Valentino Rossi in Sbk? Per Biaggi è possibile. I “pro” e i “contro”

Non sarebbe facile per l’asso di Tavullia ripetere la sua precedente epopea d’oro del Motomondiale, ma aggiungere ai suoi 9 titoli mondiali un altro titolo nella Sbk significherebbe fare il “colpaccio” che nessun altro ha mai fatto nel motociclismo

L’EICMA di Milano che si è appena chiuso con una abbuffata di novità di tutte le Case motociclistiche è stato anche l’occasione di incontri ravvicinati fra campioni ed ex campioni di oggi e di ieri con gli appassionati e con la stampa. Fra le altre, degne di nota, sono state le considerazioni a 360 gradi del 6 volte campione del Mondo Max Biaggi positivamente impegnato con una propria squadra nel Mondiale Moto3 che la prossima stagione schiererà il 24enne Romano Fenati e il 18enne Alonso Lopez. In particolare, il “Corsaro” ha detto la sua sull’ex “nemico” Valentino Rossi non escludendo, anzi auspicando, un futuro del 9 volte iridato nel mondiale Sbk. In questo caso la parola “futuro” ha un significato particolare perché Valentino il prossimo febbraio compie 41 anni e con il 2020 di certo ancora in MotoGP il Doc pesarese debutterebbe in Sbk a 42 anni compiuti, cioè un anno in più di quando Biaggi, all’epoca 41enne, chiuse con le corse, da vincente, con in tasca l’ultimo suo sesto titolo iridato, il secondo in Sbk.

Per Rossi, dunque, un futuro in Sbk? “Fino a quando c’è tanto entusiasmo e non si sente la difficoltà a dare, finchè non ti senti affaticato, Perché no? Poi c’è l’ambiente più bello…” ha dichiarato Max sornione e non senza una punta di malizia. Con l’ipotetico passaggio dello storico rivale nel mondiale delle derivate di serie il “corsaro” capitolino dimostrerebbe ancor di più che la Sbk non è il campionato di… serie B e che i suoi due ultimi titoli del 2010 e del 2012 hanno lo stesso valore di quelli conquistati prima nel Motomondiale. Soprattutto metterebbe Valentino in una situazione delicata quanto imbarazzante soprattutto proprio nel rapporto con Max: non sarebbe per niente facile per l’asso di Tavullia ripetere la sua precedente epopea d’oro del Motomondiale e trovare subito in Sbk il feeling con moto, team e ambiente assai diversi dalla MotoGP e bissare i passati trionfi di Biaggi. Certo, per Rossi aggiungere ai suoi 9 titoli mondiali un altro titolo iridato nella Sbk (o addirittura due!) significherebbe fare il “colpaccio”, quel che nessun altro ha mai fatto nel motociclismo.

Anche qui la medaglia ha due facce. E se, passando in Sbk, Rossi fallisse, con un clamoroso flop? Per Valentino il gioco (rischioso) del passaggio in Sbk non vale la candela per cui non gli resta che puntare tutte le proprie residue chance rimanendo dove è sempre stato e dove è. Almeno fino a che il cronometro con i tempi sul giro e i risultati in pista glielo consentono. Finora, pur non vincendo più titoli e gare da tanto tempo, Valentino ha comunque dimostrato di avere un ruolo importante in gara e in campionato, di essere ancora competitivo anche in una MotoGP di nuova dimensione, dominata dal cannibale Marquez e sempre più segnata dall’arrivo di agguerritissimi giovani leoni. Sarà Rossi, ovvio, a decidere se e quando appendere il casco al chiodo. Vale sempre, però, il monito del Drake: “Quando è ora di smettere, bisogna smettere. Guai illudersi!”. Rossi competitivo sta bene in MotoGP. Rossi non più competitivo non sta bene nemmeno in Sbk. Né a Valentino né al motociclismo serve la riproposizione di quanto fatto da Buffalo Bill quando nel 1883, dopo i trascorsi “eroici”, creò il Bill Wild West Show, lo spettacolo circense itinerante in cui venivano ricreate rappresentazioni western fra cui la gloriosa battaglia di Little Bighom dove morì il generale Custer. Il motociclismo non è la corsa insanguinata dei gladiatori sulle bighe al Circo Massimo ma neppure la brutta copia del “teatrino dei pupi”.

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