MotoGP, Marquez-dittatura!

Marque, che pole-record! E che passo!

Tempi duri, anzi durissimi per gli avversari di Marquez che anche qui nell’infuocato Red Bull Ring (33,9 gradi la temperatura dell’aria, 52,4 quella dell’asfalto) sono costretti a inchinarsi di fronte alla netta, inequivocabile superiorità del pluri campione del mondo spagnolo della Honda. Marquez non solo vola nel giro secco bruciando il record della pista del 2016 di Iannone ma procede con un gran passo come un rullo compressore, implacabile: non perdona, non lasciando agli altri neppure le illusioni. La gara è domani, questa è solo la pole ma l’1.23.027 del cannibale, oltre a prefigurare qual che succederà in corsa, suona come una sentenza ben oltre il round specifico, per il campionato.

Su un circuito dove si gira ben sotto l’uno e trenta, rifilare mezzo secondo ai più diretti avversari (Quartararo +0,434; Dovizioso +0.488 in prima fila; Vinales +0.496, poi Bagnaia +0.625; Nakagami +0.642 in seconda fila; quindi in terza fila Rins + 0.654; Miller +0.661; Crutchlow +0.727) fino ai quasi 8 decimi (+0.790) di Rossi che chiude la top ten vuol dire semplicemente dominare. Poi in corsa tutto può succedere anche se fin qui è successo quel che si sa, con Marquez “padrone” del campionato senza una piega, senza “se” e senza “ma”. E’ la legge delle corse, bellezza! E’ la legge del più forte. La ruota gira? Sì, ma ancora più a favore del binomio Marquez-Honda.

Nelle qualifiche dell’anno scorso Marquez segnò la pole con il tempo di 1’23.241 davanti a Dovizioso (1’23.243) per soli 2 millesimi! Un distacco così minimo non accadeva nella classe regina da 15 anni! Dai due millesimi del 2018 al quasi mezzo secondo di oggi c’è un abisso, la dimostrazione degli attuali valori in campo. Anche gli avversari, però, non sono tutti sullo stesso piano. Dove sono le Yamaha date sempre “out”, senza alcuna chance? Secondo con il magnifico rookie Quartararo, un cuneo rovente fra Marquez e il Dovi, quarto con un Vinales atteso a dimostrare anche in corsa quel che di splendido fa in qualifica. Ancora una volta a Rossi, stavolta c’è di mezzo una sbavatura finale, tocca far buon viso a cattiva sorte, mandando giù il rospo sperando nel solito (mezzo)miracolo in corsa. Un bravo a Bagnaia, finalmente sulle linea avanzate, nel mezzo della seconda fila. Peccato Petrucci, 12esimo, a terra nel finale. Sì, tempi duri. Ma non per tutti. C’è aria di festa e di… musi lunghi.

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