Andrea Dovizioso a Motoblog: "Il telaio? Jorge ha centrato il punto"

Ospiti di Seat Italia, marchio di cui Andrea è testimonial, abbiamo potuto fare quattro chiacchiere con il forlivese della Ducati: abbiamo parlato della stagione in corso, dei problemi della Desmosedici e della sua grande passione per le auto

VERONA, 28 APRILE 2017 - Il tempo atmosferico non è dei migliori, con un sole che va e che viene e con delle nubi in lontananza che sembrano avere tutta l'intenzione di giocare qualche brutto scherzo rovinando la festa a Seat Italia: ci troviamo a Verona, e precisamente al quartier generale di Volkswagen Group Italia, dove i vertici della casa spagnola (di proprietà VW-Audi) hanno indetto una cerimonia per celebrare la consegna di una fiammante Seat Leon Cupra da 300 cv ad Andrea Dovizioso, nuovo testimonial del brand iberico.

Come avranno notato in molti, infatti, quest'anno il logo Seat è presente sulle carene delle Ducati Desmosedici ufficiali del forlivese e di Jorge Lorenzo: è proprio il Dovi ad essere stato scelto come ambasciatore del marchio automobilistico catalano, e proprio per questo i vertici di Seat Italia hanno deciso di donargli un esemplare dell'hatchback sportiva dal cuore caliente. La Cupra sarà anche l'auto ufficiale del Team Ducati Corse per la stagione 2017.

Noi di Motoblog abbiamo ovviamente approfittato dell'evento per fare qualche domanda al pilota della Ducati, marchio che fa parte del medesimo gruppo commerciale di Seat: con la consueta disponibilità che da sempre lo caratterizza, Andrea ha risposto a tutti nostri quesiti nonostante il poco tempo a disposizione. Assieme abbiamo parlato della sua stagione in corso, degli attuali problemi della Desmosedici e anche della sua grande passione per le automobili.

Partiamo con qualche domanda sulla stagione 2017: considerando i passi avanti fatti da voi e dagli avversari, credi che la Desmosedici 2017 sia più lontana o più vicina alle prestazioni di Honda e Yamaha rispetto all'anno scorso?
Non siamo certamente più indietro rispetto al 2016. La moto di quest'anno non è poi così diversa da quella della scorsa stagione, abbiamo fatto dei piccoli ritocchi principalmente al retrotreno e abbiamo notato qualche piccolo miglioramento, ma fondamentalmente la nostra moto è rimasta molto simile alla GP16. Questa è anche la spiegazione del perché molte delle Desmosedici in pista hanno prestazioni affini: negli ultimi anni siamo riusciti a fare una buona base e adesso, diciamo dalla GP15 in poi, non passa poi troppa differenza tra le moto di diverse annate.

Effettivamente in certe occasioni, anche durante i test invernali, la vecchia moto è sembrata essere quasi più equilibrata, facile ed intuitiva della GP17 ufficiale.
No, no, al contrario. Le due moto sono molto molto simili: il motivo per il quale in alcune occasioni le moto satellite sono finite vicino o davanti alle nostre è perché i piloti sono molto forti. Ad esempio Alvaro è un pilota che considero moto veloce, e quando si sente bene come in Argentina va davvero forte e può giocarsela con noi. Non c'è, insomma, un problema specifico con la nuova Desmosedici: dobbiamo, più in generale, trovare la soluzione ad alcuni problemi che non siamo ancora riusciti a risolvere.

Per il momento avete deciso di non usare la nuova carena, che è stata soprannominata "Hammerhead" per la sua forma molto particolare. Non ha dato i risultati sperati?
Abbiamo fatto delle prove, ci sono sicuramente degli aspetti positivi. Tuttavia pensiamo che non sia ancora del tutto pronta, e prima di utilizzarla vogliamo risolvere alcuni problemi. Per il momento, comunque, non abbiamo in programma di usarla.

Nelle ultime dichiarazioni Jorge ha detto che "La Ducati deve rivedere le sue priorità", facendo intendere che una moto da corsa non è solo motore, ma anche telaio: secondo lui a Borgo Panigale dovrebbero insomma concentrarsi maggiormente sullo chassis. Credi che abbia centrato il punto?
Sì, credo che sicuramente abbia centrato uno dei punti in cui dobbiamo lavorare di più. Jorge è un pilota con tanta esperienza e quello che dice dovrebbe farci aprire ancora di più gli occhi su quali siano i settori su cui dobbiamo concentrarci maggiormente. Sono da molti anni in Ducati e sono ben consapevole dei pregi e dei punti deboli della moto, ma l'arrivo di Jorge è stata una conferma importante: sa bene dove bisogna intervenire per riuscire a fare dei passi avanti.

Questa è la tua 5^ stagione con la Ducati e ormai conosci questa moto più di chiunque altro. Il passaggio di Lorenzo dalla M1 alla Desmosedici si sta rivelando più difficile del previsto: quali sono i consigli che ti sentiresti di dare a Jorge, dall'alto della tua esperienza con la Rossa?
E' una domanda difficile, perché dare dei consigli a un Campione del Mondo è decisamente complicato! Credo che un pilota forte come Jorge non abbia bisogno dei consigli di nessuno, ha solo bisogno di tempo per capire qual è il modo giusto di guidare questa moto… sicuramente per lui ci vuole tempo ad adattarsi, perché per molti anni ha guidato la Yamaha, che è molto molto diversa dalla Ducati! Ecco, potrei dirgli che non deve perdere tempo a cercare di guidare la Ducati come guidava la sua vecchia moto: la Desmosedici non è la M1.

Credi che dovrebbe modificare il suo stile di guida?
Credo che dovrebbe adattarlo. Stravolgere completamente il proprio stile di guida è impossibile, direi per ogni pilota… diciamo che deve adattarlo, cercare di capire come fare a sfruttare le doti della Desmosedici a partire dal suo modo di guidare.

Per un Lorenzo che soffre c'è un Rossi che ha di che gioire: il mondiale sembra un affare tra Viñales, Marquez e un Valentino che nonostante i 38 anni e avversari più giovani e veloci di lui in senso assoluto, è primo in Campionato. Ti stupisce?
Nient’affatto. Vale non è più un ragazzino ma si conferma il Campione di sempre: anche quest'anno ha dimostrato di saper gestire i week end meglio di qualunque altro, e anche se non è il più veloce in pista il risultato è che per ora è in testa alla classifica. Maverick in questo momento è il più veloce e ha una moto che forse attualmente è la migliore della griglia, ma Rossi ha dalla sua una grandissima esperienza e credo che avrà la possibilità di giocarsi il Titolo fino alla fine.

Si arriva a Jerez, una pista storicamente ostica per la Ducati. Che ti aspetti dal GP di Spagna?
Sono molto curioso. L'asfalto là è particolare, e le gomme giocheranno un ruolo fondamentale: è difficile fare pronostici, finché non sarà venerdì prossimo non sapremo come si comporterà la nostra moto su una pista che effettivamente non è un tracciato tradizionalmente facile per noi. Dipenderà molto dal grip che troveremo, ma non mi aspetto di andare a Jerez e giocarmi la vittoria: credo e spero che però non saremo poi così lontani.

Parliamo un po' di auto, visto che ci troviamo qui proprio per questo: hai già fatto delle gare in macchina e non sei andato affatto male. Prenderesti mai in considerazione un futuro sulle quattro ruote?
Come dico sempre, sono aperto ad ogni possibilità: al momento non ho un programma, non ho in mente uno specifico campionato che vorrei fare con le macchine. Per ora posso dirti che mi piace tantissimo correre in auto e quando ho l'occasione di farlo accetto molto volentieri! Sicuramente avrò un futuro nelle auto: se poi sarà solo un divertimento o qualcosa di più serio… si vedrà!

Continui comunque a preferire le due ruote.
Tra stare al volante e stare ai semimanubri c'è molta differenza… sono due cose molto diverse: si possono paragonare fino ad un certo punto.

Spiegati.
Per entrambe le alternative ci sono i pro e i contro: con le auto non hai bisogno di essere al 100% fisicamente e ci si stanca molto di meno, cosa che ti permette di continuare a gareggiare ad alti livelli più a lungo, anche quando inizi ad avere una certa età. Inoltre le condizioni atmosferiche sono un problema decisamente minore quando hai due ruote in più ed un tetto sulla testa. Ovviamente, non me ne vogliano i miei colleghi delle quattro ruote, ma l'adrenalina che si prova quando corri in moto in auto non ce l'hai: i sorpassi, le staccate, le pieghe… è proprio un'altra cosa.

Ti ricordi la tua prima gara in auto?
Non ci crederete, ma era proprio con una Seat. Sono passati molti anni, ed era più che altro una scusa per imparare bene il 'nuovo' Circuito di Misano. Era successo grazie a un mio sponsor, che allora era partner del campionato: andò bene, le linee e le traiettorie non erano poi così diverse. E poi non c'era tantissima potenza, il che per un esordiente come me era una buona cosa per prendere confidenza.

Qual è la macchina che usi quotidianamente?
Ho la fortuna di usare un'Audi RS6, una macchina splendida che ti permette stare comodo e anche divertirti un sacco. E' un'auto che mi piace moltissimo!

E quella che invece consideri la tua preferita in assoluto, quella dei tuoi sogni?
Uno dei miei sogni era l'Audi R8 e ho avuto la fortuna di comprarla appena uscita. Ma ora come ora sono contento della mia station wagon sportiva: credo che sia una delle auto complessivamente migliori in commercio e ne sono assolutamente entusiasta, mi ritengo fortunato ad avere la possibilità di usarla ogni giorno.

Permettimi un'ultima domanda, una curiosità personale: prima hai parlato di adrenalina. Un po' di tempo fa hai avuto la possibilità di fare un volo con le Frecce Tricolori: fa più paura la prima volta su un jet militare o la prima volta su una MotoGP?
(Ride) Alla MotoGP ci sono arrivato per gradi, per quanto sia potente e veloce non posso dire che sia stato uno shock assoluto… avendo guidato molte moto da corsa ero abituato a guidare ad alte velocità: sapevo cosa dovevo aspettarmi, anche se ovviamente lì è amplificato all'ennesima potenza. Con le Frecce la cosa che mi ha colpito di più sono stati i G di accelerazione che provi sul tuo corpo, una sensazione assolutamente nuova per me: in moto non li provi, al massimo ce li hai su certi tipi di auto… è stato davvero tosto, anche fisicamente.

Intervista e foto di Manuele Cecconi

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