MotoGP caos, bega Rossi-Marquez. Se Don Carmelo ci avesse messo la faccia…

Una storiaccia. Una bega fra due assi che mal si sopportano riesplosa nel GP d’Argentina sull’infido circuito di Termas de Rio Hondo.

MotoGP caos, bega Rossi-Marquez. Se Don Carmelo ci avesse messo la faccia…
Se Kim il coreano e Donald l’americano giocano coi bottoni delle bombe H tenendo in tensione un mondo già surriscaldato, nel teatrino della MotoGP ci pensano Marc il catalano e Vale il pesarese a soffiare sul fuoco con speronate in pista e sparate fuori. Una storiaccia. Una bega fra due assi che mal si sopportano riesplosa nel GP d’Argentina sull’infido bagnaticcio circuito di Termas de Rio Hondo: bega mai ricomposta dopo il contatto con botto del 2015 a Sepang, adesso trasformata in mina vagante in grado di caricare oltre modo tensione e rischi nei prossimi appuntamenti iridati, con strascichi imprevedibili.

Non torniamo sulla cronaca. Fatto sta che il 39enne Rossi – oggi il pilota più titolato, amato, carismatico, ma anche più discusso, emblema di questa MotoGP piena di HP, elettronica, soldi e contraddizioni – dopo il rocambolesco round argentino accusa diritto il suo avversario number one – il 25enne funambolo asso di Cervera, 6 volte campione del Mondo, il Gilles Villeneuve delle 2 ruote - di averlo deliberatamente buttato fuori dalla gara con una spallata mandandolo gambe all’aria con una sparata che non ha eguali nella storia del motociclismo:

“Marquez è pericoloso, io ho paura di stare in pista con lui, lui ti viene apposta addosso, non mi sento tutelato dalla direzione gara”.

Da ciò, oltre il rifiuto delle scuse offerte dallo spagnolo nel dopo gara, la richiesta di punizioni esemplari. Getta acqua sul fuoco il 15 volte iridato Agostini difendendo Marquez:

“Marc ha sbagliato e si è scusato, non va squalificato. Se si squalifica ogni volta non corriamo più. E’ sempre stata una lotta così. Non è vero come dice Rossi che Marc punta alla gamba dei piloti, si sta esagerando”.

Pentolone in ebollizione. Manna per i gossipari e i fanatici di ogni colore e contrada ma una mazzata per l’immagine del motociclismo da tv e da social network. La gente vuole il ring, il match duro, ma teme il sangue gelando alla vista di un pilota esamine a terra. Non è reality-show: qui si corre e si battaglia a più di 300 Km/h e questa tensione esasperata può degenerare in una aggressività in pista fuori controllo, con il rischio, per i piloti, di farsi male, o peggio. Qui siamo. Indietro non si torna. Di positivo c’è – almeno per gli amanti degli indici di ascolto e per chi investe in questo sport puntando sull’audience - solo l’attesa per quel che accadrà sin dal prossimo round in Texas con tutti davanti alla tv per vedere come evolverà in pista la diatriba.

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Il motociclismo resta uno sport, la MotoGP non è una jungla. Il fattaccio di Termas de Rio Hondo può alla fin fine essere persino salutare se diventa l’occasione per riflettere sullo stato di salute di una MotoGP da sviluppare e rimodulare nelle sue priorità (passione-show-business-sicurezza-tecnologie-vivaio-campionati minori-comunicazione ecc.). Questa MotoGP è figlia del suo tempo, ha cambiato fra luci e ombre cornice e contenuti del motociclismo: è un gigante dai piedi d’argilla, in mano a un “padrone” monopolista (il promoter multinazionale Dorna) che fa e disfa a proprio uso e consumo, tutto preso dalla sua (legittima) bramosia di fare business con le corse ma poco attento e deludente nella gestione dei regolamenti altalenanti e su misura, pro questa o quella Casa, e per vendere meglio e di più il proprio “pacchetto-racing”, però colpevolmente latitante nei momenti difficili.

Inutile girarci attorno, nel caos di Termas de Rio Hondo è affondata la Dorna, con il suo patron Carmelo Ezpeleta, manager scafato, di lungo corso e non certo privo di intuito e qualità, ma in questo caso assurdamente “out”, come tramortito e travolto dagli eventi, incapace di esprimere il suo ruolo di leadership, fondamentale per tenere in piedi e governare la complessa macchina della MotoGP con il suo assordante e ammaliante show-business e i suoi momenti di tensione e di paura.

Marc MARQUEZ SPA  Repsol Honda Team  HONDA MotoGP  GP Argentina 2018 (Circuit Termas de Rio Hondo) 06-08.4.2018    photo: MICHELIN

E’ quando il capannone brucia che il padrone corre per primo nelle fiamme con il secchio d’acqua! Non servono in avanscoperta, i sottopancia e gli scagnozzi. Indispensabile è l’autorevolezza del “grande capo” che richiama tutti all’ordine, star e comprimari, senza eccezione alcuna. Nel casino della gara e del dopo gara dell’altro ieri, doveva essere Carmelo Ezpeleta a metterci la faccia: subito, senza esitazione, facendo rispettare i regolamenti senza rimaneggiamenti e poi ordinando a Marquez e a Rossi di “obbedire” e basta.

Per Ezpeleta, per la Dorna, per la MotoGP, per Marc e Valentino – due facce di gran valore della stessa medaglia - sono fondamentali e non possono bruciarsi da soli, eliminandosi l’un l’altro. Don Carmelo avrebbe dovuto far sentire la propria voce, alta e chiara, mettendo lui e solo lui, spenti i motori, uno davanti all’altro Marquez e Rossi, intimando a entrambi, l’alt!

Non si lascia Marquez davanti al box Yamaha in balia dell’Uccio di turno assurto a padrone di casa di un colosso industriale mondiale! Così facendo, oltre a far degenerare la rogna, si conferma la vulnerabilità di una MotoGP di cartapesta in una giravolta di nani, pupi e ballerine che sguazzano nella panna montata e nella fuffa. Le dichiarazioni del giorno dopo di Ezpeleta sono espressione di banalità e incapacità di analisi e di decisione, la classica pezza peggio del buco. Il Ceo Dorna difende l’operato “giusto” dei commissari allo start e non dice mezza parola sul fattaccio Marquez-Rossi limitandosi a questa frase: “ … tutto quello che è successo in gara s’è visto in tv”. Amen.

E la FIM? Un soprammobile non solo inutile, ma colpevole. Non fosse altro per manifesta incapacità di fronte agli eventi e asservimento di fronte al padrone sui regolamenti, sulla loro gestione, su tutto quell’ambaradan una volta chiamato Motomondiale svenduto (pro tempore?) per una pacca di fava. A quando la svolta?

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