MotoGP, Yamaha torna in vetta con Vinales. Iannone e Dovizioso sul podio. Marquez out, speronato da Zarco.

Svetta un ritrovato motivatissimo Vinales che firma un abbagliante trionfo scaccia crisi per il pilota e per la Yamaha tornata al successo dopo Assen 2017.

MotoGP, Yamaha torna in vetta con Vinales. Iannone e Dovizioso sul podio. Marquez out, speronato da Zarco.

Quando il gatto non c’è più i topi ballano. Quando Marquez l’alieno abbandona la scena, stavolta non per una sua caduta ma perché speronato a gran velocità al sesto giro da un gasatissimo Zarco, la corsa torna ad essere un affare fra terrestri.

E fra questi, svetta un ritrovato motivatissimo Vinales che firma un abbagliante trionfo scaccia crisi per il pilota e per la Yamaha tornata al successo dopo Assen 2017 (Rossi). Maverick, unico ad aver scelto la gomma soffice posteriore, guida la corsa con convinzione, senza sbavature e resiste coi denti nel finale al gran recupero di Iannone tagliando per primo il traguardo con un secondo e mezzo (+1.543) sull’abruzzese della Suzuki (competitiva assai assai!) che precede a sua volta Dovizioso (+1.832), Bautista (+4.072), Rins, Rossi (+5.132), Miller (+6.756).

Marquez, come già nel 2014 e nel 2016 (allora per cadute… tutte sue), esce da Phillip Island contrariato, mandando giù il rospo senza però infierire sul “corsaro” Zarco che colpendolo da dietro gli ha frantumato il codone della sua Honda “Cose che capitano” chiosa salomonicamente il neo iridato. Già. Iannone gode per un secondo posto di gran peso, specie considerando chi c’è dietro al pilota abruzzese, fino al compagno di squadra Rins quinto e al Dottor Rossi, sesto, pur sempre un riferimento prestigioso.

Senza i due svarioni (al 12esimo e al 20esimo passaggio) Iannone avrebbe potuto tentare il colpaccio. Ma con i se non si vince e non si cambia l’ordine d’arrivo. Yamaha trionfa dunque dopo un lungo digiuno durato 25 gare, con Vinales e, a parte il gran botto di Zarco, non fa l’en plain causa un Rossi così così. Il pesarese, altalenante, ci ha provato nelle schermaglie iniziali con Vinales, ma poi ha di fatto subito – senza possibilità di contrattacchi effettivi – le successive bordate di Iannone, di Dovizioso, di Bautista, di Rins, riuscendo solo a non farsi superare da Miller.

Poco. Troppo poco. Come troppo poco è il raccolto della Ducati, pur a podio con il Dovi, che però ha fin troppo faticato a rintuzzare gli assalti di un ammirevole Bautista, alla fine quarto (ordini di scuderia?) ma protagonista con i fiocchi sulla Rossa dell’infortunato Jorge Lorenzo. Così non va. Insomma - con Andrea l’abruzzese, il Dovi, il Dottore, Petrux, Morbido (8° ma a oltre 21 secondi) – italiani “brava gente”.

Ma serve quel il “quid” che fa la differenza. Qui siamo. Con due gare ancora da disputare e con la corona iridata già da Motegi in testa a Marquez resta aperta la lotta per la piazza d’onore, il titolo di vice campione del Mondo MotoGp: Dovizioso è a quota 210 con Rossi a 195 punti davanti a Vinales che sale a 180. Lotta continua? Lotta continua.

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