presenza nel box Yamaha di Valentino Rossi dell’ex pluricampione del mondo Luca Cadalora (personaggio doc sotto tutti i profili) in qualità di osservatore speciale nella prospettiva di diventare il “coach” del 9 volte iridato. Se son rose fioriranno, sperando che la imminente primavera aiuti a formare il nuovo sodalizio fra il pesarese e il modenese.

Dai test, il primo dato che emerge sono le (tante) cadute che hanno coinvolto quasi tutti i piloti con poche eccezioni, fra cui Rossi. Si conferma quanto avevamo già paventato: la nuova gomma anteriore non dà ai piloti la necessaria sicurezza e quando … parte non è recuperabile, producendo la caduta. Riuscirà la Michelin a far fronte a questo non piccolo gap?

Il secondo dato riguarda l’ammucchiata dei piloti, con tempi particolarmente ravvicinati l’un con l’altro. I primi cinque dentro 2 decimi poco più, i primi dieci dentro sette decimi, i primi quindici sotto il secondo. Ciò significa (anche se serviranno conferme in qualifiche ufficiali) che in questo caso Dorna ha visto giusto: i nuovi regolamenti “appiattiscono”, avvicinando fra loro i piloti e anticipando (forse) gare ancor più combattute e spettacolari.

Ripetiamo che su un tracciato come quello di Phillip Island (vale anche per altri, con le dovute proporzioni) tenere aperto – specie nella parte più veloce – prendendosi rischi non da poco (Petrucci docet) porta ad abbassare il tempo e fare la differenza con gli avversari più … guardinghi.

Tornando ai tempi, Marc Marquez è risalito in vetta (1’29.158), a dimostrazione non tanto e non solo del pronto “recupero” tecnico della Casa dell’Ala dorata rispetto alla nuova centralina (Crutchlow terzo tempo: +0.190. Pedrosa settimo: +0.448), ma della volontà indomita del fuoriclasse spagnolo di metterci sempre “del suo”. La sorpresa, si fa per dire, è Maverick Vinales (secondo tempo: +0.141) che conferma la bontà del pacchetto nel giro secco e soprattutto – così come scritto sopra su Marquez – la propensione al rischio del giovane spagnolo della Suzuki sapendo che stare ai vertici della provvisoria classifica è sempre meglio che stare in coda.

Con il quarto tempo (+0.203) di Hector Barbera – una certezza - e con il sesto tempo (+0.425) di … Loris Baz – che inizio! - si entra nel discorso Ducati, con i due ufficiali Dovizioso e Iannone rispettivamente 10° (+0.702) e 12° (+0.774).

Visto con il bicchiere mezzo vuoto non c’è da stare allegri, visto con il bicchiere mezzo pieno non c’è nessun allarme da agitare. Perché? Nel box delle Rosse non c’è aria tesa e anzi il clima è dei migliori, con velata soddisfazione di tutti, compresi i due Andrea. Non c’è la stoccata straordinaria del tempo sul giro ma il gran lavoro svolto rassicura.

Comunque la domanda s’impone: ma i nuovi regolamenti non dovevano dare alla Ducati un vantaggio consistente quanto meno all’inizio? E la “zampata” del rientrante Stoner a Sepang non faceva presagire una Ducati ultra competitiva?

Detta papale papale: a noi pare che la Casa di Borgo Panigale faccia pretattica, sia cioè impegnata a non mettere in campo tutte le carte di cui dispone. Fantasie? Presto verrà a galla la verità, compreso il ruolo di Stoner, oggi “stranamente” nel limbo o, se più aggrada, a bagnomaria.

Per finire, tocca al sempre “presente” Valentino Rossi (quinto tempo: +0.277) salvare l’onore della Yamaha, con Jorge Lorenzo nelle nebbie (volo a parte), nono tempo: + 0.602. Complotti a danno del maiorchino? Sciocchezze! Al prossimo giro le pedine torneranno a posto. Forse.

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