Jay Leno ricostruisce la Indian Chief 1940 dopo il grave incidente

Jay Leno ha ricostruito la sua Indian Chief del 1940 dopo un grave incidente. Il restauro ha portato alla luce vecchie riparazioni e problemi nascosti.

Jay Leno ricostruisce la Indian Chief 1940 dopo il grave incidente
F C
Fabio Chiarani
Pubblicato il 7 ago 2026

Un incidente che poteva mettere definitivamente fuori gioco una Indian Chief del 1940 si è trasformato nell’occasione per riportarla in condizioni migliori di quelle in cui si trovava prima. È quanto accaduto alla moto con sidecar di Jay Leno, rimasta gravemente danneggiata in un incidente nel quale lo stesso collezionista e presentatore americano ha riportato diverse fratture.

La ricostruzione ha però riservato una sorpresa. Smontando la Indian pezzo dopo pezzo sono emersi vecchi interventi eseguiti male, grandi quantità di stucco e riparazioni nascoste sotto la carrozzeria. Problemi che Leno non aveva individuato nonostante possedesse e utilizzasse la moto da molti anni.

Il risultato è stato un restauro molto più profondo del previsto, fino alla ricostruzione del sidecar e alla revisione del motore da 1.300 cc. Una volta tornato in sella, Leno ha scoperto anche qualcosa di curioso: alcune caratteristiche di guida che attribuiva all’età della moto erano in realtà conseguenza dei precedenti lavori eseguiti male.

L’incidente che ha quasi distrutto la Indian Chief

Questa Indian Chief 1940 ha una storia particolare anche prima di entrare nella collezione di Jay Leno. In precedenza era infatti appartenuta a Joe Montana, celebre quarterback della NFL.

Leno l’ha acquistata quasi vent’anni fa sapendo che la moto era già stata restaurata. Per molto tempo l’ha utilizzata senza conoscere fino in fondo le condizioni di alcuni componenti.

Poi è arrivato l’incidente.

Durante un’uscita Leno è entrato in un parcheggio per effettuare un’inversione. All’ingresso era presente un cavo d’acciaio teso e non segnalato, che il pilota non è riuscito a vedere anche a causa del sole frontale.

L’impatto lo ha disarcionato, mentre la Indian, essendo equipaggiata con il sidecar, ha continuato la propria corsa. Dopo aver attraversato alcuni cespugli, la moto ha terminato la sua traiettoria contro un edificio.

Le conseguenze per Leno sono state pesanti: clavicola rotta, entrambe le rotule fratturate e lesioni alle costole. Anche la Indian ha riportato danni talmente importanti da essere praticamente considerata una perdita totale.

Invece di rinunciare alla moto, è iniziato un progetto di ricostruzione completa.

Il restauro svela vecchie riparazioni e una forcella a rischio

È stato proprio lo smontaggio della Indian Chief a far emergere la parte più sorprendente della storia.

Sotto la vernice e le parti apparentemente in ordine sono state trovate grandi quantità di stucco, vecchie riparazioni e interventi eseguiti in maniera poco accurata. Quello che inizialmente poteva sembrare un lavoro necessario soltanto per riparare i danni dell’incidente è così diventato un restauro completo.

Uno dei problemi più seri riguardava la forcella anteriore.

Secondo quanto raccontato da Leno, un precedente proprietario aveva fatto cromare il componente senza seguire correttamente la procedura necessaria. Il rischio era quello della cosiddetta fragilizzazione da idrogeno, un fenomeno che può ridurre la resistenza del metallo rendendolo più fragile.

Per una parte strutturale come la forcella non era certo un dettaglio trascurabile. Leno ha ammesso di aver avuto il timore che il componente potesse rompersi. Durante il nuovo restauro è stato quindi deciso di sostituire l’intero insieme con uno nuovo.

Per riportare in vita la moto il lavoro è stato affidato a Kiwi Indian, specializzata nel restauro delle Indian classiche. La Chief è stata smontata praticamente fino all’ultimo componente e ricostruita con l’obiettivo di rispettarne le caratteristiche originali.

Motore e sidecar ricostruiti, ma senza snaturare la moto

Il lavoro più evidente ha riguardato il sidecar, pesantemente danneggiato nell’incidente.

Una volta smontato, anche qui sono emersi stucco, fibra e tracce di precedenti riparazioni. La soluzione è stata radicale: realizzarne uno nuovo a mano, mantenendo il disegno originale.

Il nuovo sidecar rinuncia però ad alcuni elementi, tra cui la ruota di scorta, con l’obiettivo di contenere il peso. Esteticamente resta fedele all’impostazione d’epoca della Indian.

La ricostruzione non si è fermata alla carrozzeria. Anche il grande motore flathead da 1.300 cc è stato revisionato insieme al cambio a tre rapporti e alla frizione. Proprio quest’ultima ha richiesto un ulteriore intervento dopo una nuova rottura, portando all’installazione di un gruppo completamente nuovo.

L’obiettivo, però, non era trasformare una moto del 1940 in qualcosa di moderno.

La Indian conserva infatti una potenza nell’ordine dei 40 CV, il cambio manuale azionato attraverso la leva vicino al serbatoio, la frizione a pedale e l’accensione a magnete. Tutti elementi che fanno parte dell’esperienza di guida di una moto costruita oltre ottant’anni fa.

Non è neppure una macchina pensata per raggiungere velocità elevate. Leno considera più adatto un utilizzo nell’ordine dei 105-130 km/h, coerente con la natura da cruiser della Chief.

La vera sorpresa è arrivata dopo il restauro, quando la moto è finalmente tornata su strada.

Per anni Leno aveva interpretato alcuni comportamenti poco precisi come normali caratteristiche di una motocicletta degli anni Quaranta. Dopo aver eliminato le vecchie riparazioni e sistemato correttamente ciclistica e meccanica, la Chief ha invece mostrato un comportamento decisamente migliore.

Paradossalmente, quindi, il grave incidente ha permesso di scoprire problemi rimasti nascosti per anni e di intervenire prima che alcuni di questi potessero provocare conseguenze ancora più serie.

La Indian Chief del 1940 è così tornata su strada mantenendo motore, comandi e carattere dell’epoca, ma con una ricostruzione molto più accurata. Dopo averla guidata per 10-15 anni prima dell’incidente, Jay Leno sostiene che oggi la sua storica Indian sia finalmente come avrebbe sempre dovuto essere.

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