MotoGP, Iannone e la “questione” doping nel motociclismo

Il caso Iannone, la questione droga è presa sottogamba: in MotoGP non è fra le priorità

Anche se la brutta vicenda di Andrea Iannone, sospeso dalla FIM per steroidi anabolizzanti androgeni esogeni, è finita persino su Novella 2000, stavolta non si tratta di gossip. Carta canta, come si dice. E qui un campione di urina di Andrea esaminato dal laboratorio tedesco accreditato WADA è stato trovato positivo a una sostanza proibita. Ormoni (steroidi, androgeni, anabolizzanti esogeni), va detto e ridetto, usati per migliorare le proprie prestazioni ma anche per curare infortuni ecc. Iannone ha subito ribattuto: “Sono totalmente tranquillo, disponibile a qualsiasi controanalisi”. Serve, ovvio, la controprova. Il pilota rischia molto, sapendo anche che i tempi del giudizio sono lunghi, legati a un iter da slalom. Dopo aver mosso tutto questo casino - un vero e proprio pietrone nello stagno di una MotoGP double-face fra luci e ombre, fra quel che di bello si sa e si vede e quello che di brutto si sa che c’è ma non si dice - la WADA e la FIM sanno bene che da questa vicenda qualcuno ne uscirà con le ossa rotte. Così come il promoter DORNA sa che non può limitarsi a “seguire” gli eventi, da spettatore. Ribadiamo i nostri concetti: il dovere del dubbio è un valore. Garantisti, sempre e per tutti. Cautela, sempre e in ogni situazione. C’è un iter con le sue regole e i suoi tempi e a quello, piaccia o no, ci si deve attenere. Qui non sono in discussione il talento, la qualità, i risultati in pista di Iannone pilota. L’asso di Vasto da tempo è agonisticamente in una china discendente: forse perché, al di là delle intenzioni e delle dichiarazioni di facciata, altre oramai sono le sue (legittime) priorità. Questa storiaccia del doping può anche finire – ce lo auguriamo – in una bolla di sapone ma l’involuzione di Iannone pilota comunque c’è e resta, doping o no. Una volta si diceva di un pilota sui generis: “E’ svitato ma vince”. L’Andrea abruzzese non è “svitato”, fa notizia per questioni extra corse ma non è più un pilota vincente. Ma le classifiche di gare e di campionati sono altra cosa dal tunnel del doping.

Sin dai tempi antichi si sono usate sostanze per attenuare l’ansia, il dolore, per esaltare emozioni, per rendere di più, accrescere le prestazioni e l’efficienza agonistica, diminuendo fatica e stress. Casi di doping ci sono stati e ci sono in diverse discipline sportive e il motociclismo stesso, non senza polemiche e interrogativi rimasti tali, ne è stato coinvolto. Ai tempi del motociclismo de: “I giorni del coraggio” l’uso del palloncino sulla griglia di partenza avrebbe sfoltito i partecipanti. Erano altri tempi e, comunque, un conto è un goccio di whisky o di grappa prima di buttarsi nei saliscendi del TT o nelle serpentine del vecchio Nurburgring sotto la pioggia battente, un conto è l’uso scientifico di anfetamine e dei loro derivati che fanno aumentare la concentrazione, l’aggressività, lo spirito agonistico con gravissimi effetti collaterali per chi ne fa uso. La domanda è d’obbligo: c’è oggi nello sport, motociclismo compreso, l’opera di prevenzione del doping soprattutto per i ragazzi e i giovanissimi impegnati non a gareggiare per il gusto di partecipare ma per vincere, che usano le cosiddette sostanze “body image drugs” per modificare l’aspetto corporeo rimandando all’atleta un’immagine di sé che corrisponde alle proprie aspettative?

Questioni complesse, non affrontate adeguatamente. Oggi, la bega-Iannone riporta alla questione del “sistema” di come si gestisce nel Motomondiale e in generale nel motociclismo – sport per eccellenza di alto rischio e di alta competitività cui non è detto che certe sostanze proibite aiutino davvero – l’ingarbugliata matassa del doping e dell’assunzione di droghe. I precedenti di West, Haga, Gobert ecc. sono stati archiviati come “eccezioni”, incidenti di percorso. Cal Crutclow, senza peli sulla lingua, aveva già detto che in MotoGP la droga c’è e che non ci sono i controlli adeguati. Il presidente FIM Vito Ippolito confermava: “Cal ha ragione, i controlli antidoping vanno incrementati”. Ma alle parole non sono seguiti i fatti. La FIM delega una agenzia che effettua i controlli nel corso della stagione, saltuariamente, due-tre volte l’anno, solitamente sulle urine ma anche sul sangue. Vengono scelti tre piloti per ogni categoria, i primi tre o tre a sorteggio o su indicazione della stessa FIM con buste aperte solo poco prima dei prelievi. Poco? Meglio di niente. Ma la questione è presa sottogamba, non è fra le priorità. Addirittura c’è chi dice che nel Circus iridato non ci sono controlli antidoping adeguati per mancanza di soldi. Viene da ridere. Anzi, viene da piangere.

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