MotoGP: Rossi e Lorenzo, guerra di nervi. Marquez terzo incomodo?

MotoGP 2015 - Il titolo iridato se lo giocheranno i piloti Yamaha, Valentino Rossi e Jorge Lorenzo

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E’ battaglia in pista fra Rossi e Lorenzo ed è, fra i due alfieri della Yamaha, sempre più “guerra” di nervi: una parola, uno sguardo, uno sgarbo valgono adesso più di un contatto di carene in staccata. La MotoGP si infiamma e infiamma, sport di tecnica raffinata, di grande cuore e di passioni travolgenti dove niente è scontato e tutto ricomincia dopo ogni gara. Ne sa qualcosa Marc Marquez, passato dalla stelle alla polvere in meno di un amen.

Qui chi vince ha ragione ed è Jorge Lorenzo a dominare la MotoGP trionfando nelle ultime quattro gare ma è ancora Valentino Rossi a guidare la classifica iridata dopo i primi sette GP stagionali. Il vento in poppa ce l’ha il maiorchino, mai così determinato, lucido ed efficace dopo aver superato lo sfasamento delle prime tre corse d’avvio 2015. Ma il pesarese non perde un colpo e resiste, debole nel giro matto delle qualifiche ma temibilissimo nei furiosi recuperi in gara e per nulla rassegnato, alla ricerca del punto debole del compagno di squadra.

Con davanti ancora undici gare da disputare, tutto può accadere, ma il prossimo Gran Premio del 27 giugno, sulla piana di Assen – vera e propria cattedrale del motociclismo – può dare una svolta, se non alla classifica, nel far pendere la bilancia a favore di uno dei due contendenti.

A modo loro - essendo due grandi campioni molto diversi per esperienza, carattere, tecnica, stile di guida e gestione di corsa – sia Lorenzo che Rossi hanno fin qui giocato una partita che li ha visti allo stesso modo, in ogni week end di gara, sia all’attacco che in difesa. Jorge crede che prove e qualifiche di venerdì e sabato incidano poi nella corsa della domenica, sia sul piano tecnico che su quello psicologico, caricando positivamente se stesso e la squadra e “demoralizzando” l’avversario, inducendolo all’errore, sia nell’impostazione dell’assetto del mezzo che in quello della condotta di gara.

Valentino, da sempre, dà maggior peso alla “trovata” dell’ultimo momento fino al wurm up della domenica mattina, non solo nella scelta della gomma e dell’assetto, ma anche nella strategia della corsa. Entrambi i piloti, fin qui, hanno maggior facilità nel giocare le proprie carte perché la Yamaha è attualmente la moto più equilibrata e competitiva e soprattutto perché di fatto l’avversario più ostico, Marc Marquez, da marziano è tornato … terrestre, con errori e cadute a ripetizione che lo hanno penalizzato in classifica scalfendone il mito dell’imbattibilità.

In questo senso, è più facile (si fa per dire), per Lorenzo impostare e gestire la corsa con la fuga iniziale, lo strappo dei primi giri, la gestione del vantaggio. Così come, dopo qualifiche grigie, è più “appariscente” la rincorsa di Rossi, capace di sorpassi da applausi a scena aperta, ma di fatto una rimonta “difensiva” perché davanti il battistrada gioca al gatto col topo. Allora? Fra i due contendenti sarà l’errore di Jorge o di Vale a dirimere la matassa.

Già, il punto debole e il punto forte c’è sempre e vale per entrambi i contendenti. La strategia di Lorenzo non ha alternative: girare più forte possibile in qualifica per mettere Rossi più dietro possibile alla partenza, aiutato in questo anche dai possibili exploit nel giro secco dei piloti Ducati e Suzuki, oltre Marquez e Pedrosa. Così Rossi è costretto ad inseguire con un gap impossibile da recuperare, come dimostrato ultimamente, subendo Lorenzo capace di giocare al gatto col topo.

La strategia di Rossi è il bombardamento mediatico-psicologico fra un GP e l'altro, la corsa trasformata in ring, un corpo a corpo senza esclusione di colpi – magari con l’aiutino di Marquez – dove le mille diavolerie del 9 volte iridato potrebbero rimettere il maiorchino in fibrillazione, mandandolo in tilt, come ai vecchi tempi. Ma Valentino è ancora quello dei miracoli e del rush finale “ammazzatutti”? Comunque Jorge usa il cronometro come un martello, è maturato e temprato e non sarà facile farlo abboccare all’amo dell’astuto pesarese.

Per esempio una eventuale corsa bagnata ad Assen potrebbe essere, in tal senso, decisiva. Non solo. Fra i due protagonisti della Yamaha, altri “guastafeste” possono spostare il gioco a favore dello spagnolo o dell’italiano: sia i piloti della Ducati che quelli della Suzuki nei primi giri di gara, sia soprattutto Marc Marquez, forse oramai fuori classifica per il titolo ma non certo spettatore disinteressato. Il fenomeno della Honda non fa sconti, ovvio, ma se fosse costretto a scegliere chi “aiutare”, questi non sarebbe Jorge.

Paradossalmente, sul piano inclinato c’è il maiorchino perché il compagno di squadra (Rossi) è il primo “nemico” da battere e perché il connazionale (Marquez) lo è altrettanto. Allora? Lorenzo non ha alternativa: deve continuare a fare quel che ha fatto nelle ultime quattro corse, dominando. A Valentino e a Marc piacendo. Sarà proprio Marquez a dirimere la matassa dei due assi della Yamaha facendo saltare i nervi a Rossi e a Lorenzo?

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