Barry Sheene entra nella MotoGP Hall of Fame: la leggenda britannica è immortale

Barry Sheene entra nella MotoGP Hall of Fame a 50 anni dal primo titolo mondiale. Il figlio Freddie ha ritirato a Londra la medaglia dedicata al mito britannico.

Barry Sheene entra nella MotoGP Hall of Fame: la leggenda britannica è immortale
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Massimiliano Vetrone
Pubblicato il 11 ago 2026

A cinquant’anni esatti dalla conquista del suo primo titolo mondiale, Barry Sheene riceve uno dei riconoscimenti più prestigiosi che il motociclismo possa tributare a uno dei suoi campioni. Il leggendario pilota britannico è stato ufficialmente inserito nella MotoGP Hall of Fame, entrando ancora una volta nell’Olimpo dei protagonisti che hanno scritto alcune delle pagine più importanti della storia del Motomondiale.

La cerimonia si è svolta a Londra in occasione del Gran Premio di Gran Bretagna 2026 e, naturalmente, Barry non poteva essere presente. Scomparso nel 2003, il due volte campione del mondo è stato rappresentato dal figlio Freddie Sheene, al quale è stata consegnata la medaglia dedicata al padre.

Un momento particolarmente significativo perché arriva proprio nel 2026, quando ricorre il 50° anniversario del primo Mondiale conquistato da Sheene nel 1976.

Barry Sheene, molto più di un campione del mondo

Ridurre Barry Sheene ai numeri sarebbe impossibile. Il britannico è stato infatti uno dei piloti che più hanno contribuito a trasformare il motociclismo da sport per appassionati a spettacolo seguito da un pubblico molto più ampio.

Veloce in pista, carismatico fuori dai circuiti e dotato di una personalità che difficilmente passava inosservata, Sheene diventò una vera celebrità internazionale negli anni Settanta. Un personaggio capace di conquistare anche chi non seguiva abitualmente il Motomondiale.

Il talento, del resto, era emerso molto presto. Nel 1971 riuscì a salire sul podio già alla sua prima apparizione nella classe 125, mentre nel 1974 centrò un piazzamento tra i primi tre anche al debutto nella classe 500.

Per la prima vittoria nella categoria regina fu necessario aspettare soltanto un’altra stagione. Arrivò nel 1975 al TT di Assen, aprendo un capitolo destinato a diventare leggendario.

I due Mondiali consecutivi con Suzuki

Il momento della consacrazione arrivò nel 1976. In sella alla Suzuki, Barry Sheene conquistò il suo primo titolo mondiale nella classe 500, imponendosi come uno dei riferimenti assoluti del motociclismo internazionale.

Un anno dopo fece ancora meglio, difendendo la corona e laureandosi nuovamente campione del mondo nel 1977.

Due titoli consecutivi che contribuirono a costruire il mito di Sheene e a rendere indissolubile il suo nome da quello di Suzuki.

Nel corso della sua esperienza nella massima categoria, il britannico riuscì a conquistare complessivamente 19 vittorie e 40 podi, numeri che raccontano soltanto in parte l’impatto avuto sulle corse dell’epoca.

Le battaglie con Kenny Roberts diventate leggendarie

Tra i capitoli più affascinanti della carriera di Barry Sheene ci sono inevitabilmente i confronti con Kenny Roberts.

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, i duelli tra il britannico e lo statunitense contribuirono a scrivere una delle rivalità più celebri del Motomondiale.

Era una classe 500 molto diversa dall’attuale MotoGP. Moto estremamente potenti, elettronica praticamente inesistente e livelli di sicurezza lontanissimi da quelli moderni rendevano ogni gara una sfida nella quale talento e coraggio dovevano necessariamente andare di pari passo.

Sheene sembrava fatto apposta per quell’epoca.

Il terribile incidente di Silverstone

La carriera del britannico fu segnata anche da incidenti gravissimi, dai quali riuscì più volte a tornare in sella. Uno degli episodi decisivi arrivò nel 1982. Sheene stava vivendo un’altra stagione ad altissimo livello e, dopo le prime sette gare, aveva già conquistato cinque podi. Il sogno di poter inseguire un terzo titolo mondiale sembrava ancora possibile.

Poi arrivò Silverstone. Durante le prove del Gran Premio di Gran Bretagna, davanti al pubblico di casa, Sheene rimase coinvolto in un violentissimo incidente che compromise definitivamente le sue possibilità di lottare per il campionato.

Non significò però la fine immediata della sua carriera. Barry continuò infatti a gareggiare per altre due stagioni e nel 1984 riuscì ancora una volta a dimostrare di cosa fosse capace.

L’ultimo capolavoro sotto la pioggia

A Kyalami, nel 1984, Sheene conquistò sotto la pioggia uno splendido terzo posto, ottenendo quello che sarebbe diventato l’ultimo podio della sua carriera nel Motomondiale.

Una gara particolarmente importante anche dal punto di vista personale, tanto che lo stesso britannico la considerò successivamente una delle migliori prestazioni della sua carriera.

Era la dimostrazione che, nonostante gli incidenti e gli anni trascorsi combattendo contro alcuni dei piloti più forti del mondo, il talento era ancora quello dei giorni migliori.

La MotoGP Hall of Fame rende omaggio a Barry Sheene

Barry Sheene era già stato riconosciuto ufficialmente come una delle grandi leggende del Motomondiale, ma adesso il suo nome entra anche nella MotoGP Hall of Fame.

Il riconoscimento, istituito nel 2025, è riservato ai piloti che hanno lasciato un segno particolarmente importante nella categoria regina, attraverso la conquista del titolo mondiale e altri risultati di assoluto prestigio.

Con i Mondiali del 1976 e 1977, Sheene non poteva che farne parte.

Durante la cerimonia organizzata a Londra è stato Freddie Sheene a ricevere la medaglia dedicata al padre, consegnata da Carmelo Ezpeleta.

Un passaggio simbolico tra generazioni che ha permesso al paddock di ricordare ancora una volta uno dei personaggi più amati della storia delle due ruote.

Il 2026 è l’anno dei grandi tributi a Sheene

L’ingresso nella MotoGP Hall of Fame non rappresenta l’unico omaggio dedicato al britannico nel corso del 2026.

Anche il Goodwood Festival of Speed ha celebrato Barry Sheene, dedicandogli un importante tributo a mezzo secolo dalla conquista del suo primo titolo iridato.

Durante le celebrazioni, Freddie Sheene ha inoltre indossato una replica della tuta utilizzata dal padre. La stessa tuta è stata successivamente messa all’asta per raccogliere fondi a favore di Two Wheels for Life, organizzazione impegnata nel supportare i servizi sanitari nelle comunità africane più remote.

L’iniziativa ha permesso di raccogliere circa 3.600 euro, destinati ai programmi dell’organizzazione in Gambia, Nigeria, Lesotho e Malawi.

A distanza di oltre vent’anni dalla sua scomparsa, quindi, Barry Sheene continua a essere uno dei simboli più riconoscibili del motociclismo mondiale.

I due titoli iridati, le 19 vittorie e i 40 podi nella classe 500 raccontano il campione. Ma dietro quei numeri c’è molto altro: le battaglie con Kenny Roberts, gli incidenti, le incredibili rimonte e soprattutto quella personalità che lo trasformò in una delle prime autentiche superstar delle corse motociclistiche. Adesso anche la MotoGP Hall of Fame gli assegna definitivamente un posto tra gli immortali.

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