Motomondiale e coronavirus, salta anche Austin?

Coronavirus: Austin annuncia lo stato di emergenza con il divieto dei grandi eventi mettendo così a rischio l’effettuazione del GP delle Americhe del 5 aprile


Chissà se la recente previsione di Carmelo Ezpeleta: “Possiamo correre anche a Natale” oltre che azzardata sia anche sin troppo ottimistica per l’elenco dei Paesi che di fronte ai rischi del coronavirus annunciano restrizioni sconvolgendo il calendario del Motomondiale 2020. Adesso è Austin che annuncia lo stato di emergenza con il divieto dei grandi eventi mettendo così a rischio l’effettuazione il GP delle Americhe già in programma per il prossimo 5 aprile. Non bisogna essere preveggenti per capire che, di fatto, ciò comporta la cancellazione di quello che avrebbe dovuto essere il terzo round stagionale dopo che l’apertura in Qatar avviene senza la gara della MotoGP e che il GP di Thailandia, previsto per il 22 marzo, è stato posticipato al 4 ottobre. Il comunicato rilasciato dal governo della città di Austin recita: “Eventi con 2500 o più persone sono proibiti, almeno finché gli organizzatori non siano in grado di assicurare alla Salute Pubblica di Austin che sono stati adottate tutte le misure per arginare il diffondersi della malattia. Ogni evento verrà valutato”. Per la cronaca, nel 2019 al GP furono presenti più di 50.000 spettatori oltre il giro degli addetti del Circus e quindi, a meno di miracoli, si può capire l’epilogo della vicenda.

Stavolta ha ragione il Ceo della Dorna Ezpeleta a dire quanto la situazione sia “imprevedibile” e “cambi di giorno in giorno”. Già. Passo dopo passo e rinvio dopo rinvio la situazione non può che destare forti preoccupazioni. C’è da sperare che almeno la Spagna resti fuori dal contagio ma, vista l’aria che tira anche in Europa, è assai improbabile che ciò avvenga. Se davvero anche la Spagna dovesse essere colpita pesantemente dal coronavirus, allora il Motomondiale 2020 entra in una situazione mai vista in precedenza dal 1949 ad oggi. Previsioni? Allo stato attuale, impossibili. Ottimisti sempre. Stando però con i piedi per terra. Ricordiamo che non è la prima volta, nella storia del Motomondiale, che un round viene posticipato o addirittura cancellato. Ma è la prima volta che questo accade non per problemi di sicurezza in pista o di meteo ma per un allarme sanitario con il rischio di epidemia generalizzata. Il problema c’è ed è internazionale, anzi globale. Ci riferiamo, evidentemente, al coronavirus e alle ripercussioni nel motomondiale, specificatamente nella MotoGP. il Motomondiale, così come altri sport, subisce un duro colpo con ripercussioni negative di cui nessuno oggi può prevederne l’entità. I fatti di queste ore dimostrano che anche lo show del grande sport internazionale deve fare i conti con la realtà. Non si può che prenderne atto sperando che le autorità sanitarie, istituzionali e politiche nazionali e internazionali siano in grado, a breve, di far fronte a questa situazione di emergenza arginando e bloccando l’epidemia che, al di là degli aggettivi, tale resta e fa danni alle persone e non solo.

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