MotoGP, Austin: Marquez retrocesso in griglia. Punizione “esemplare”?

Un febbricitante Marc Marquez viene penalizzato di tre posizioni in griglia per aver disturbato il giro lanciato di Maverick Vinales.

MotoGP, Austin: Marquez retrocesso in griglia. Punizione “esemplare”?
Un febbricitante Marc Marquez, autore nella MotoGP di Austin di una stratosferica pole position nonostante una caduta nel finale, viene penalizzato di tre posizioni in griglia per aver disturbato il giro lanciato di Maverick Vinales. Stessa penalità viene inflitta a Pol Espargaro dalla ritrovata e inflessibile Commissione di Sicurezza (non è un nuovo ente dell’Onu).

Evidente da parte di Marc la mancanza d’intenzione di intralciare l’avversario anche se il danno per l’asso della Yamaha resta. Lo spagnolo campione del mondo in carica della MotoGP si scusa con Maverick (che dice Ok e chiude la questione) dicendo di non averlo ostacolato intenzionalmente perché non l’ha visto.

Poi Marc manda giù il rospo della “punizione” pensando ai “mal ritrovati” compagni di banco della seconda fila (Rossi e Lorenzo) e, soprattutto, a come centrare il primo successo di una stagione iniziata con molte polemiche e pochi punti in saccoccia. Insomma, Dorna e FIM, attraverso la longa manus della Commissione delegata dimostrano di essere passati subito dalle avvertenze e alle minacce, ai fatti, con la tempestiva punizione proprio del discolo dei discoli, quel chiacchieratissimo Marquez da cui partì tutto il casino con Rossi nel precedente GP d’Argentina.

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Con un pizzico di malizia si potrebbe dire che questa nuova sbavatura di Marquez è per Dorna-FIM una manna dal cielo, la dimostrazione che la “direzione” c’è, vigila e chi sbaglia paga. Con altrettanta chiarezza va detto che se si usasse sempre lo stesso metro di misura, soprattutto in Moto3 e in Moto2 (ma anche in MotoGP), sarebbero da punire almeno la metà dei piloti.

L’azione dimostrativa odierna può – diciamo così – essere utile per calmierare i bollenti spiriti dei soliti noti e dare un contentino a chi adesso ghigna, soddisfatto. Quindi una azione doverosa ma con il dubbio che Marquez sia stato usato anche come capro espiatorio, una secca tirata d’orecchi per recuperare le “sviste” di Termas de Rio Hondo e “lavarsi la coscienza”. Tant’è. Adesso c’è da sperare nel buon senso, non andando a caccia di... streghe e, soprattutto, non coprendosi di ridicolo. Vigilanza sì, ma senza eccessi di zelo, facendo semplicemente rispettare i regolamenti che vanno però interpretati “cum grano salis”.

Le corse devono rimanere tali senza essere imbrigliate dalla cappa di una burocrazia per lo più boriosa quanto inutile. Si torna così alla radice dei problemi, su chi comanda e decide oggi in MotoGP, sul ruolo della Dorna, della FIM e di tutto l’ambaradan (una vera e propria dispendiosa corte autoreferenziale scelta con criteri che nessuno conosce) di un Circus gigante dai piedi d’argilla. Resta il nodo centrale che riguarda l’autorità e l’autonomia dei diversi attori del Motomondiale.

C’è una azienda dove il dipendente comanda sul padrone? Ecco. Come può la FIM (Federazione m
Motociclistica Internazionale) far pesare il proprio ruolo autonomo e super partes nel Motomondiale a favore dello sport se suoi esponenti sono a libro paga di chi gestisce tutti i diritti (mediatici ed economici) e distribuisce la torta? E ciò non vale solo per la FIM. A domanda nessuno risponde.

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