Yamaha RD350 YPVS, la “Vedova Nera” in carbonio pesa 140 kg
Una Yamaha RD350 YPVS del 1990 rinasce come restomod da 140 kg: carrozzeria in carbonio, ciclistica GSX-R750 e il celebre due tempi originale.
Prendere una Yamaha RD350 YPVS del 1990, conservare telaio e motore due tempi e ricostruire praticamente tutto il resto utilizzando carbonio e componenti di una Suzuki GSX-R750. È la ricetta alla base di questa particolare restomod realizzata da Tomas Gurrieri di Brothers Garage, partendo da una moto rimasta abbandonata per oltre 15 anni.
Il risultato è una RD350 profondamente diversa dall’originale. La carrozzeria è realizzata interamente in fibra di carbonio, mentre forcella, freni, ruote e forcellone arrivano da una Suzuki GSX-R750 del 2001.
Il dato che sintetizza meglio il progetto è però il peso: 140 kg, circa 25 kg in meno rispetto all’esemplare utilizzato come riferimento per la configurazione di serie.
Sotto le carene, invece, rimane il celebre bicilindrico due tempi Yamaha con sistema YPVS. Una combinazione che prova a unire il carattere di una sportiva degli anni Ottanta e Novanta con una ciclistica decisamente più moderna.
Yamaha RD350 YPVS: carbonio per scendere a 140 kg
La RD350 YPVS è una di quelle moto che hanno costruito la propria reputazione attorno a una formula oggi praticamente scomparsa dalle sportive stradali: motore due tempi, peso ridotto e prestazioni concentrate in pochi centimetri cubici.
Presentata nel 1983, utilizzava il Yamaha Power Valve System, meglio conosciuto come YPVS. Si tratta di un sistema che interviene sulla luce di scarico per rendere l’erogazione del due tempi più sfruttabile ai regimi inferiori senza penalizzare troppo il rendimento quando il motore sale di giri.
L’esemplare protagonista di questa trasformazione è però più recente: risale al 1990.
Quando Gurrieri lo ha acquistato, la moto era ferma da oltre 15 anni e in condizioni che rendevano poco scontato un semplice restauro conservativo. Da qui la decisione di recuperare gli elementi fondamentali e costruire intorno a essi la RD350 che aveva sempre immaginato.
Gli unici componenti principali rimasti originali sono infatti telaio e motore.
L’intera carrozzeria è stata rifatta in fibra di carbonio. Non soltanto alcuni piccoli particolari: il progetto comprende serbatoio, codone e carenature laterali anteriori realizzati appositamente.
Il carbonio, insieme all’impiego di altri componenti più moderni, ha permesso di contenere sensibilmente la massa complessiva. La bilancia si ferma a 140 kg, con un risparmio dichiarato di circa 25 kg.
Su una moto di queste dimensioni è una differenza considerevole, soprattutto perché l’obiettivo non era semplicemente ottenere un numero più basso sulla bilancia.
Sotto la RD350 c’è la ciclistica di una Suzuki GSX-R750
La seconda parte fondamentale della trasformazione riguarda la ciclistica.
Come moto donatrice è stata scelta una Suzuki GSX-R750 del 2001. Da questa arrivano numerosi elementi sia dell’avantreno sia della zona posteriore.
Davanti sono stati adattati forcella rovesciata, impianto frenante, ruota, semimanubri e pompa del freno. Anche il parafango proviene dalla GSX-R750, ma è stato modificato per integrarsi meglio con le linee della Yamaha.
Dietro sono stati invece trapiantati forcellone, ruota e freno, oltre alle pedane e alla pompa del freno posteriore.
L’obiettivo è evidente: correggere uno dei limiti inevitabili di una sportiva nata oltre trent’anni fa. Motore e carattere della RD350 restano protagonisti, ma gomme, sospensioni e freni devono gestirli con riferimenti tecnici più moderni.
È stato installato anche un radiatore in alluminio di dimensioni maggiori, pensato per migliorare il raffreddamento.
Curioso il lavoro svolto sulla strumentazione. Il tachimetro conserva l’alloggiamento originale, ma il funzionamento è stato completamente rivisto. Al posto del sistema meccanico viene utilizzata una soluzione digitale che sfrutta il GPS per calcolare la velocità.
Il risultato non è quindi una semplice RD350 restaurata e nemmeno una GSX-R travestita da Yamaha classica. La struttura di base e il propulsore rimangono quelli della due tempi giapponese, mentre buona parte della componentistica che determina il comportamento dinamico arriva da una supersportiva più recente.
Il due tempi resta originale, ma cambia lo scarico
Nonostante la quantità di modifiche, il motore non è stato sottoposto a una preparazione radicale.
Il bicilindrico due tempi della Yamaha RD350 YPVS è rimasto sostanzialmente nelle specifiche originali. Durante il recupero sono state sostituite guarnizioni e frizioni ed è stata effettuata la normale manutenzione.
La modifica più importante riguarda lo scarico realizzato su misura.
Secondo il costruttore, questa soluzione potrebbe aver portato un incremento nell’ordine di 4 o 5 CV, ma non è stata indicata una misurazione al banco che permetta di confermare il dato. Per questo la potenza effettiva della moto modificata non può essere stabilita con precisione.
Più interessante è probabilmente il rapporto tra il carattere del motore e i 140 kg complessivi.
Chi l’ha costruita descrive una moto capace di sollevare la ruota anteriore nelle prime tre marce. Ma la differenza più evidente rispetto alla vecchia configurazione sarebbe rappresentata proprio da pneumatici e freni più moderni.
Le sensazioni vengono paragonate a quelle di una moto da pista, ma con una massa decisamente inferiore.
Una RD350 moderna senza cancellare il carattere originale
Il progetto della Yamaha RD350 YPVS restomod ruota quindi intorno a un compromesso preciso: aggiornare ciò che negli anni è inevitabilmente invecchiato senza eliminare ciò che rende particolare questa moto.
Non è stato installato un propulsore moderno e non si è cercato di trasformare la RD350 in una supersportiva contemporanea.
Il bicilindrico due tempi resta al centro dell’esperienza. Attorno, però, lavorano una forcella più moderna, pneumatici più larghi, freni più performanti e una carrozzeria completamente in carbonio.
Il soprannome “Black Widow”, Vedova Nera, si adatta bene all’aspetto finale, dominato dal carbonio a vista e da una configurazione molto più aggressiva rispetto alla moto di partenza.
Ma il dato forse più interessante resta quello sulla bilancia: 140 kg per una RD350 con ciclistica derivata da una GSX-R750.
È proprio qui che questa special trova la propria identità. Non cerca di ricreare esattamente una Yamaha uscita dalla fabbrica nel 1990, ma prova a immaginare come potrebbe comportarsi una RD350 se alcune delle sue componenti fossero state sviluppate con soluzioni arrivate molti anni dopo.
Una restomod che conserva il due tempi e il telaio della moto originale, aggiornando tutto ciò che serve per renderne ancora più particolare il rapporto tra peso, ciclistica e carattere.