Addio benzina, la polizia indiana sceglie 1.100 moto elettriche

La mobilità elettrica conquista anche le forze dell'ordine indiane. La polizia del Bihar punta su 1.100 moto Revolt BlazeX, con 150 km di autonomia dichiarata, GPS integrato e batteria estraibile.

Addio benzina, la polizia indiana sceglie 1.100 moto elettriche
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Fabio Chiarani
Pubblicato il 7 nov 2026

La benzina? Per una parte delle pattuglie indiane potrebbe presto diventare un ricordo. La polizia dello stato del Bihar, in India, ha ordinato 1.100 moto elettriche Revolt BlazeX, destinate ai servizi di pattugliamento nella città di Patna. Una fornitura importante, soprattutto perché non riguarda mezzi progettati appositamente per le forze dell’ordine, ma motociclette già disponibili sul mercato.

La scelta punta su una formula piuttosto semplice: autonomia dichiarata fino a 150 km, batteria removibile e GPS integrato. Caratteristiche che, almeno sulla carta, possono adattarsi bene agli spostamenti quotidiani delle pattuglie urbane.

E c’è anche un altro aspetto da considerare: il prezzo. La BlazeX costa poco più di 1.200 euro al cambio indicato per il mercato indiano. Una cifra che rende questa operazione ancora più interessante, anche se il costo effettivo della fornitura alla polizia non è stato comunicato.

La polizia indiana ordina 1.100 Revolt BlazeX

L’ordine riguarda 1.100 Revolt BlazeX che entreranno nella flotta della polizia del Bihar, con destinazione Patna, capitale dello stato indiano. A occuparsi della fornitura sarà Revolt Motors, marchio specializzato nella produzione di motociclette elettriche.

Il contratto prevede il completamento delle consegne entro gennaio 2027, ma il costruttore punta ad anticipare i tempi e a concludere le operazioni già entro novembre 2026.

Non si tratta, quindi, di una semplice sperimentazione con pochi esemplari. Il numero di veicoli ordinati suggerisce un impiego concreto delle due ruote elettriche nelle attività quotidiane delle forze dell’ordine.

La particolarità? La BlazeX non è una moto speciale riservata alla polizia. È lo stesso modello acquistabile dai privati, senza una versione specifica sviluppata per il servizio istituzionale.

Una scelta che potrebbe semplificare anche la gestione della flotta, almeno per quanto riguarda la disponibilità di componenti e la manutenzione ordinaria. Resta naturalmente da verificare come le moto saranno organizzate e utilizzate durante i turni di servizio.

Per Revolt Motors si tratta inoltre di una commessa significativa. Secondo i dati di immatricolazione riportati per il periodo compreso tra agosto 2019 e metà febbraio 2026, le motociclette del marchio circolanti in India hanno superato quota 50.000 unità.

Revolt BlazeX: 150 km di autonomia e batteria removibile

Ma cosa offre concretamente questa moto elettrica? La Revolt BlazeX monta un motore centrale da 4,1 kW di potenza massima, equivalenti a circa 5,6 CV. Non sono numeri da sportiva, ma l’obiettivo del modello è un altro: muoversi negli spostamenti quotidiani senza consumare benzina.

La batteria agli ioni di litio ha una capacità di 3,24 kWh e utilizza celle con chimica NMC. È inoltre certificata IP67, una protezione contro l’ingresso di polvere e acqua secondo specifiche condizioni di prova.

L’autonomia dichiarata raggiunge i 150 km nel ciclo indiano IDC. Attenzione, però: si tratta di un valore ottenuto secondo lo standard locale, non di una percorrenza garantita in qualsiasi situazione.

Nel traffico reale possono incidere velocità, temperatura, stile di guida, carico trasportato e frequenza delle fermate. Per una pattuglia che si muove prevalentemente in città, conoscere l’autonomia effettiva sarà quindi fondamentale per organizzare i turni.

Il dettaglio più pratico resta comunque la batteria removibile. Invece di lasciare necessariamente la moto ferma durante tutta la ricarica, è possibile estrarre l’accumulatore. Con una batteria di ricambio già carica, si potrebbe ridurre il tempo di inattività del veicolo.

Naturalmente, per sfruttare davvero questo vantaggio servono accumulatori aggiuntivi e un’organizzazione adeguata. Non è stato specificato se la fornitura alla polizia comprenda anche batterie supplementari.

La ricarica può avvenire attraverso una normale presa domestica da 10 A, senza richiedere necessariamente una colonnina dedicata. Un aspetto utile soprattutto quando bisogna distribuire numerosi veicoli tra più sedi operative.

C’è poi il GPS integrato, che può contribuire al monitoraggio della posizione delle motociclette durante il servizio. Per una flotta numerosa è una funzione utile, anche se le modalità di gestione dei dati dipenderanno dall’organizzazione adottata dalla polizia.

Quanto costa e perché può funzionare nelle pattuglie

Uno degli elementi più curiosi della Revolt BlazeX è il prezzo. In India il listino parte da 134.990 rupie, equivalenti a circa 1.268 euro secondo il cambio riportato per il modello. Una cifra che non comprende registrazione e assicurazione.

Questo, però, è il prezzo destinato al pubblico. Non conosciamo l’importo effettivamente pagato dalla polizia del Bihar per la commessa da 1.100 unità, né eventuali condizioni particolari legate alla fornitura.

Il vantaggio economico dell’elettrico potrebbe emergere soprattutto nell’utilizzo quotidiano. Una moto a batteria non richiede rifornimenti di benzina e presenta alcune esigenze di manutenzione diverse rispetto a un modello con motore termico.

Non significa che i costi spariscano. Pneumatici, freni, controlli periodici e gestione degli accumulatori restano voci da considerare. Per stabilire quanto possa risparmiare la polizia servirebbero dati sui chilometri percorsi, sul costo dell’energia e sulle spese di manutenzione.

C’è anche il tema dell’operatività. Le moto elettriche possono risultare adatte a servizi urbani con tragitti relativamente brevi e rientri programmati alla base. Diverso il discorso per pattugliamenti molto lunghi o turni che richiedono un impiego continuativo senza soste.

In questi casi, la possibilità di sostituire la batteria potrebbe diventare decisiva.

L’arrivo delle 1.100 Revolt BlazeX rappresenta quindi un banco di prova concreto per le moto elettriche utilizzate dalle forze dell’ordine. Non soltanto per le emissioni allo scarico, assenti durante la marcia, ma anche per capire come organizzare ricariche, manutenzione e disponibilità dei mezzi.

Il prossimo passaggio sarà verificare il completamento delle consegne e soprattutto il comportamento delle motociclette nell’utilizzo quotidiano. Perché i 150 km dichiarati sono un buon punto di partenza, ma sarà il lavoro sulle strade di Patna a mostrare quanto questa soluzione possa essere efficace. E chissà che, con risultati positivi, altre flotte di servizio non decidano di seguire la stessa strada.

 

 

 

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