MotoGP: Rossi, pilota “emerito” Yamaha o nuova sfida sotto un’altra bandiera?

Torniamo sulla “questione Rossi” perché il futuro prossimo di Valentino avrà comunque forti ripercussioni per la MotoGP e per il Motomondiale non solo sul piano sportivo ma anche su quello mediatico e del business


Torniamo sulla “questione Rossi” non perché il nodo sull’uscita di scena dell’asso di Tavullia è il tormentone motociclistico di questa estate rovente ma perché il futuro prossimo di Valentino avrà comunque forti ripercussioni per la MotoGP e per il Motomondiale non solo sul piano sportivo ma anche su quello mediatico e del business. Non si sa come questa vicenda evolverà sin dalla ripresa del prossimo GP di Brno del 4 agosto e nel proseguo della stagione fin qui dominata da Marquez ma con le Yamaha di Vinales e di Quartararo in grande evidenza, idem la Suzuki di Rins, mentre in forte difficoltà è proprio Rossi e non stanno meglio le Rosse con Dovizioso e Petrucci. Stringiamo. Nel motociclismo vale da sempre una regola: così come quando un pilota domina ripetutamente gare e campionati significa che c’è una netta superiorità del “pacchetto” (pilota-moto-team) - come è stato ad esempio a fine anni ’60 e primi anni ‘70 nel caso di Agostini-MV Agusta - all’opposto quando quello stesso pilota non raggiunge più i risultati delle sue stagioni d’oro, la debacle non può essere causata esclusivamente dal pilota. A meno che ci sia stato un evento traumatico quale una grave caduta o una crisi irreversibile più o meno accelerata per aver imboccato il tunnel di fine carriera.

L’inizio di stagione con il quinto posto in Qatar e i due secondi in Argentina e Texas ottenuti per lo più con gare “conservative” e anche frutto delle sfortune altrui, aveva illuso nascondendo la nuova realtà. Il più che scialbo ottavo posto al Sachsenring a quasi 20 secondi da Marquez, le tre cadute al Mugello, a Barcellona, ad Assen, il sesto posto in classifica generale con un gap di 105 punti dalla vetta dopo essere stato superato dal compagno di squadra Vinales e, senza la caduta del rookie Quartararo, superato anche dalla M1 satellite del giovane francese sono tutti fatti reali che hanno ridefinito i nuovi valori in campo e possono anticipare una sentenza: Rossi sta procedendo col passo del gambero perché non trova la bussola rispetto ai problemi della sua M1 ma soprattutto subisce per la prima volta in carriera l’ondata della concorrenza di vecchi e nuovi avversari. Valentino resta un signor pilota ma non è più il Valentino dell’epopea trionfale degli anni d’oro. E davanti a Rossi non c’è più solo un grande avversario, in questo caso il solito “marziano” Marquez o i “soliti” piloti Ducati, ma ci sono nuovi famelici “giovani leoni”, di cui alcuni (due o addirittura tre) proprio in sella a quelle Yamaha messe sotto accusa dal pilota pesarese. Da qui lo smarrimento, sempre meno camuffato, di Valentino e quello del suo Team, sempre più “in barca”.

La novità è data dalla Yamaha scesa pesantemente in campo - un vero e proprio pietrone per il 9 volte campione del Mondo e per tutto l’ambaradan che gli gira attorno - con una dichiarazione-sberla di Lin Jarvis al limite dell’irriverenza: “Siamo pronti al dopo Rossi” riferito sia alla Casa dei tre diapason (“Il futuro della Yamaha non dipende più da lui”) che alla MotoGP (“Non penso che assisteremo a circuiti semivuoti perché in MotoGP la qualità è molto alta e abbiamo sei costruttori coinvolti”. Cos’è, quella del duro impenetrabile Jarvis, se non una sentenza di “benservito”? Non manca il finale con il sale sulla ferita: “Valentino ci mancherà moltissimo, ma la vita andrà avanti”. Come dire, morto un Papa, se ne fa un altro. Torneremo presto sulle conseguenze per la MotoGP di un Rossi che dovesse non tornare competitivo sin dalle prossime gare o addirittura dovesse, sotto la valanga di risultati sempre meno convincenti, davvero dare l’addio alle corse a fine 2019, al di là di quanto prevedono i contratti. In questo senso, la recente difesa d’ufficio di papà Graziano: “Valentino corre anche nel 2020 come da contratto” e anzi corre anche più in là, pare la classica toppa peggio del buco, un mettere le mani avanti di fronte a una situazione difficile, aperta a ogni risvolto, una situazione che potrebbe anche precipitare. La coperta, per Valentino, si fa sempre più corta e la “copertura” del suo vecchio entourage può solo nuocergli, quanto meno per un fine carriera che rischia di infilarsi su un piano inclinato. Solo il pronto ritorno in pompa magna – convincente, in lotta per il podio e per la vittoria – di Valentino può dare un alt a un meccanismo che Yamaha pare aver messo in moto, irreversibilmente. La Casa di Iwata si prepara comunque al grande passo, cioè a una sua presenza in MotoGP senza più Rossi. Adesso sta a Rossi decidere se conviene stare al gioco Yamaha nel ruolo di acclamato e riverito campione “onorario” – il fuoriclasse “emerito” – preparando insieme i tempi e i modi della sua uscita o rilanciare la sfida del corridore tutt’altro che finito, sotto una nuova bandiera.

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