MotoGP e SBK, decisivi i piloti… “nonnetti”?

Marquez su Honda in MotoGP, Rea su Kawasaki in SBK… C’è fra i due una non insignificante differenza di età: 26enne lo spagnolo, 32enne l’inglese.

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I due massimi campionati del Mondo di motociclismo, MotoGP e SBK, stanno attraversando situazioni molto diverse fra loro. Ciò è il frutto di cambiamenti di carattere generale oltre i confini del motociclismo, di storie e scelte che hanno marcato l’evoluzione delle grandi corse iridate di velocità producendo, fra alti e bassi, l’attuale realtà.

Da una parte c’è la MotoGP in espansione, che gode (almeno apparentemente) di ottima salute, con in pista i migliori piloti e le principali Case, grande seguito di pubblico sugli spalti in ogni autodromo e grandi coperture mediatiche e audience TV e quindi sponsor di nome e munifici e un Circus con luminarie e montagne di soldi. Dall’altra c’è la SBK in stato di crisi, con poche Case impegnate ufficialmente (di fatto solo due), con piloti bravi ma considerati di.. “serie B” (le rare eccezioni confermano la regola), con il dominio da quattro anni di un solo binomio (Rea-Kawasaki), con scarso pubblico negli autodromi e davanti alla TV.

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Più volte abbiamo affrontato nel merito le due realtà e non ci torniamo. Un fatto accomuna oggi i due campionati. Entrambi – pur se in modo qualitativamente assai diverso sul piano tecnico e agonistico – sono dominati da un unico pilota e da una unica Casa: Marquez su Honda in MotoGP, Rea su Kawasaki in SBK. Al di là del “peso specifico” dei due corridori (entrambi due “fenomeni” se pur con diversa caratura) c’è fra i due una non insignificante differenza di età: 26enne lo spagnolo, 32enne l’inglese.

E’ l’esempio che caratterizza una MotoGP mediamente con piloti da “prima fila” più giovani – l’eccezione c’è sempre - rispetto a quelli della SBK. Non dovrebbe essere l’opposto data la diversa “funzione” delle due categorie? Altro elemento interessante riguarda i piloti avversari “number one” – almeno potenzialmente, ma non solo – dei due dominatori, Marquez e Rea.

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In MotoGP, a inseguire Marquez c’è Valentino Rossi (fra l’altro alla vigilia del 10° round di Brno secondo in classifica generale), 9 volte iridato sulla soglia dei... 40 anni. L’altro italiano di grandi potenzialità, Andrea Dovizioso, non è anche lui più un pilota “juniores” andando verso i 33 anni. In SBK, la punta di diamante degli italiani è il ducatista Marco Melandri che la prossima settimana compie 36 anni. Il compagno di squadra di Marco è Chaz Davies, 32enne. In Kawasaki, a sostituire Tom Sykes come compagno di squadra è stato chiamato Leon Haslam (anche per mettere pepe al campionato…) al giro di boa verso i 36 anni.

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Per la cronaca, il 15 volte campione del Mondo Giacomo Agostini attaccò il casco al chiodo all’età di 35 anni. E il più grande campione dell’era moderna, il 9 volte iridato Mike Hailwood, chiuse con il Motomondiale all’età di … 28 anni rientrando solo due volte 10 e 11 anni dopo per trionfare al TT F1 (1978) su Ducati e al TT Senior (1979) con la Suzuki. In quel decennio Mike aveva anche corso tre volte in 500 sulle Benelli GP 4 cilindri. Di entrambi i piloti non facciamo menzione del loro periodo in auto, assai diverso l’un l’altro. Altri tempi, si dirà. Sì. Altre corse, altre moto, altri rischi. Non sarà, allora, che correre oggi è meno… “difficile” di ieri? Di certo, al di là delle potenze dei motori, è meno rischioso. E più remunerativo.

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