Saarinen l’immortale: Jarno, buon 72° compleanno!

L'11 dicembre 1945 nasceva la stella spenta tragicamente a Monza il 20 maggio 1973


Non sappiamo se, come gli eroi dei poemi omerici, anche un campione come Jarno Saarinen, eccelso centauro in epiche lotte senza elmo e spada ma con casco e moto, possa essere considerato simile agli dei. Quegli eroi che – secondo il sommo poeta greco autore dell’Iliade e dell’Odissea - avevano scelto di rischiare la propria vita combattendo e non si tiravano indietro neppure di fronte alla morte perché conoscevano il valore del destino a cui non si può sfuggire.

Jarno sapeva bene, al pari dei suoi colleghi-avversari di quel tempo - quanto rischio comportassero le corse ma, pur animato da una profonda passione per il motociclismo e inseguendo la gloria sfidando in pista il cronometro e gli avversari, amava immensamente la vita, addirittura prefigurando nel suo momento più alto e magico da campione-trionfatore, il dopo corse, come progettista di motori e non più come pilota.

Invece, la dea bendata decise altrimenti quel maledetto pomeriggio monzese del 20 maggio 1973 portando via Jarno a soli 28 anni insieme a Renzo Pasolini, 35enne. Fu così che la “Signora in nero” recise la radice della pianta nel suo massimo fulgore, nella stagione dei suoi frutti migliori.

Jarno era nato a Turku in Finlandia l’11 dicembre 1945 e fra gli impegni da studente e le prime gare su ghiaccio, appena presa la laurea in ingegneria meccanica, si buttò – primavera 1970 - nell’agone internazionale della velocità. Debuttò con una Yamaha privat nella 250 internazionale (non iridata) sull’infido circuito di Salisburgo, una gran battaglia con gente già nota e rodata come Kel Carruthers, Rod Gould, Renzo Pasolini, Silvio Grassetti (MZ ufficiale) che proprio in quella occasione disse che quel ragazzo finlandese, povero in canna, biondo e agile come un felino, era “svitato” e aveva la stoffa per primeggiare e diventare campione del mondo. Pochi giorni dopo, nel mondiale di Le Mans - grande vittoria di Santiago Herrero - il nome del novizio Saarinen comparve nell’alto della classifica 250, quarto su 52 partenti, davanti ad Angelo Bergamonti.

Vidi personalmente per la prima volta in gara Jarno Saarinen il 9 maggio 1971 nella 250 del GP d’Austria sul velocissimo e pericoloso circuito del Salzburgring, gara d’aperura del motomondiale di quell’anno, vinta da Silvio Grassetti sulla tedesco-orientale MZ, rimanendone impressionato per audacia e stile di guida.

Nel 1971 Jarno aveva 26 anni e nel paddock era già noto, oltre che per la biondissima splendida dolce compagna “tuttofare” Soily sposata proprio il 31 dicembre del 1970, per un particolare “curioso”: fin pochi mesi prima giungeva sui circuiti con Soily e con le sue due moto privatissime 125 e 250 a bordo del … carro funebre di famiglia essendo titolare di una impresa di pompe funebri. Era il tempo del Continental Circus con i piloti “zingari” della moto, un mondo variopinto che attizzava la passione e azzerava le classi sociali, dove capitava di vedere un campione del mondo arrivare in circuito con la sua moto sopra un carrozzino trainato da una traballante “2 Cavalli”, un altro (Phil Read) sulla maestosa Rolls Royce con attaccata una modesta roulotte, un altro ancora (Hailwood o Ivy) sulle potentissime Jaguar rigorosamente verdi, quindi Agostini e Grassetti su Porsche Carrera aragosta e blu procida (le loro moto sui van delle rispettive Case), Pasolini sulla sua Fiat 124 Sport e la maggior parte su furgoncini, i più con il mitico “VW T2 BAY” ecc.

Fino al 1970 Saarinen era a livello internazionale un “signor nessuno” ma fu subito benvoluto da tutti per le sue caratteristiche principali che mantenne sempre: ragazzo col sorriso, aperto, cordiale, disponibile con tutti, pronto a dare una mano a chi la chiedeva. Era, però, insieme al più chiuso e indecifrabile campione delle piccole cilindrate Ernst Degner (prima Mz poi Suzuki), l’unico pilota “ingegnere” essendosi laureato in ingegneria meccanica il 30 aprile 1970 fra una corsa in moto e una con il … carro funebre per dare una mano alla numerosa famiglia con quattro fratelli dopo la scomparsa prematura del genitore. Nel 1971 giunge l’aiuto della “Arwidson & Co” (nome ben impresso sulle carene delle moto di Jarno), importatrice finlandese della Yamaha, con la dote di una 250 TD2B e di una 350 TR2B e conseguenti primi grandi risultati. Quell’anno dominò subito nella quarto di litro iridata di fronte a grandi campioni (Read, Sheene, Gould, Grassetti, Pasolini, Villa, Herrero, Carruthers, Rosner, Nieto, Braun, Smart, Bergamonti, Szabo, ecc.) puntando subito nelle cilindrate superiori a caccia di Giacomo Agostini nelle 350 e nelle 500. In quella stagione il finlandese della Yamaha factory battè il campionissimo della MV Agusta solo a Brno e a Monza, arrivando tre volte secondo e due volte terzo e vincendo anche la 250 a Jarama.

Nel 1972 la musica cambia, con Jarno campione del Mondo della 250 e cinque volte sul gradino più alto del podio (Nurburgring 350, Clermont Ferrant 350, Brno 350, e la mitica tripletta a Pesaro Villa Fastiggi 350 e 500 con la nuova Benelli 4 cilindri 4 T e con la 250 Yamaha), tre volte secondo (Assen 350, Anderstorp 350), tre volte terzo (Modena 350, Imola 350, Imatra 350), una volta quarto (Salzburgring 350), due ritiri (Abbazia e Sachsenring). Poi l’epilogo assassino, nel 1973, con Jarno dominatore prima di Monza con cinque vittorie consecutive (Modena 350, Le Castellet 500, Salzburgring 500 e soprattutto al Nurburgring dove piegò Ago dopo una straordinaria rimonta ), oltre i due ritiri quando stava comandando la 500 a Imola e a Hockenheim. Prima della tragica carambola di Monza – dove perì insieme a Renzo Pasolini - stava dominando nelle classi 250 e 500 pregustando oramai la conquista dei due nuovi titoli iridati, con Agostini ko. Chi scrive queste note, alle 15 di quella domenica di maggio di 44 anni fa, era proprio all’inizio del curvone di Monza – allora senza varianti - per assistere alla gara della 250 GP e quella scena orribile subito dopo la partenza resta indelebile, scolpita nel cuore.

Di quel tragico epilogo scrivevamo tempo fa su Motoblog: “Renzo, l’antidivo dal sorriso mesto sotto gli occhialoni da tartaruga e Jarno, funambolo sul ghiaccio, ingegnere meccanico e titolare di una azienda di pompe funebri a Turku, il più forte pilota degli anni ’70, se ne andavano così. Per amore di quel motociclismo che divorava i suoi figli migliori. Per l’insipienza e l’arroganza di chi quello sport dirigeva”.

Pur se “solo” una luminosissima meteora spentasi nel suo massimo splendore, Jarno resta fra i più grandi piloti di tutti i tempi, il più forte dei primi anni ’70, inconfondibile per qualità stilistica (spalle sempre sotto la carena, petto schiacciato sul serbatoio, i doppi manubri inclinatissimi, moto lasciata scivolar via in curva con svirgolate da far rizzare i capelli), superba capacità tecnica, temerario e “casstivo” in corsa – per lui bagnato o asciutto non faceva differenza – un fuoriclasse capace come già Mike Hailwood di portare al limite (e oltre!) moto di qualsiasi tipo e cilindrata su qualsiasi tipo di circuito, privilegiando i tracciati super veloci “da pelo” , quali Spa, Salzburgring, Hockenheim, Monza, Le Castellet, capace di sbalordire ovunque, come a Villa Fastiggi di Pesaro (curvone da… paura! E “esse” fra muri e cordoli!) in uno straordinario “veni-vidi-vici” sulle Benelli 350 e 500 a danno di Agostini- MV Agusta o a Imola in prova sempre con le quattro cilindri pesaresi, sotto il diluvio ecc. Non ebbe il tempo di raccogliere quanto meritava perché la signora in nero lo rapì, lasciando nel motociclismo un vuoto incolmabile.

Una pagina gloriosa, quella scritta da Jarno Saarinen, seppur incompiuta. Ma Jarno ha segnato un’epopea diventando una leggenda immortale del motociclismo.

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