Quando il V8 ruggì sulla sabbia: la leggenda di Glenn Curtiss

La replica della Curtiss V8 ricostruita da Dale Stoner ripropone il V8 da 4,4L di Glenn Curtiss: 136,36 mph a Ormond Beach nel 1907, aggiornamenti per sicurezza e affidabilità.

Quando il V8 ruggì sulla sabbia: la leggenda di Glenn Curtiss
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Massimiliano Vetrone
Pubblicato il 2 gen 2026

Nel panorama delle imprese motoristiche più audaci, pochi episodi possono vantare il fascino e l’epicità di quanto accaduto nel 1907 sulle sabbie di Ormond Beach. Un luogo che, ancora oggi, richiama alla mente il coraggio pionieristico di uomini e macchine che hanno saputo riscrivere la storia della velocità. È proprio qui che il nome di Glenn Curtiss è entrato nella leggenda, stabilendo un record velocità che avrebbe resistito indiscusso per decenni e lasciando un’impronta indelebile nell’immaginario collettivo degli appassionati di motori.

A oltre un secolo di distanza, la vicenda torna alla ribalta grazie a un’operazione di recupero filologico e ingegneristico che ha coinvolto l’esperto restauratore Dale Stoner. La sua missione? Restituire vita e ruggito alla mitica Curtiss V8, la motocicletta che con il suo V8 da 4,4 litri e 40 cavalli fu in grado di sbaragliare ogni avversario, superando i limiti tecnologici dell’epoca e proiettando il suo pilota in una dimensione quasi mitologica.

Il processo di ricostruzione di questa replica storica si è rivelato un viaggio nel tempo e nella tecnica. Stoner, meticoloso nella sua ricerca, ha attinto sia agli archivi originali sia all’esemplare custodito in museo, riproducendo con estrema fedeltà il telaio e i complessi ingranaggi secondo i disegni del primo Novecento. Tuttavia, la sfida non si è fermata all’estetica: per rendere la motocicletta adatta a un uso dimostrativo moderno, sono stati introdotti miglioramenti invisibili ma cruciali. Pistoni in alluminio hanno preso il posto di quelli in ghisa, il sistema d’olio è stato evoluto con un carter secco pressurizzato e filtro integrato, mentre la trasmissione è stata rinforzata per evitare rotture meccaniche durante le accensioni più spettacolari.

Il momento clou è arrivato davanti alle telecamere di Jay Leno’s Garage, quando il motore della Curtiss V8 ha finalmente preso vita. Il ruggito primordiale del V8, accompagnato da schizzi d’olio che hanno raggiunto lo stesso Jay Leno, ha rappresentato una scena emblematica: il confronto tra la brutalità pionieristica e la sofisticazione dei nostri giorni. Un’epoca in cui si correva rischiando tutto, dove la velocità era un’avventura vissuta sul filo del rasoio, mentre oggi i sistemi elettronici e i materiali compositi hanno ridefinito i confini della sicurezza e delle prestazioni.

Il 24 gennaio 1907, data scolpita nella memoria dell’automobilismo mondiale, Ormond Beach divenne teatro di un’impresa che avrebbe segnato un’epoca. Qui, Glenn Curtiss conquistò il titolo di uomo più veloce del pianeta, raggiungendo i 136,36 mph e stabilendo un record velocità che avrebbe dominato le due ruote fino al 1930, superando anche molte automobili e perfino gli aerei sperimentali del tempo. Un traguardo che testimoniava il legame sempre più stretto tra l’esperienza aeronautica e l’innovazione su strada, incarnato dall’audace scelta di adattare un motore per aerei a una motocicletta.

La replica storica di Stoner ha suscitato reazioni contrastanti tra gli esperti. Gli storici dell’automobilismo hanno lodato la fedeltà documentale e la coerenza stilistica del lavoro, riconoscendo il valore di una testimonianza che riporta in vita il passato. I puristi, invece, hanno espresso qualche riserva sulle modifiche moderne, temendo una possibile perdita di autenticità. Dal canto loro, gli ingegneri contemporanei hanno sottolineato l’importanza di aggiornare i componenti critici per garantire la sicurezza durante le dimostrazioni: un mezzo del 1907, portato oggi su un palcoscenico televisivo, non potrebbe essere mantenuto nelle condizioni originali senza esporre a rischi inaccettabili.

La trasmissione televisiva ha avuto anche un importante ruolo educativo, portando a un vasto pubblico la narrazione di un periodo in cui sperimentazione, coraggio e visione davano vita a innovazioni radicali. Il confronto tra il carisma grezzo della replica storica e l’efficienza delle moto contemporanee ha evidenziato quanto siano avanzati sicurezza, materiali e comfort, senza però intaccare il fascino eterno della performance e della sfida contro i limiti umani e tecnologici.

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