Motociclismo diviso fra ricchi e poveri. Il ruolo della Dorna e quello della FIM

Motociclismo show-business, gioie e dolori

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In vista della nuova stagione agonistica c’è il solito movimento del Motomercato e quello della ricerca sponsor per piloti e Team. I grandi Team e i grandi piloti vivono questo “movimento” in modo completamente diverso da tutti gli altri, i “minori”, cioè dal 90% e passa di chi è, a vari livelli, nel mondo delle corse o intende entrarci. In questa fase - che per alcuni dura poco tempo e per altri si prolunga fino alla vigilia dei nuovi campionati (c’è anche chi non ce la fa e rinuncia) - il Team cerca il pilota talentuoso che però contribuisca, in parte o in toto, a formare il budget stagionale. E’ una “via crucis” per quasi tutti i piloti (e in parte per i Team) che cercano squadra e moto e pagano per correre nel Civ, nel Cev, parte nello stesso Mondiale (anche della Sbk), idem nei campionati minori e nelle altre discipline fuori dalla velocità.

Il motociclismo è composto da una piramide, frutto di una dura e complessa selezione incentrata sul merito ma con “variabili” che spesso hanno poco a che fare con la qualità del “manico” condizionate dal fattore soldi: in cima c’è la MotoGP (con diversi gradini fra piloti e Team) dove le prime due-tre file dei piloti sono la punta di diamante e solo due-tre (quattro?) super vincenti diventano “pezzi ricercatissimi”, un pozzo di... petrolio.

Poi dalla piramide si scende con la Moto2 e Moto3, quindi il Mondiale SBK (anche qui con diversi livelli), poi il CEV, quindi il CIV ecc. Questa piramide è ricca sulla punta (anche se lo scarto di ingaggio e benefit fra un pilota e l’altro e un Team e l’altro è notevole), poi via via cala fino a diventare “a pareggio” fra entrate e uscite e infine, in una base assai ampia e claudicante, c’è un capovolgimento, con il pilota che deve provvedere pagando di “tasca propria” per correre.

Siamo ai “piloti con la valigia” (soldi provenienti dalla famiglia, da amici, anche da sponsor di solito locali) senza il cui apporto – pur con pesi diversi – non esisterebbero i campionati fuori dal Motomondiale e gli stessi mondiali sarebbero “sguarniti”. Ripetiamo: gli attuali Team che corrono senza il sostegno economico dei rispettivi piloti sono mosche bianche, di fatto sono esclusivamente quelli ufficiali o legati alle Case ufficiali.

La grande maggioranza dei piloti può gareggiare solo perché porta la valigia (più o meno pesante) al Team che è una azienda a tutti gli effetti e deve far quadrare i conti, altrimenti chiude i battenti. Come precisavamo su Motoblog:“ La valigia robusta aiuta il pilota a compiere meglio e più in fretta i primi gradini della carriera. Ma la valigia “gonfia” non garantisce la via del successo. E’ il manico che fa la differenza! In pista c’è il fuoriclasse, c’è il campione, c’è il buon pilota, c’è la schiappa. Tutti i piloti vogliono gareggiare e primeggiare, puntando al podio, alla vittoria: ma vince uno solo. Di solito non è quello che ha portato la valigia coi soldi”.

Tutti, oggi in tenera età, partono per passione ma poi, legittimamente, si ambisce alla scalata in gare e campionati anche per poterne cogliere i frutti economici. In alto, nel Motomondiale – MotoGP in primis – i Team esistono nella attuale mega strutturazione, oltre per il supporto di grandi Sponsor, grazie al sostentamento elargito dalla Dorna che dà loro una parte (rapportata alla classifica del campionato precedente) della montagna di soldi che entrano nelle sua casse grazie ai grandi introiti dei diritti televisivi. Questo è oggi il fulcro delle entrate nel Motomondiale diventato sport di massa, non solo in Italia.

Le televisioni pagano per acquisire da Dorna i diritti di trasmissione del segnale (soprattutto per la diretta della corsa e del campionato) e a loro volta (le Tv) si fanno pagare dalle Aziende sponsor che investono per ricevere pubblicità fondendo l’immagine aziendale con quella dello sport e del singolo campione. Tutto qui? Sì, ma c’è il “do ut des”: ognuno paga se il gioco vale la candela e paga in basa al valore di ciò che acquista (immagine).

Quindi ci vuole un “giocattolo” appetibile e che attiri chi gioca e chi guarda giocare in pista e davanti alla tv e chi poi da chi gioca e da chi osserva trae vantaggio: audience, contatti, immagine, pubblicità che valorizzano l’azienda sponsor spingendo le vendite del prodotto reclamizzato. Eccoci nel motociclismo show-business con la MotoGP giostra dorata con al centro il campione-star, non solo fuoriclasse vincente, ma fenomeno dell’immagine, della comunicazione, di forte carisma, capace di bucare lo schermo, un “divo” in grado di attirare il grande pubblico ben oltre la cerchia degli appassionati.

Così tanti vogliono identificarsi con “quel” campione-star facendo esplodere la emulazione di massa, trasformando quel campione in “testimonial”, modello ideale e spontaneo per il consumismo. Piaccia o no, qui siamo: con la MotoGP emblema del motociclismo e con Valentino Rossi testimonial principale della MotoGP.

Indietro non si torna. Il problema, caso mai, è come andare avanti per un domani che è già oggi. A Dorna non si può chiedere di finanziare la “base” di questa piramide ampia e “povera” con i soldi derivanti dalla MotoGP. Ma senza quella base non ci sarebbe il vertice, senza i giovanissimi che iniziano l’avventura delle corse queste non esisterebbero, mancando la possibilità del ricambio. Allora? Al motociclismo “minore” serve linfa, una spinta con una forte comunicazione per una nuova immagine che lo renda popolare e quindi appetibile anche per le aziende sponsor.

Che almeno Dorna investa nella “promozione” dei giovani e dei campionati minori utilizzando il grande potenziale mediatico di cui dispone. Serve anche il peso della FIM, quella Federazione internazionale che non può limitarsi al ruolo di bella statuina impegnata a lustrare in modo autoreferenziale le proprie medaglie di latta.

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