SBK: Melandri in Ducati, valore aggiunto o flop annunciato?

Marco Melandri in Ducati Superbike è un valore aggiunto alla casa bolognese oppure un flop annunciato?

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Superbike 2017 - Se l’annuncio ufficiale del rientro-bis di Marco Melandri nel mondiale SBK e in Ducati doveva essere una “bomba” da scuotere l’ambiente e rinnovare interesse fuori dal motociclismo, nulla di tutto ciò, fin ora, è accaduto. Ci vuole tempo? Aspettiamo. Ma il rischio è che la montagna abbia partorito il topolino e che ben altro serva per riaccendere la Superbike targata Dorna, un mondiale in affanno, privo di identità, in caduta libera (specie in Italia, ma non solo) nell’audience televisivo, assente sui media e con gli spalti sempre più vuoti nei circuiti.

C’è chi dice: è una operazione voluta (imposta?) da Dorna per dare una spinta al Campionato. C’è chi dice: è una operazione voluta (imposta?) dal noto munifico sponsor della Casa di Borgo Panigale certo della bontà commerciale dell’operazione. C’è chi dice: è una operazione condotta (magistralmnete?) dal noto manager del ravennate, uno dei veri “deus ex machina” del Circus, abilissimo nell’allacciare fili fra piloti, team, sponsor con strategie anche mediatiche ben orchestrate nello stop and go (come lo strombazzato passaggio di Melandri in Bmw...), l’unico che da questa operazione potrà trarre sicuro vantaggio. Se così fosse, nessuno si scandalizza, constatando vieppiù che il motociclismo incorniciato nello sport-spettacolo è ancorato esclusivamente alla logica del marketing, cioè al business, cioè ai soldi.

Ognuno, si sa, con i propri soldi fa quel che vuole, anche se nelle aziende di solito da una parte c’è la riga con la voce uscite e dall’altra quella con la voce entrate. Sul piano prettamente economico può essere considerata questa – per le aziende interessate - una operazione oculata, proficua, vincente? Si vedrà. A dirla con buone parole pare proprio il classico luccichino per le allodole, la solita minestra riscaldata, la riproposizione in tono minore – in ben altri contesti e con ben altri personaggi – dell’operazione del rientro di Max Biaggi con Aprilia nel 2010, nel tempo che fu. Ricapitolando: se tutta questa operazione è “solo” subita dalla Ducati perché il suo sponsor-“patron” crede in Melandri, in primis quale corridore vincente che fa “sensazione”, una star mediatica capace di risollevare l’interesse per la SBK, il futuro si carica di grosse nubi.

Melandri non ha, come personaggio, il “carisma” adeguato per sostenere e vincere una scommessa sportiva ed extra sportiva a livello mondiale, di tale portata. E non ha la caratura del fuoriclasse senza “ma” e senza “se” per lanciare con tre squilli di tromba inequivocabili il: “veni-vidi-vici”. Nel 2017 Marco avrà 35 anni, corre da 20 anni, si può dire che ha vinto con tutte le moto con cui ha gareggiato ma anche che ha perso sempre gli appuntamenti decisivi: è fuori dalle corse da metà 2015, non ha mai gareggiato con una bicilindrica 1200cc qual è la Ducati, moto già competitiva ma di difficile sviluppo e sconfitta anche quest’anno dalla Kawasaki. Nel corso di una carriera importante ma molto discussa e caratterizzata da saliscendi, Marco ha dimostrato di essere un gran bel manico ma anche di procedere a corrente alternata, non sempre in grado di gestire positivamente le situazioni di difficoltà interne di una squadra, specie quando i risultati non arrivano.

Il ravennate è pilota di grande esperienza ma mal digerisce il ruolo di tester pur se dotato di fiuto e sensibilità per lo sviluppo della moto, pilota “non facile” nei rapporti interni con la squadra e ancor peggio con il compagno di squadra, specie se ingombrante. Stavolta, ad aspettarlo a Borgo Panigale con il muso già lungo, c’è il “mastino” 29enne Chaz Davies che – con questa operazione in chiaroscuro – si vede sfilare i gradi di capitano acquisiti sul campo dopo l’addio di Davide Giugliano, di fatto appiedato, non senza disappunto di una parte della tifoseria della “Rossa”. I due, Chaz e Marco, si conoscono dal 2013, sotto lo stesso tetto nel Team Sbk Bmw, ma il dialetto romagnolo del ravennate mal si concilia con il ruvido celtico del gallese: da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, acqua che servirà per raffreddare i bollenti ardori dei due alfieri della Rossa.

Ducati, invece di pensare all’audience tv della SBK, avrebbe dovuto pensare esclusivamente ai propri interessi in Campionato impostando per il 2017 una moto vincente con due piloti adeguati agli obiettivi in pista. Davies ha dimostrato di essere una “certezza”, gli serviva accanto un giovane forte da far crescere e non aveva certo bisogno di una situazione potenzialmente destabilizzatrice come questa con l’arrivo di Melandri, certamente sulla Rossa non nel ruolo di gregario del gallese. A Borgo Panigale hanno la memoria corta, dimenticandosi del...“passaggio” da mal di mare di Melandri sulla Ducati MotoGP. Insomma, Ducati di tutto aveva bisogno meno che di questo casino annunciato. Un fatto è certo: sia Davies sia Melandri corrono per vincere gare e mondiale 2017. Il rischio è che si dimostri per l’ennesima volta che “due galli nello stesso pollaio” portano al flop e siano ancora gli altri a portare a casa le vittorie in ogni GP e la corona iridata. Ducati, chi te lo ha fatto fare?

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