Verbale errato: multato il Comune

Un motociclista di Como si è visto annullare la sanzione il giorno prima dell’udienza del ricorso.

A police officer controls cars and scooters during the limited traffic day, in centeral Rome, on December 29, 2015.  A second day with limited traffic of odd and even car plate numbers was enforced in the hope of lowering air pollution. A lack of rainfall has led pollution levels to climb in recent weeks, and has prompted the administration of Rome, to appeal to drivers to respect the rules.    / AFP / ANDREAS SOLARO        (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Il Comune di Como è stato condannato al pagamento delle spese legali e degli interessi ad un motociclista che per una multa di mancata revisione, un piccolo errore di 60 centesimi, si era visto levitare l’amaro conto fino a 538 volte il suo valore iniziale.

Nel 2014, un centauro di Como era stato multato dalla Polizia Locale per mancata revisione della sua moto. Sul verbale l’agente aveva riportato l’importo dovuto di 117,00 euro scritto a mano. In realtà, la sanzione era di 117,60 euro, ma la cifra, difficilmente leggibile, ha indotto il motociclista all’errore.

Il trasgressore ha pagato subito la multa beneficiando così dello sconto previsto pensando di aver chiuso la questione. Sei mesi dopo la beffa, la ricezione di un avviso bonario di mancato o insufficiente pagamento della sanzione. Quei pochi spiccioli, appena 60 centesimi, in poco tempo si erano “trasformati” in una somma di tutto rispetto, ben 322,12 euro, pari a 538 volte il valore iniziale dell’oggetto del contenzioso.

Il motociclista si è recato immediatamente negli uffici della Polizia Locale dove, dopo aver mostrato il verbale originale, ha scoperto l’arcano, ossia l’errore nel versamento. A questo punto il centauro ha deciso di rivolgersi ad un Giudice e ha presentato un ricorso motivato dall’assenza o dalla scarsa leggibilità di una parte del verbale in una parte importante come quella dell’importo della sanzione.

Ma il Comune di Como, esattamente 24 ore prima dell’udienza fissata davanti al Giudice di Pace, ha recapitato al rider l’annullamento dell’ingiunzione poi regolarmente prodotta in udienza il giorno successivo. Un comportamento, però, che non è stato sufficiente a “placare” l’attività sanzionatoria del Giudice, il quale, una volta accolto il ricorso, ha condannato il Comune di Como al pagamento di 200 euro di spese legali più IVA, cassa e spese generali, per una cifra totale che si avvicina ai 300 euro.

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